Abruzzo Engineering, la Regione prende tempo. Tensioni e speranze

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Una giornata tesissima sfociata in un ulteriore rinvio dell’assemblea dei soci. La Regione cerca di tirare fuori dal cilindro una soluzione per salvare Abruzzo Engineering.

L’AQUILA. Una giornata tesissima sfociata in un ulteriore rinvio dell’assemblea dei soci. La Regione cerca di tirare fuori dal cilindro una soluzione per salvare Abruzzo Engineering.

 

L'assemblea dei soci, chiamata ieri a stabilire la messa in liquidazione o il rilancio della società regionale, è stata rinviata a data da destinarsi ma non oltre la fine del mese.

E' l'epilogo di una giornata di forte tensione caratterizzata dalla protesta davanti a palazzo Silone, sede della Giunta regionale, di un folto gruppo dei circa 200 dipendenti, che poi si sono riuniti in assemblea permanente occupando la sede che si trova proprio nelle vicinanze di palazzo della giunta regionale.

Di fatto l'assemblea non è neppure cominciata dal momento che il presidente Chiodi non è mai arrivato nella sede di AE anche per evitare problemi legati al clima di grande tensione tra i dipendenti. Dopo il rinvio la sede è stata liberata.

Il problema ruota tutto attorno alla volontà bipartisan di salvare la società che però è oberata da debiti per circa 20 milioni di euro per commesse girate alla Selex, sospette e contestate dallo stesso Chiodi che ha parlato di operazioni “truffa”. Per questo quei soldi non sarebbero altro che debiti non dovuti. Una questione spinosa che ricorda un po’ i problemi di accreditamento della sanità ed i crediti vantati dai privati e pagati con anni di ritardo.

Visto l’assoluto silenzio della maggiore istituzione sull’argomento è probabile che la volontà sia quella di salvare la società mista partecipata dalla società di Finmeccanica poiché nelle ultime settimane il mondo politico di destra e sinistra si è coalizzato per «salvare i posti di lavoro». Ora però lo staff di Chiodi deve trovare il modo per farlo. Non è una strada semplice perché il debito se riconosciuto è ingente ed un ripiano (con soldi della Regione) sarebbe oltremodo gravoso.

L’alternativa sarebbe quella di trovare un nuovo socio ma anche qui si pone il problema delle norme che prevedono la gara pubblica europea. Chi e perché potrebbe avere l’interesse ad entrare in una società così “problematica”?

Staremo a vedere cosa la giunta di centrodestra riuscirà ad inventarsi per i prossimi dieci giorni.

Con i segretari dei sindacati Chiodi avrebbe parlato informalmente di «una messa in liquidazione in bonis» per poi decidere il da farsi.

Intanto il deputato Pd Giovanni Lolli ha depositato ieri mattina una interrogazione parlamentare al presidente del Consiglio sulle vicende di Abruzzo Engineering.

«Il 16 novembre 2009 - ricorda Lolli - il presidente della Regione Chiodi ha approvato il piano industriale dell'azienda che si basava sul presupposto della possibilità di affidamenti diretti da parte della Regione nei confronti di Abruzzo Engineering in quanto società in house. L'ultimo affidamento diretto da parte della Regione è stato effettuato nel febbraio 2010 ed in seguito il presidente Chiodi ha dichiarato di non poter più procedere in quanto impedito dalla magistratura. Di fronte alla mancanza di un piano per la salvezza della azienda e per la salvaguardia del posto di lavoro di 200 persone in gran parte aquilane, città già colpita da una forte riduzione dei posti di lavoro in conseguenza del sisma del 6 aprile 2009, ho chiesto al Presidente del Consiglio - aggiunge Lolli - che con chiarezza e al più presto possibile venga fornita la definizione in via ufficiale della società, anche tenendo conto dei pareri più volte pronunciati dalla avvocatura della Regione. Ho chiesto, inoltre, al presidente del Consiglio se da parte del Governo ci sia l'intenzione di sollecitare, nel più breve tempo possibile, la definizione di un piano di salvezza per l'azienda».

18/11/2010 9.03