Abruzzo Engineering, spaccatura tra i dipendenti: c’è chi dice no (forse)

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Ieri la manifestazione di una cinquantina di lavoratori di Abruzzo Engineering davanti la procura per avere risposte.

 

La sensazione è che vi sono una serie di dipendenti (probabilmente la maggioranza) che non si ritrova nella linea e nelle idee di quelle persone che stanno uscendo allo scoperto con iniziative “clamorose” come l’occupazione della sede o la protesta di ieri.

Si fa strada dunque sempre più l’ipotesi di strumentalizzazione di alcuni dipendenti che cercano di difendere ufficialmente il loro posto di lavoro (ottenuto in che modo?) e dando il grimaldello alla politica per poi lanciare il messaggio:«uniamoci per salvaguardare i posti di lavoro».

In realtà con i posti di lavoro si salvaguarderebbe anche il 'modello' Abruzzo Engineering, quello legato alla vecchia gestione che ha prodotto 20milioni di buco, con modalità sospette ed ancora da verificare, mentre inchieste parlano di fondi neri, sospette tangenti e fatturazioni false.

La prudenza, dunque, sarebbe d’obbligo invece Pd e Pdl uniti e sicuri si spingono oltre ed approvano a più livelli ordini del giorno che tendono a salvare Ae ed impegnano il presidente Chodi a non liquidare la società.

Impegnano cioè proprio colui che, unico e solo, ha denunciato un certo malaffare della vecchia guardia e pratiche comuni a tutti i partiti politici (clientelismo).

C’è chi dice che Chiodi sia stato costretto a farlo perché rischiava in prima persona di commettere illeciti gravi, come quello di considerare in house una società che non lo era, basando la scelta su probabili falsi presupposti. Come più volte ricordato la Regione negli scorsi anni ha affidato ad Abruzzo Engineering oltre 200milioni di euro di commesse che non poteva in realtà realizzare per mancanza di competenze specifiche e che venivano girate direttamente al socio privato (Selex) aggirando le gare ad evidenza pubblica.

Si fa avanti dunque il fronte del no tra i dipendenti che cercano un distinguo dai loro colleghi e fanno notare che le 50 persone che hanno manifestato sotto la Procura sono «una minoranza» rispetto ai 200 dipendenti.

Non ci stanno alla strumentalità della iniziativa, quella di far intendere cioè che la procura della repubblica nella persona di Antonietta Picardi, sostituto procuratore che indaga, avrebbe “vietato” di dare lavoro ad Ae indicando dunque in questa la causa ultima dei problemi della società mista.

La maggioranza dei dipendenti fa notare inoltre che chi manifesta oggi sarebbero in definitiva quelle persone che hanno nel tempo accumulato quei “benefits” che Chiodi ha aspramente contestato essendo poi legati alla vecchia guardia.

«Nonostante ripetuti appelli», dicono i dipendenti contrari allo sciopero di ieri, «nessuno di loro, in una latitanza di coscienza da far rabbrividire, ha mai pensato di fare un passo indietro accogliendo i suggerimenti del presidente, restando invece spudoratamente sordi dinanzi ad essi ed imponendo a tutti gli altri lavoratori enormi sacrifici che a nulla sono serviti in questi 2 anni di profonda crisi».

I sacrifici di cui parlano i lavoratori fanno riferimento alla chiusura delle altre tre sedi abruzzesi, provvedimento giustificato sempre per mancanza di commesse e dunque con il taglio delle spese mentre non si è mai preso in considerazione il taglio delle indennità dei vertici aziendali.

Ai dipendenti è stata pure tagliata per gli stessi motivi anche l'indennità di trasferta mentre 80 lavoratori sono stati trasferiti fuori regione.

E poi sempre giustificando i tagli alle spese sono stati tolti i mezzi aziendali, sono state imposte ferie forzate e la cassa integrazione per tecnici e pochi amministrativi.

«Tutto ciò», spiegano oggi alcuni dipendenti, «ha comportato ingenti perdite in termini retributivi e contributivi stimabili nell'ordine dei 15.000 euro a lavoratore, che ovviamente hanno interessato sempre e solo i 150 dipendenti “di base”. Oltretutto l'assunzione di queste decisioni è avvenuta senza il benestare dei sindacati (come da prassi), che hanno che tra le altre cose chiesto ripetutamente di poter visionare il mansionario ed i costi del personale per poter proporre quelle operazioni di taglio chieste dal presidente Chiodi ma ricevendo dal management sempre secchi dinieghi motivati da questioni di privacy».

«Adesso questi signori», dicono ancora una parte dei dipendenti, «si ricordano di manifestare chiedendo l'appoggio di tutti, ma questa fallimentare protesta è solo un disperato tentativo di voler

salvare un sistema ormai agonizzante che è necessario cambiare una volta per sempre».

Per quanto riguarda il futuro non c’è nulla di ufficiale in quanto sull’argomento da settimane Chiodi è silente. Si parlerebbe però di una liquidazione in bonis (e cioè un liquidazione progressiva) e ad un eventuale reinserimento progressivo dei lavoratori.

Unica voce dissonante nel panorama politico è quella dell’Idv: il consigliere regionale Carlo Costantini evidenzia ancora una volta le pesanti incongruenze che si registrano in regione circa i diversi trattamenti che si pongono in atto verso situazioni simili di società miste che ricevono affidamenti diretti.

«Il problema è che se Abruzzo Engineering non era in grado internamente e con le proprie forze di assicurare l’integrale realizzazione delle commesse affidategli», spiega Costantini, «per tutto il resto era obbligata a rivolgersi al mercato ed a fare le gare di appalto e non poteva di certo affidarla direttamente al suo socio privato. A Chiodi basterebbe prendere atto di queste semplici constatazioni (che non sono mie, ma dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato) per individuare non una, ma diverse soluzioni. In caso contrario Chiodi (e con lui l’attuale Sindaco di Teramo), per essere coerente», aggiunge Costantini, «dovrebbe mettere in liquidazione anche la Team, società mista che continua a beneficiare di affidamenti diretti del Comune di Teramo; con l’aggravante, rispetto a Abruzzo Engineering, che non esiste una legge regionale che autorizzi una simile forma di affidamento e che molti dei servizi affidati senza gara alla Team non hanno nessuna attinenza con quelli previsti al momento in cui venne selezionato il socio privato. Ma se a Teramo - a differenza dell’Aquila con Abruzzo Engineering - questo non accade e se le casse della Team (ed il futuro dei lavoratori teramani) vengono di volta in volta rimpinguate con affidamenti diretti del Comune, qualcuno può dare torto ai lavoratori di Abruzzo Engineering, se protestano e dichiarano di non fidarsi di Chiodi?»

20/11/2010 9.35

IL GIALLO DELLA “FALSA” LETTERA DEI DIPENDENTI

La lettera dei dipendenti che non ci stanno ha creato curiosità tra gli addetti ai lavori e si è scatenata una caccia alla ricerca degli autori.

Secondo una parte dei lavoratori di Ae che hanno scioperato ieri davanti al tribunale quella missiva mandata via mail ai giornali non sarebbe genuina perchè inviata da una email con false generalità. Sarebbe anche già stata presentata una denuncia contro ignoti ai carabinieri che indagheranno sull’origine e la genuinità delle parole riportate in parte anche in questo articolo.

Il clima come ripetuto da giorni è teso ed è facile strumentalizzare e speculare per diversi interessi sulla pelle dei lavoratori. Questo ultimo giallo che ha coinvolto anche altre testate ne è solo l’ennesima prova.

Che i dipendenti non vogliano esporsi è chiaro ma quando c’è da rivendicare idee, diritti e principi sarebbe civile non nascondersi.

20/11/2010 21.29