Tre cliniche contro la Regione, scoppia una nuova guerra sanitaria?

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Ricorsi, malumori e tentativi per cercare di deviare il percorso segnato dalla vicenda giudiziaria di Villa Pini.

Chiedere al Tar L’Aquila l’annullamento dell’accreditamento di Villa Pini era un ricorso – quasi una turbativa, ma senza minaccia - contro l’asta per Villa Pini o piuttosto la dichiarazione di guerra alla Regione da parte delle cliniche Pierangeli, Spatocco e Villa Serena?

Una lettura superficiale di questa iniziativa giudiziaria datata 19 agosto (la gara per Villa Pini era prevista per il 24 successivo) fa pensare che l’obiettivo fosse scoraggiare eventuali acquirenti della clinica di Angelini. E non si può escludere che qualche effetto collaterale in questa gara lo abbia avuto. Ma se si leggono i verbali dell’aggiudicazione in affitto di Villa Pini a Petruzzi, si scopre che il bonifico cauzionale di Petruzzi è datato 18 agosto, cioè prima del ricorso, il che dimostra che eventuali acquirenti – ammesso che ce ne fossero – avrebbero dovuto preparare soldi e documenti non la mattina della gara o nei giorni dopo-ricorso, ma ben prima.

Non si può escludere allora che uno dei motivi che hanno sconsigliato l’acquisto di Villa Pini da parte di Gruppi importanti, per i quali l’ostacolo non era il costo di 42,5 milioni, sia stata proprio la confusione e la farraginosità dei provvedimenti di accreditamento della clinica di Angelini da parte della Regione. Una confusione che è diventata oggetto di ricorso al Tar e che mette sotto accusa in modo esplicito il Commissario ad acta Gianni Chiodi, che avrebbe adottato provvedimenti illegittimi e quindi da annullare.

Emerge perciò un’altra interpretazione: il ricorso è il rombo di tuono che annuncia il temporale, è il sintomo della fine dell’idillio (si fa per dire) scoppiato tra cliniche e Regione al momento della firma dei contratti.

LA REGIONE NON RISPETTA GLI ACCORDI PER IL RECUPERO DELLA MOBILITÀ PASSIVA

Come si ricorderà, infatti Pierangeli, Spatocco e Villa Serena firmarono ed accettarono le condizioni capestro imposte dal sub commissario Giovanna Baraldi che addirittura minacciò di togliere gli accreditamenti in caso di mancata sottoscrizione. E in quell’occasione, con la “pistola puntata alla tempia”, Pierangeli, Spatocco e Villa Serena riuscirono a strappare solo un recupero di fondi con la promessa di ottenere dalla Regione la possibilità di lavorare (e quindi di aumentare il fatturato) per diminuire la mobilità passiva della Regione.

Invece di pagare le prestazioni alle altre regioni – si disse – era meglio far lavorare le cliniche locali. Patti rispettati? Oppure sale il malcontento perché dopo 4 mesi non si vede nessun recupero? La promessa era che l’operazione poteva partire dal primo luglio: in una riunione del 23 giugno il sub commissario Baraldi promise che entro due o tre giorni sarebbero arrivati i dati della mobilità su cui lavorare per elaborare un Piano che individuasse il fabbisogno. L’ottica sbandierata dalla Regione era che non sono le cliniche private ad offrire prestazioni, ma è la sanità pubblica che “compra” ciò di cui ha bisogno.

Il fatto è che questi dati, solo parziali e molto superficiali, sono arrivati non dopo due giorni, ma dopo due mesi, proprio il 23 agosto. E si tratta di dati insufficienti: è solo di un elenco numerico di prestazioni, mentre la richiesta era di avere il dato economico di queste cure fuori regione per poter arginare il costo della mobilità passiva e poter incrementare il fatturato in modo significativo.

In pratica la Regione non ha mantenuto le sue promesse, non si capisce se dolosamente o colposamente, anche se la recente sospensione dei pagamenti alle cliniche (ci sarebbe stato anche questo) ha funzionato da campanello d’allarme per il mantenimento della non belligeranza.

SECONDO LE CLINICHE PRIVATE È ILLEGITTIMO IL RIACCREDITA MENTO DI VILLA PINI

E’ in questo clima che nasce il ricorso al Tar e che potrebbero esserci altre iniziative di contestazione contro la Regione.

Nel mirino del ricorso, dopo la ricostruzione delle vicende del fallimento di Villa Pini, ci sono le delibere 24  e 25 dell’8 aprile scorso, con le quali viene stabilito il riaccreditamento della clinica fallita. Come noto, c’era stata la sospensione decisa da Chiodi all’inizio del 2010 in virtù della legge regionale pubblicata a fine novembre scorso che prevedeva la fine dell’accreditamento in caso di mancato pagamento degli stipendi e dei contributi previdenziali, come nel caso di Villa Pini.

Secondo i ricorrenti, assistiti dall’avvocato Tommaso Marchese, Chiodi ha sbagliato a ripristinare l’accreditamento, come da richiesta del curatore fallimentare datata 19 febbraio, pochi giorni dopo il fallimento. L’errore di Chiodi sarebbe stato di considerare il curatore come un soggetto terzo rispetto ad Angelini, il che non è, secondo il ricorso.

Quindi le delibere di ripristino dell’8 aprile sono da annullare, in quanto la Regione «non poteva ignorare disinvoltamente la condizione di incapacità di Villa Pini di essere fornitore del Servizio sanitario». Dunque «il riaccreditamento è operazione giuridicamente impossibile e sinanche illecita».

 Siamo cioè, si legge nel ricorso, di fronte ad un nuovo accreditamento, peraltro vietato proprio dal contenuto della delibera di nomina di Chiodi a Commissario della sanità da parte del Consiglio dei Ministri. Insomma una bacchettata non di poco conto ai metodi della Regione e del Commissario e forse alla competenza giuridica dei suoi consiglieri. Si dirà: ma è roba da avvocati, è scontro su princìpi del diritto amministrativo. Non sembra: forse è l’inizio di una nuova guerra.

Sebastiano Calella  02/09/2010 10.27