Abruzzo Engineering avrà lunga vita: Chiodi messo alle strette

Alessandro Biancardi

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VITTORIO RICCIARDI

VITTORIO RICCIARDI

ABRUZZO. Oggi è una giornata importante per il futuro di Abruzzo Engineering: l’assemblea dovrà decidere sulla liquidazione. Ma è già tutto deciso.
 

Ieri intanto il pressing dei dipendenti si è fatto sentire e così davanti all’emiciclo dove si teneva il Consiglio regionale hanno strappato un impegno che pare decisivo.

Manifesti, slogan e urla in direzione della “politica” chiedevano di mantenere i posti di lavoro, circa 193 persone per metà ex lsu e per metà assunti con diversi criteri, anche diretti, e sarebbero a tutti gli effetti raccomandati «da tutte le forze della politica».

Forse è per questo che centrodestra e centrosinistra si ritrovano uniti sotto la falsa bandiera della salvaguardia dei posti di lavoro. Il vero scopo, invece, sarebbe quello di non perdere voti e nemmeno un carrozzone che ha fatto la fortuna di molti ed ha lasciato una voragine nei conti pubblici. Ma di questo nessuno sembra preoccuparsi.

«Bisogna risolvere definitivamente la situazione che va avanti senza soluzione da troppo tempo», ha detto il dirigente provinciale di Ugl Commercio, Cristian Villani, «il fatto essenziale è dare una prospettiva certa ai lavoratori, tutti i problemi annessi e connessi non ci interessano. Si salvaguardino i posti di lavoro».

Poi nel pomeriggio è arrivato il segnale atteso dai dipendenti. Il Consiglio regionale ha quindi approvato all'unanimità un ordine del giorno, proposto dal capogruppo Pdl, Gianfranco Giuliante, e dal vice presidente vicario del Consiglio Giovanni D'Amico (Pd), con il quale si impegnano la Giunta ed il presidente, Gianni Chiodi, titolare del pacchetto di maggioranza relativa della società, a «scongiurare ogni ipotesi di liquidazione della società regionale Abruzzo Engineering». Il documento era stato sottoscritto anche dai consiglieri Giuseppe Di Pangrazio (Pd) e Luca Ricciuti (Pdl).

Davvero raro trovare una tale comunione di intenti tra il partito di Berlusconi e quello di Bersani.

Il problema però ora è tutto di Gianni Chiodi che nell’assemblea di oggi ufficialmente a malincuore dovrà tornar sui suoi passi (era lui che dopo aver denunciato vere e proprie truffe aveva proposto la liquidazione della società mista con il socio privato Selex).

E’ probabile che il presidente reciterà la parte di chi è costretto a non poter disattendere il volere espresso in maniera così decisa dal Consiglio regionale (e da altri enti come Provincia de L’Aquila ed il Comune) per cui Abruzzo Engineering si salverà promettendo un cambiamento radicale che finora non c’è stato nemmeno con il passaggio dalla gestione Del Turco a quella di Chiodi.

Ci sarebbe da domandarsi perché fa così gola Abruzzo Engineering visti i risultati molto scarsi nella sua breve vita, con moltissimi dubbi mai chiariti e centinaia di milioni gestiti per fare cose che in pochissimi hanno visto. Come riuscirà a conciliare Chiodi quanto denunciato in passato e quanto sarebbe emerso dalla relazione del suo amico e socio di studio, Carmine Tancredi, con la prosecuzione della attività di Abruzzo Engineering? Resta il grande problema del futuro: come saranno gestiti gli appalti e quali sono i risultati del controllo analogo sulla società che la Regione ha sempre considerato “in House”? Che tipo di effetti hanno avuto gli atti di affidamento diretto delle commesse dalla Regione ad Abruzzo Engineering e da questa a Selex? Sono illegittimi oppure no?

Tutte domande che la politica non ha interesse né voglia a chiarire, spetterà forse alle diverse procure ancora una volta a fare chiarezza almeno su una piccola parte della vita di Ae. Ma le inchieste non intimoriscono nessuno e non conta nulla nemmeno che il tribunale del riesame ha confermato i sequestri operati a carico di Vittorio Ricciardi, direttore generale. Un provvedimento già particolare nel quale pure si paventava un pericolo di reiterazione del reato vista la posizione ricoperta.

Il provvedimento è legato all'inchiesta della Procura aquilana sulla vendita alla Provincia dell'Aquila di Collabora Spa, società della quale il manager molisano era amministratore delegato nonché proprietario del 49% delle azioni. Ricciardi è indagato per truffa. I beni sequestrati sono una Maserati, due case all'Aquila e una porzione di abitazione a Ischia. Il provvedimento era stato emesso dal Gip del tribunale dell'Aquila, Marco Billi, su richiesta dei Pm Antonietta Picardi e David Mancini, titolari dell'inchiesta. Secondo l'accusa, il prezzo per l'acquisto da parte della Provincia dell'Aquila delle azioni private di Collabora sarebbe stato gonfiato con artifici contabili e intrecci societari. Oltre a Ricciardi, nell'inchiesta sono coinvolte altre 11 persone (alcuni con l'ipotesi di truffa, altre di abuso d'ufficio): tra queste il presidente del Consiglio comunale dell'Aquila, Carlo Benedetti (Comunisti italiani), e il consigliere comunale Fabio Ranieri (Pd), quest'ultimo dipendente di Abruzzo Engineering, all'epoca dei fatti consiglieri di amministrazione di Collabora Spa. Coinvolti anche i revisori dei conti e alcuni dirigenti della Provincia dell'Aquila. Tutti hanno rigettato ogni accusa: fonti dirette dei componenti del Cda e del collegio dei revisori dei conti hanno sottolineato che le persone in questione non sono tecnicamente indagate, in quanto nessun avviso di garanzia è stato notificato neppure nell'ambito della richiesta di proroga delle indagini iniziate nel 2008.

Il Cda ha sospeso momentaneamente le deleghe operative al manager.

17/11/2010 9.17