Chiodi ancora reticente ed opaco sugli incarichi al socio di studio Carmine Tancredi

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Non uno, non due, almeno tre. Forse quattro o di più. Chissà quanti sono gli incarichi del socio di studio del presidente Chiodi. Le carte a distanza di quattro mesi non escono.

 

Un solo dato: quattro mesi di ricerche infruttuose. Per molti nell’ultimo anno la credibilità di Chiodi è in forte calo dovuto alle polemiche sulla ricostruzione, ai problemi della sanità, alle inchieste e alle sorprese su Abruzzo Engineering e alle notizie delle consulenze del suo socio.

Gianni Chiodi sembra impermeabile alle regole della trasparenza. Sarà forse per i duplici incarichi da commissario che gli consentono di aggirare le elementari norme democratiche sta di fatto che su molti fronti caldi, anzi bollenti, non parla non sente alcun dovere di rendere conto ai cittadini.

Così le ire dell’Idv di oggi si incentrano nuovamente sul ruolo di Carmine Tancredi e sull’incredibile conflitto di interessi creato, quasi la più grande ingenuità del governatore che infatti si è guardato bene dal divulgare la notizia saltata fuori solo dopo gli arresti nell’inchiesta del “gruppo Stati”, dove l’assessore “vero” relazionava al governatore “ombra”, appunto Tancredi.

Alle numerose interrogazioni poste dall’Idv sono state date solo risposte parziali ed insufficienti.

«Ormai la Regione Abruzzo e' diventata un vero e proprio consulentificio... ad personam», dice Cesare D'Alessandro, vice capogruppo regionale dell'Idv, «a Chiodi serve uno che ficchi il naso tra le carte di Abruzzo Engineering e subito ci piazza il socio di studio Carmine Tancredi. Furbo com'è, Chiodi non lo dice a nessuno; ci vuole un anno di tempo, svariate interrogazioni e articoli di stampa, per farglielo confessare solo nel settembre scorso. Qualcuno - prosegue il consigliere di opposizione - gli fa anche notare che la nomina del suo socio in affari, per espletare un incarico pubblico, pone problemi di immagine, di stile, di etica pubblica; qualche altro sottolinea, invece, che sia roba da codice penale».

Passa un mese e il Consiglio regionale, in data 16 novembre, discute ben due interrogazioni dell'Idv, ancora su Carmine Tancredi.

Nella prima interrogazione, viene chiesto a quale titolo il professionista, sempre lui, partecipi alle riunioni dei funzionari della Regione con la B.E.I. (Banca Europea degli Investimenti) e con le banche locali. Chiodi non e' in aula e Castiglione che ne fa le veci, legge un foglietto dove c’è scritto che «un dirigente della Regione - senza che neppure Chiodi lo sapesse - avrebbe nominato lo stesso Tancredi», spiega D’Alessandro, «in qualità di consulente per le problematiche del sistema creditizio e delle imprese, per la modica cifra di 11mila e 500 euro. Dulcis in fundo - aggiunge D'Alessandro - nella Conferenza Stato-Regioni, l'Abruzzo - guarda caso - segnala Carmine Tancredi, ancora lui, per la nomina a presidente del collegio dei revisori dei conti dell'ENIT, tra le centinaia che ne avrebbero titolo. Il compenso e' sempre di circa 11mila e 500 euro, ma non ricomprende i gettoni di presenza, le spese di trasferta etc.. Anche di questa nomina si viene tardivamente a conoscenza».

Per questo l'Italia dei Valori, anche per sgombrare il campo da illazioni, dubbi e dicerie, il 13 ottobre scorso ha chiesto formalmente di conoscere quali e quanti sono i contratti che la Regione, ma anche gli enti strumentali, hanno stipulato con lo stesso Carmine Tancredi. Lo Statuto regionale riconosce ai consiglieri il diritto di ottenere ogni informazione dagli uffici regionali, in teoria, perché nella pratica le cose vanno diversamente.

«Ad oggi, infatti», conclude D’Alessandro, «a distanza di oltre un mese dalla richiesta, nessuno si e' degnato di rispondere. Questo - conclude l'esponente dell'Idv - e' il nuovo modo di governare del nostro pluriplenipotenziario alla sanità, alla ricostruzione, all'ambiente, ai fondi europei ed a cento altri incarichi. Se c'è qualcosa che gli sfugge, ci mette una pezza con l'onnipresente Carmine Tancredi, sperando che non si sappia. Più che una gestione ad personam e' un operare ad familiam».

17/11/2010 17.13