Allevatori, dipendenti Ara senza stipendi da 8 mesi

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Personale esasperato e «nessuna garanzia per il futuro»

 

I dipendenti dell'Associazione Regionale Allevatori (Ara) d'Abruzzo - ente strumentale della Regione Abruzzo - 79 lavoratori impegnati sull'intero territorio regionale, hanno accumulato un ritardo di otto mesi nella corresponsione degli stipendi e sono costretti addirittura ad anticipare, di tasca propria, le spese per poter comunque assicurare la regolare attività presso le aziende della Regione.

A denunciarlo sono i sindacati Fai-Cisl, Flai-Cgil e il personale.

«L'Ara - si legge in una nota - è l'unico ente a svolgere attività nel settore zootecnico e controlla la quasi totalità degli allevamenti regionali: l'attività è mirata sia a favore degli allevatori che dei consumatori con programmi di controllo sulla qualità del bestiame allevato e delle relative produzioni, curando la certificazione e la sicurezza alimentare dei prodotti zootecnici. Tali attività, in quanto riconosciute di pubblica utilità, sono delegate, per legge, all'Ara d'Abruzzo dal Ministero e dalla Regione, e pertanto finanziate dalla pubblica amministrazione tramite l'amministrazione regionale».

«Sono peraltro disponibili - si prosegue nella nota - e riservati all'Ara d'Abruzzo, da parte della Regione, i fondi necessari a tutte le attività fino all'anno 2010. Solo lungaggini burocratiche degli uffici regionali competenti stanno ritardando il normale flusso delle risorse finanziarie determinando, di conseguenza, l'attuale stato di crisi nella liquidità dell'ente».

«Il personale - si conclude nella nota - già esasperato per la situazione in atto, esprime, inoltre, profonda preoccupazione non avendo, ad oggi, alcuna garanzia circa gli impegni finanziari per il prossimo triennio, come stabilito dalla Legge Regionale di settore. Pertanto a partire dal prossimo lunedì 22 novembre lo stato di agitazione, già in atto, proseguirà con forme di lotta più incisive che si andranno a definire nel corso delle già previste assemblee e che porteranno, al blocco di tutte le attività, al presidio permanente degli uffici regionali ed a pubbliche manifestazioni di protesta».

18/11/2010 9.19