Abruzzo Engineering, il giallo sulle parole del pm a Chiodi e l’arresto mancato

Alessandro Biancardi

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Abruzzo Engineering, il giallo sulle parole del pm a Chiodi e l’arresto mancato
ABRUZZO. E’ un crescendo, giorno dopo giorno. Ieri un vero e proprio giallo ha caratterizzato la protesta dei dipendenti.

Prima l’annuncio di una interrogazione parlamentare di Giovanni Lolli (Pd) per chiedere di chiarire le affermazioni del presidente che Chiodi che «ha dichiarato di non poter più procedere agli affidamenti diretti in quanto impedito dalla magistratura». Frase curiosa visto che la magistratura di solito non dà consigli, al massimo emette provvedimenti.

Poche ore dopo ci hanno pensato i dipendenti infuriati, che ieri hanno occupato la sede di Abruzzo Engineering a due passi dal palazzo della giunta, a chiarire meglio quello strano passaggio.

«E' vero», si sono chiesti, «che la sostituta procuratrice Antonietta Picardi avrebbe minacciato il presidente Chiodi con le parole, riferite in più occasioni pubbliche dallo stesso presidente della regione, “non sei stato arrestato solo perché non hai dato lavoro ad Abruzzo Engineering”?»

Una frase non del tutto corretta sotto il piano della logica poiché è chiaro che le minacce non si compiono con un fatto già avvenuto per di più “benevolo”. Dunque più che di minaccia si parlerebbe di costatazione che andrebbe inquadrata nella più ampia problematica della illegittimità degli affidamenti diretti.

Insomma l’argomento è caldo ed in molti si sono ricordati di quei giorni precedenti agli arresti di Venturoni quando voci si diffusero per l’intera regione.

Passano solo poche ore ed arriva la precisazione di Chiodi, forse imbarazzato, per la situazione venutasi a creare.

«Non ho mai ricevuto pressioni dalla Procura e il motivo per il quale non ho mai affidato nessun lavoro diretto è che non c'è certezza della natura giuridica in house della società», ha spiegato, «ho detto più volte, questo sì, che ritenevo di non essere stato coinvolto in vicende giudiziarie proprio perché la Regione, da quando ci sono io, non ha proceduto a fare nuovi affidamenti diretti».

Sul fatto poi che la giunta Chiodi non abbia più affidato lavori si potrebbe anche discutere visto che molte attività sono state svolte durante il terremoto, il G8 e da ultimo nell’ambito dei rifiuti.

C’è una delibera di giunta dello scorso febbraio che nelle premesse riporta quel ritornello tanto caro alla gestione Del Turco che fungeva da apripista per ogni affidamento diretto (una delibera del 2007) e poi affidava un incarico di implementazione di database sui rifiuti.

I lavoratori si dicono stupiti delle parole del pm e vogliono vederci chiaro per questo stamane saranno sotto la procura de L’Aquila per avere risposte.

Il clima è teso e si sono sparse anche voci di perquisizioni e dunque di indagini ancora in corso che avrebbero investito anche il Comune de L’Aquila relativamente alle Ordinanze della Presidenza del Consiglio dei Ministri che ha permesso a circa 100 lavoratori di AE di prestare servizio nell’ente su attività connesse alla ricostruzione.

«Quali interessi», dicono i lavoratori, «si nascondono dietro al fatto che neanche con ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri una società pubblica del territorio come Abruzzo Engineering possa avere affidamenti pubblici quando soggetti privati quali Reluiss, Cineas ed altri, godono di commesse milionarie sulla ricostruzione, affidata per via diretta, senza che nessuno abbia mai eccepito nulla?»

«Certo è», aggiungono i lavoratori, «che, se si chiudesse la società, anche la nostra rete di fibra ottica già realizzata con denaro pubblico in tutta la provincia dell’Aquila, utilizzata durante il G8 e quindi efficiente, sarebbe gestita da società non aquilane, non abruzzesi e non pubbliche! Forse sono queste le vere mire di chi vuole chiuderci?»

Insomma si chiede alla procura di andare avanti nel perseguire i possibili reati eventualmente commessi (commessi da chi?) ma non si spiega perché finora nessuno abbia mai raccontato o parlato di quanto di strano sia mai avvenuto dentro la società.

Possibile che i dipendenti non abbiano mai notato nulla di strano? 

Si dice anche però che gli affidamenti diretti sono legittimi perché esiste una legge regionale (n.34 del 2007). Ma il punto dolente è proprio questo ed andrà chiarito prima o poi.

C’è però già in atto un movimento accolto prontamente dalla politica bipartisan di strumentalizzare il lavoro come grimaldello per salvare il carrozzone Ae.

Infatti nessuno parla più delle assunzioni clientelari. Nemmeno Chiodi.

Dal canto suo il presidente ieri nella foga di precisare ha detto di aver cercato di gestire la crisi «in maniera obiettiva tentando di fornire delle risposte certe senza, nel contempo, alimentare false speranze».

«Ho sempre ripetuto che», ha detto, «è ormai finito il tempo dei privilegi e che Abruzzo Engineering nasce da un sistema del passato molto discutibile, da questioni eticamente censurabili che hanno interessato la politica del passato. Non ho mai trascurato, né sottovalutato, in questi mesi, il problema della possibile perdita dei posti di lavoro giocando sulla pelle dei dipendenti, nei confronti dei quali nutro grande rispetto e solidarietà perché vittime anch'esse di quel sistema. Ho sempre inteso salvaguardare l'onorabilità e l'operosità dei tanti impiegati, tecnici e professionisti che ricoprono un posto in organico ma non possiamo nasconderci dietro un dito: la realtà è che questa società ha costi di gestione molto alti, conta circa 200 dipendenti e ha perdite pari a 19 milioni di euro. Un cifra esorbitante su cui si gioca il destino di una società in forte crisi economica e di commesse. Lo spettro della disoccupazione interagisce con altri aspetti della crisi in atto e rende tutto molto difficile. Con questo voglio rimarcare l'infondatezza e la poca sostanza di accuse che mi vengono rivolte, molto spesso aspre e poco rispettose di un lavoro che, in questi mesi, mi ha visto impegnato nella massima trasparenza e correttezza istituzionale».

Qualcuno però fa notare che la società che si vuole salvare, spesso osannata per le sue grandi qualità ma poi invece costretta a girare direttamente le commesse al socio privato Selex, ha un buco di 20milioni di euro. Chiodi dunque come Jimmyy Walsh, il fondatore di Wikipedia, il quinto sito più visitato nel mondo, l’enciclopedia libera che ha rivoluzionato il sapere. Walsh per il suo progetto chiede 16 milioni. Per coprire gli errori della classe politica abruzzese invece ne occorrono di più.

19/11/2010 9.29