Comunità montane, Masci: «nessuno sperpero di denaro»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Non c'è stato «nessuno sperpero di denaro pubblico né tanto meno scialacquio di risorse» ma solo rispetto delle procedure per lasciare in ordine la contabilità delle Comunità montane.

 

Lo ha chiarito l'assessore agli Enti locali, Carlo Masci, rispondendo ad una nota dell'Associazione nazionale Piccoli comuni d'Italia che contestava la recente assegnazione delle risorse alle Comunità montane, licenziata dal Consiglio regionale.

«I fatti intorno al ruolo delle Comunità montane sono noti - ha aggiunto Masci - e i provvedimenti conseguenti, come l'assegnazione delle risorse, sono legati solo alla contingenza di coprire le spese cosiddette preesistenti ed ineludibili. Dette spese, proprio per le loro caratteristiche, saranno certificate dall'Ufficio ispettivo della Regione prima di essere liquidate. Quindi non c'è nessuna premialità indifferenziata ma solo il dovere di lasciare i bilanci in ordine».

Secondo l'assessore in questa «fase di transizione è necessario che si capisca che va costruito un ragionamento serio e sereno su quello che dovrà rinascere dal riordino delle Comunità montane, sapendo che il Governo nazionale non riconosce più a questi enti un ruolo nell'offerta di servizi sociali ed essenziali e non tralasciando che esiste un patrimonio di esperienze di cui si dovrà tener conto nell'erogare servizi utili ai cittadini».

L'assessore Masci interviene anche a "tranquillizzare" la Cisl funzione pubblica sul problema del personale. «Accolgo l'invito ad un incontro, sebbene tutti i percorsi che hanno portato al riordino delle comunità montane, siano stati condivisi».

Per Masci «il personale in servizio nelle Comunità montane non ha nulla da temere, così come chiarisce anche la legge regionale 10/2008 poiché, sulla base della coerenza dei requisiti, sarà ricollocato. Anzi su questo specifico aspetto - ha aggiunto l'assessore - è premura della Regione consentire al personale che svolgeva dentro gli enti sovracomunali i servizi demandati dai comuni di transitare in essi, atteso che, proprio per le prescrizioni delle leggi nazionali, dovendo provvedere da sé alla erogazione di servizi essenziali, i Comuni dovranno procedere ad una riorganizzazione delle proprie funzioni. Come si può intuire - ha concluso Masci - siamo in piena riflessione sulle più larghe ipotesi ma secondo un'ottica inversa: si parte dalla scelta e dalla tipologia dei servizi da rendere ai cittadini e poi si arriva a definire l'ente gestore, con l'avvertenza che qualunque scelta si farà, gli enti erogatori di servizi dovranno avere capacità di autosostenersi».

17/11/2010 16.54