Scuola, a L'Aquila e Pescara la rivolta contro la riforma Gelmini

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Un migliaio tra studenti delle scuole superiori, universitari e precari ed addetti alle mense ha protestato questa mattina a L'Aquila. Un altro migliaio sono scesi in piazza a Pescara.

L'AQUILA. Un migliaio tra studenti delle scuole superiori, universitari e precari ed addetti alle mense ha protestato questa mattina a L'Aquila. Un altro migliaio sono scesi in piazza a Pescara.

Le proteste erano tutte contro la riforma del ministro Gelmini e contro le politiche sul diritto allo studio della Regione Abruzzo. Nel capoluogo di regione i manifestanti (1.000 per gli organizzatori, 600 per la questura) si sono radunati di fronte a palazzo Silone, sede della Giunta regionale, dopo un corteo per le vie limitrofe della città.

Manifestare in un luogo lontano dal classico centro storico, ex cittadella degli studenti, è stata una sfida per gli universitari dell’Aquila, costretti tra pendolarismo e condizioni di vita impossibili, una sfida vinta attraversando per la prima volta una delle principali arterie stradali della città.

Aperto dallo striscione “Eppur ci siamo”, il corteo dalla Campomizzi ha “circondato” l’intero complesso della Caserma Pasquali con lo slogan “una caserma di meno, un campus di più”, rivendicando la trasformazione dell’intera caserma in un grande campus universitario per oltre 1700 posti letto.  

Era presente anche la preside della Facoltà di Medicina dell'Università dell'Aquila, Maria Grazia Cifone, la quale ha sottolineato l'importanza dell'incontro con il governatore: «Chiodi deve parlare con noi e prendere impegni precisi - ha spiegato - non abbiamo mense, non ci sono case per gli studenti, il sistema dei trasporti è a dir poco precario, insomma non ci sono le misure idonee a difendere e a far rimanere gli studenti che sono una parte importante della socialità e dell'economia di una città che deve rinascere. Noi agli studenti non stiamo dando niente», ha concluso amaramente la Cifone.

Ma il presidente Chiodi attraverso suoi collaboratori ha proposto un incontro lunedì con lo scioglimento della manifestazione, ma la proposta è stata rinviata al mittente.

Gli studenti, per nulla intimoriti e abituati da 2 mesi di disagi totali, si sono attrezzati come tutti i giorni con il pranzo per strada, occupandola ad oltranza.

Dopo 3 ore di stallo l’assessore Gatti si è trovato costretto a riceverli.

Le richieste dell’Udu sono state dunque esposte alla Regione: apertura delle mense e dei bar universitari, risorse per le borse di studio, intensificazione del trasporto dedicato, rimodulazione dei criteri per il CAS per gli universitari, riacquisizione pubblica della gestione della Residenza San Carlo, apertura della struttura del Canada, avvio dei lavori dell’edificio polifunzionale di Coppito, superamento dei commissariamenti delle Adsu e ricostituzione dei Consigli di Amministrazione con la partecipazione dei rappresentanti già eletti dagli studenti.

In città c'erano anche gli studenti provenienti da Teramo giunti in pullman mentre a Pescara si sono ritrovati i colleghi pescaresi, di Chieti e Lanciano, 1.500 dicono gli organizzatori, un migliaio per la questura.

Anche qui il corteo è partito attorno alle 8.30. Da piazza Salotto, ha percorso le principali strade cittadine per poi tornare al punto di partenza. Nelle ore della manifestazione, terminata attorno alle 12, si sono registrati dei rallentamenti al traffico, che é stato deviato su strade alternative. Cori e striscioni hanno animato la manifestazione, al grido di "ridateci il futuro", "il sapere non è una merce" e "i nostri destini non fanno rima con Gelmini".

La voce degli studenti si è alzata forte contro i tagli alla scuola pubblica: «mentre si continuano a finanziare le scuole private e l’ esercito sono stati tagliati 8 miliardi alla scuola pubblica, sono stati spesi 14 miliardi per dei cacciabombardieri e 245 milioni sono stati stanziati alle scuole private!»

«La scuola  pubblica», hanno spiegato i manifestanti, «come la vediamo noi deve essere finanziata dallo Stato, aperta a tutti, laica e democratica, basata sui valori costituzionali dell’ antifascismo e dell’ antirazzismo».

A fine corteo gli studenti si sono riuniti in assemblea e sono intervenuti studenti medi e universitari, insegnanti precari, l’ Abruzzo Social Forum contro la privatizzazione dell’ acqua.

«La lotta continuerà ad oltranza fino al completo ritiro dei decreti e alle dimissioni della Gelmini», assicurano.

Quella del 17 novembre è stata scelta come giornata internazionale della mobilitazione studentesca perché, nello stesso giorno del 1939, sette studenti furono uccisi e centinaia di ragazzi furono arrestati a Praga dai nazisti.

In tutta Italia sono stati oltre 200.000 gli studenti che oggi sono scesi in piazza in oltre 100 città e non si è fatto attendere il commento del ministro Gelmini secondo il quale la protesta di oggi «pare riproporre vecchi slogan di chi vuole mantenere lo status quo, di chi è aprioristicamente contro qualsiasi tipo di cambiamento».

«E' indispensabile -ha spiegato il ministro - proseguire sulla strada delle riforme: dobbiamo puntare a una scuola di qualità, più legata al mondo del lavoro e più internazionale. Per ottenere questi obiettivi stiamo rivedendo completamente i meccanismi di inefficienza che hanno indebolito la scuola italiana in passato. Un lavoro e un percorso difficile, ma indispensabile. E' necessario - conclude il ministro - lo sforzo di tutti coloro che hanno a cuore la scuola».