Rimpasto difficile per Chiodi. Nicoletta Verì al posto di Venturoni?

Alessandro Biancardi

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NICOLETTA VERI'

NICOLETTA VERI'

ABRUZZO. Nicoletta Verì: da presidente della quinta Commissione ad assessore regionale?

 

«E’ uno scoop infondato, lo posso garantire – risponde tranquilla, quasi ridendoci su – non sono nemmeno nell’elenco dei pretendenti …».

Non c’è nessuna possibilità nemmeno per assicurare una maggiore presenza femminile in Giunta? «Chissà se Chiodi ci pensa – qui la voce si fa seria – all’inizio della legislatura ero tra i papabili, poi non se ne è fatto nulla».

In realtà sono da tempo in corso le grandi manovre per il prossimo rimpasto della Giunta regionale che ha perso due pezzi molto importanti: Daniela Stati e Lanfranco Venturoni, quest’ultimo però ancora ufficialmente in carica. Riavvicinamenti, posizionamenti strategici, un pò di visibilità in più e tutti a sperare che sia la volta buona. Giuseppe Tagliente rientra nel Pdl dopo la scelta aventiniana che lo aveva allontanato dal partito (all’epoca gli era stato promesso un assessorato, ma Chiodi ci aveva ripensato), Carlo Masci è alla ricerca di un partito che giustifichi la sua presenza politica in Giunta, Tonino Prospero preme dal Vastese per diventare assessore forse con la casacca di Futuro e libertà, Emilio Nasuti spera anche lui che Fli sia presente a fianco a Chiodi, Alfredo Castiglione incontra l’ostilità proprio dei suoi ex amici di An che lo vorrebbero punire (cioè escludere) per il suo tradimento abortito, insomma la quadratura del cerchio per una nuova Giunta è più difficile del previsto. E gli occhi sono puntati soprattutto sull’assessorato alla sanità, cioè su chi sostituirà Venturoni, se le decisioni giudiziarie saranno contro di lui. E rispuntano le vecchie candidature, come quella di Nicoletta Verì, che già ad inizio legislatura era in corsa per un assessorato, ma poi non se ne era fatto nulla.

Da presidente della quinta commissione ad assessore alla sanità?

«Però anche la presidenza della quinta commissione è stato un incarico di assoluta responsabilità, forse l’unico luogo dove si è sempre parlato di politica sanitaria legata al territorio – spiega il presidente, rivendicando il suo ruolo - Con il commissariamento della sanità noi politici eletti siamo un pò spiazzati». Un pò spiazzati? Sta in questa definizione soft la chiave per comprendere il modo di far politica di Nicoletta Verì: toni moderati anche nelle parole e così l’emarginazione totale del Consiglio regionale rispetto al sub commissario Giovanna Baraldi non diventa critica urlata: «Sì. Il commissariamento in sanità è più duro che in altri settori – continua serena, senza rifugiarsi nel politichese per timore di contraccolpi negativi nella corsa alla Giunta – si tratta di incidere su tutta la società abruzzese. La commissione ha sempre cercato di far rientrare la politica nella discussione dei provvedimenti dell’Ufficio commissariale. Si personalizza troppo quando si attacca la Baraldi: invece è un buon tecnico, di grande esperienza, venuto in Abruzzo per mettere ordine nella nostra sanità in crisi. Ha avuto compiti precisi e sta lavorando bene. Forse è mancato un atteggiamento culturale diverso: Giovanna Baraldi o chi ha deciso questo tipo di intervento, doveva indicare i confini entro i quali ci si doveva muovere. I contenuti, cioè le scelte concrete sul territorio toccavano ai consiglieri regionali».

 Insomma è mancato il confronto politico?

«Sui tavoli di concertazione romani non è semplice replicare quando ti dicono: “l’Abruzzo è una regione canaglia”. In questo clima quello che siamo riusciti ad ottenere non è poco».

 Ha avuto un peso nella gestione della Commissione la sua esperienza nell’Istituto Paolo VI o siamo al limite del conflitto di interesse, quando si parla di riabilitazione? «Nessun conflitto: mi sono dimessa subito dopo la nomina – spiega – il Paolo VI fa una riabilitazione estensiva, ambulatoriale, insomma non fa concorrenza nemmeno alle altre strutture riabilitative di cui si parla spesso. In realtà ci sono troppi veleni attorno alla sanità. Io che vengo dal mondo cattolico ho una visione diversa dei malati. E le polemiche non aiutano a risolvere i problemi».

 Per esempio, i continui contrasti Regione – Villa Pini, con la gestione del Tribunale fallimentare, potevano essere evitati? E le polemiche di questi giorni sui primari tagliati dalla Asl di Pescara?

«Con Villa Pini i rapporti li ha tenuti Venturoni, ma il criterio anche oggi è quello di favorire la messa in regola di quella struttura – continua serena – sui primari tagliati si sono dette spesso cose inutili: molti sono andati in pensione non per D’Amario, ma per la Finanziaria. I reparti che ora ci sono erano previsti nel Piano regionale che ha creato punti di riferimento e di eccellenza nei vari settori, divisi per le quattro province. Molti servizi sono stati potenziati. Della riorganizzazione si può discutere, ma il manager D’Amario preme molto sull’efficienza della territorialità, altro che chiudere Popoli o Penne. E dove la Regione ha chiuso per realizzate i Pta (cioè i presidi territoriali), pochi sanno che dove funzionano, funzionano bene. Lo abbiamo spiegato chiaramente in un convegno a Sulmona. Evidentemente non è bastato e fa comodo sostenere il contrario. Nessuno dice ad esempio che a Popoli apre la prima riabilitazione pubblica».

 Ma questi sono discorsi da assessore…: «Tutti sanno che Chiodi aspetta le decisioni giudiziarie su Venturoni del 15 prossimo per decidere il rimpasto – conclude Nicoletta Verì – io faccio discorsi da presidente della quinta Commissione, magari replico pure a chi mi attribuisce ritardi nel progetto per la vita indipendente dei disabili. Io sono molto interessata a questo settore, ma i fondi non li decido io. Quando ho potuto, come per la dislessia, ho fatto una legge perché qui non servono soldi. Per la Giunta? Aspetto le decisioni del presidente: io non sgomito a parole».

Sebastiano Calella  13/11/2010 9.56