Rete 'Salva l'Acqua': «moratoria sulla privatizzazione»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. In Abruzzo corrono sullo stesso binario due processi di riorganizzazione del servizio idrico.

ABRUZZO. In Abruzzo corrono sullo stesso binario due processi di riorganizzazione del servizio idrico.

 

 

Uno di carattere commissariale avviato e portato avanti dal Commissario Caputi e l’altro di carattere preminentemente legislativo che vede come soluzione organizzativa ai problemi attuali di gestione poco efficiente, la trasformazione dei sei Ambiti Territoriali ad un unico Ato.

Tutte e due i processi regionali avvengono in uno scenario nazionale dove con la Legge Ronchi del 2009 si vorrebbe rendere obbligatoria la progressiva privatizzazione della gestione de bene comune acqua.

«Nonostante la Regione abbia deliberato che l'acqua è un diritto umano ed un bene comune privo di rilevanza economica», contesta la Rete 'salva l'acqua' Abruzzo, «ad oggi l'assessore Di Paolo e l'ingegner Caputi non forniscono risposte chiare e concrete su come procedere in tale direzione. Anzi».

Dal punto di vista del risanamento delle Aziende che gestiscono l’acqua e degli Ato si mette al primo posto l’aumento tariffario come soluzione economica e la previsione di un progressivo aumento senza limite del consumo della risorsa «senza nessuna reale contropartita in termina di trasparenza, risanamento, investimenti e miglioramento del servizi».

«Esattamente come», dicono dal comitato, «farebbe una qualsiasi azienda privatistica. Inoltre non si recidono le spa patrimoniali di Sulmona e Lanciano e non si fa tutto il necessario per obbligare ad una revisione statutaria e normativa che renda gli Ato perfettamente in house».

Dall’altro lato «l’unico punto reale», sostengono dal comitato, sul quale l’assessorato di Di Paolo sembra attestare la difesa dell’acqua pubblica è quello di presentare all’Autority nazionale la possibilità di continuare a gestire le reti in house, forma di gestione che la Legge di privatizzazione di Ronchi ritiene residuale.

Se l’Autority dovesse negare l’assenso a dicembre si dovrebbe andare a gara ed iniziare a dare quote della gestione dell'acqua ai privati?

Se nel frattempo dovesse essere accettato il ricorso di incostituzionalità presentato da 6 Regioni Italiane contro la Legge Ronchi? E se nella consultazione referendaria vincessero i SI permettendo di riaprire il percorso di una vera e partecipata ed efficace gestione pubblica come si farà a tornare indietro?

 LE PROPOSTE DEL COMITATO

 L’assessore di Paolo ha avviato dei colloqui con le organizzazioni sindacali di settore e con le aziende acquedottistiche e si appresta a farlo con le associazioni dei consumatori ma secondo la Rete 'Salva l'acqua Abruzzo' non sarebbero stati affrontati e risolti i «nodi essenziali».

«Tra l’altro senza garantire un reale processo di riorganizzazione pubblica non si sono messi in sicurezza nemmeno i posti di lavoro del settore, né sono state ascoltate le ragioni di chi ha raccolto in Abruzzo 25000 firme contro la legge Ronchi».

Le proposte del comitato sono: «avviare un vero processo partecipativo ascoltando forze sociali, istituzionali, ambientaliste e di movimento per arrivare ad un testo condiviso che difenda la gestione pubblica dell’acqua e la partecipazione delle comunità locali; chiedere da parte della Regione una moratoria dei processi di privatizzazione fino a quando non si conoscerà l’esito del ricorso alla Corte Costituzionale; immediato adeguamento degli Ato affinchè siano a tutti gli effetti in house per avere in termini di legge lo spostamento al 31/12/2011 dell’obbligo di gara; valutare le normative e proposte messe in campo da altre regioni italiane (come la Puglia, la Sicilia, il Molise) che si stanno avviando a sperimentare una diversa e migliore gestione pubblica del bene acqua, fuori dalla gestione basata sul diritto commerciale.

18/11/2010 9.18