Stati lascia il Pdl: «Berlusconi mi venga a salvare»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

7234

DANIELA STATI

DANIELA STATI

 L'AQUILA. Daniela Stati dopo l'assessorato lascia anche il Pdl. Lo ha fatto con toni accesi, non risparmiando critiche o attacchi ai suoi vecchi amici: «all'interno di questa coalizione non ci sono valori».

Più di un invito è stato lanciato a Berlusconi: «venga in Abruzzo e si chieda come mai la donna più votata in Abruzzo si dimette».

Ad un mese esatto dallo scoppio dell'inchiesta sulle presunte regalie nell'ambito degli appalti per la ricostruzione post-terremoto all'Aquila, Daniela Stati annuncia il divorzio con il Popolo delle Libertà. Il motivo scatenante sarebbe stato la mancanza di solidarietà offerta dai colleghi di partito. Troppo silenzio, poche dichiarazioni di stima e fiducia incondizionata che solitamente in occasioni del genere non mancano. E Daniela Stati questo atteggiamento proprio non lo ha digerito, soprattutto da parte del presidente Chiodi, degli assessori, dei coordinatori regionali come Di Stefano, e dei deputati. Così ha deciso di fare le valige e spostarsi nel gruppo misto. Nel corso di una conferenza stampa questa mattina ha parlato dell'indagine che l'ha travolta e le ha fatto anche perdere la poltrona di assessore regionale.

Ferma e dura, più di quanto lei stessa abbia mai dimostrato nel corso del suo lavoro da assessore, nelle sue dichiarazioni ha detto più volte che non ci sta a passare come 'lo sciacallo' della situazione e ha annunciato che sarà pronta a querelare se sentirà ancora utilizzare questa espressione nei suoi riguardi.

«Mi ritrovo coinvolta - ha detto Stati - in una vicenda assurda, ma non ci sono atti. Chiedo che l'inchiesta, per competenza territoriale, venga spostata alla Procura di Avezzano per non farci passare come sciacalli all'Aquila».  «Non ho mai favorito nessuno», ha continuato, «nè mai affidato un euro di lavoro, nè fatto una delibera che assegna denaro. Nel 2008 c'è una delibera di Del Turco che stabilisce il ruolo di Abruzzo Engineering legato ad attività di protezione civile».

In alcuni momenti ha parlato anche a nome di suo padre, Ezio Stati e il compagno Marco Buzzelli, entrambi indagati: «ci hanno tolto il rispetto arrestando una famiglia intera, ma non c'e' niente, non c'e' un atto firmato. Cialente ha detto che ha fatto affidare i lavori ad Abruzzo Engineering, ma come mai allora - ha chiesto la Stati - nessuno lo ha chiamato?».

Non sono mancati riferimenti anche al premier Silvio Berlusconi: «il presidente del Consiglio ha fatto un'ordinanza a favore di Abruzzo Engineering. Chiedo che venga qui in Abruzzo Berlusconi a confermare che io non ho mai chiamato lui o fatto pressioni al riguardo. Chiedo che Berlusconi venga in Abruzzo a capire come mai la donna più votata in Abruzzo si dimetta. A lui non ho mai fatto richieste. Mai fatta una delibera che potesse mettere in difficoltà qualcuno. Per Abruzzo Engineering io ho chiamato Chiodi ma mai Berlusconi. Se avessi potuto farlo - ha concluso - mi sarei fatta mettere al posto della Carfagna o al limite della Pelino».

Su chi prenderà il suo posto, solo poche parole: «leggo che Luca Ricciuti e' uno dei papabili assessori. E il padre è responsabile della Selex (società controllata da Finmeccanica, ndr). I miei migliori auguri a lui». «Mi sono trovata coinvolta in una vicenda allucinante», ha chiuso l'ex assessore. «Mi auguro che la magistratura faccia presto chiarezza».

«La decisione di Daniela Stati di lasciare il PdL mi rattrista», ha risposto a stretto giro il senatore Fabrizio Di Stefano, «non la condivido e, per quello che mi riguarda, sia nei comunicati stampa che nei comportamenti privati, la mia vicinanza non le è mai mancata. Tuttavia posso comprenderla, perché i momenti che ha vissuto e vive sono particolarmente difficili, tanto da determinarla a una reazione che forse, a mente fredda, non avrebbe assunto. Mi auspico, in ogni caso, che già nelle prossime settimane, recuperando la necessaria serenità e l’entusiasmo che la contraddistingue, possa tornare sui suoi passi».

BERLUSCONI MI VENGA A SALVARE 

«Che venga Berlusconi, che mi venga a salvare. Che venga Berlusconi e mi ridia la dignità», ha insistito Stati. «Ma se adesso il partito non mi vuole e non ha avuto tempo per dimostrarmi soldiarietà, io mi metto da parte». Se c' è una carenza, oggi in Abruzzo, ha sostenuto sempre l'ex assessore regionale «é quella politica; c' è una carenza di valori e di dignità nei confronti di una donna che ha sempre saputo ben operare».

Dubbi sono stati insinuati anche sul ruolo politico di Chiodi: «è un attimo amministratore; è una persona corretta, una persona che non farebbe mai un atto sbagliato. Ma di politica, se lo dovessi definire, lo definirei come dice Berlusconi: ''é tanto un bel ragazzo"».

«Apprendo con sommo rammarico la notizia», ha invece detto il senatore Andrea Pastore (Pdl), «comprendo però l’amarezza che può averla spinta ad un gesto di protesta verso un trattamento mediatico e giudiziario che ha pochi precedenti, non certo imputabili a colleghi e amici di partito. Spero si tratti di una decisione non definitiva e preannuncio la presentazione di un’interrogazione parlamentare su una vicenda che oserei definire kafkiana».

02/09/2010 13.46