La battaglia dell’acqua e la guerra dei bilanci

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Ato unico e gestioni fallimentari d’Abruzzo. Il colpo di spugna arriverà provando a cambiare tutto per non cambiare nulla.DI PAOLO INCONTRA I SINDACATI

 

Se l’assessore Di Paolo solo di recente ha dichiarato che l’obiettivo della giunta è quello della gestione pubblica alle dichiarazioni pure ufficiali non corrispondono atti in linea con il pensiero e sono in molti a sospettare altre manovre.

Sullo sfondo, ma non tanto, vi sono la cancellazione degli enti d’ambito che dovranno coagularsi in uno regionale ma anche la gestione dei conti che preoccupa molto i piani alti della Regione perché i fallimenti ed il deficit lasciato è cresciuto insieme ai presunti illeciti (vi sono alcune indagini in corso) che hanno solo fatto aumentare i costi ma, si sa, i conti ancora una volta dovranno quadrare, cascasse il mondo.

A Pescara alcune inchieste potrebbero ridisegnare lo scenario della gestione pubblica e clientelare di Ato e Aca, mentre avvisaglie preoccupanti si registrano anche in qualche altro ente d’ambito ma con minor clamore. Ma non esiste notizia eclatante che possa spingere un qualsivoglia amministratore a battersi per migliorare il servizio, ridurre le perdite (di bilancio e non ), migliorare la gestione della cosa pubblica. Che si sia pensato a tutto tranne che al buon andamento dell’amministrazione pubblica lo si capisce da alcuni fatti emersi nel frattempo: l’incredibile scandalo dell’acqua avvelenata dei pozzi di Bussi somministrata per anni dall’Ato4 riassume bene forse le proporzioni del problema.

Oggi intanto nella seduta odierna della 2^ commissione consiliare i consiglieri Giovanni D’Amico, Claudio Ruffini e Franco Caramanico hanno chiesto l’iscrizione d’urgenza all’ordine del giorno del disegno di legge relativo alla riforma degli Ato e la gestione del Servizio idrico integrato. «Lascia perplessi il ritardo con cui la maggioranza mostra di non aver alcun interesse a discutere la legge di riforma della gestione del servizio idrico regionale – hanno dichiarato i consiglieri - considerando la volontà espressa dall’intero Consiglio regionale di salvaguardare in Abruzzo il servizio pubblico nella gestione dell’acqua, per tutelare il primario interesse dei cittadini e degli utenti. Il silenzio calato su questa norma fondamentale, per la quale si richiede la più ampia condivisione delle Amministrazioni Comunali, lascia presagire soluzioni pasticciate che alla scadenza fissata dalla legge al 31 dicembre 2010 potrebbe portare a gara con privatizzazione delle gestioni».

Intanto ad Avezzano c’è apprensione, non tanto per i danni provocati da ladri e vandali penetrati negli uffici del Cam, nei pressi di Caruscino ad Avezzano, quanto per altro che impensierisce Gianfranco Tedeschi, presidente del Cam ed esponente del centro sinistra.

Qualche indizio di possibili grattacapi lo elenca “il Martello del Fucino” in un articolo di Franco Botticchio.

Già due anni fa il foglio pubblicò il testo della relazione che Giuseppe Gagliardi, incaricato dal municipio di San Benedetto dei Marsi, rimise al committente dopo aver esaminato i bilanci del Consorzio relativi agli anni 2006 e 2007 (sino al previsionale 2008).

«In quella relazione», si legge nell’articolo, «il commercialista scrisse “i bilanci 2006/2007 […] non rispondono al requisito della chiarezza e veridicità ai sensi dell’art. 2423 [c.c.]”. Che tradotto significava (e significa): i bilanci erano (sono) falsi. Tesi del Gagliardi era che pur di attestare il raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario necessario per ottenere e mantenere, dall’A.T.O. (Ambito Territoriale Ottimale) competente per territorio (il numero 2 - Marsicano), l’affidamento del servizio idrico integrato nei nostri paesi, si fossero alterate diverse partite, sovrastimando (quando non creando dal nulla) le attività e sottovalutando alcune passività strutturali. A tale asserzione, come notammo un poco scandalizzati, seguì un silenzio assordante: nessuno degli attori e dei soci del Consorzio ebbe la curiosità di approfondire la periziata tesi, né per accertarne la veridicità (e separare quindi le proprie responsabilità dal sodalizio; come farebbe ogni comune mortale, apprendendo che il suo socio o amministratore di condominio lo sta conducendo verso un clamoroso buco, che sarà chiamato a ripianare) né per smentirla (riconfermandosi così nella giustezza dell’attività gestionale)».

Cose che capitano ma il silenzio non sempre porta bene.

Nulla però sarebbe cambiato. E sempre Botticchio lo rileva riportando quanto scritto dal commissario unico degli Ato Pierluigi Caputi.

«''Per quanto concerne la gestione del C.A.M. S.p.A.», sono le parole di Caputi riportate dal Martello, «ed in particolare la situazione finanziaria dello stesso, questo Ente d’Ambito non ha mancato, nel corso degli anni, di formulare rilievi ed osservazioni ai documenti contabili della Società che, è bene ricordare sono stati quasi sempre approvati all’unanimità dai soci presenti in assemblea oltre che regolarmente muniti di tutti i pareri favorevoli degli organi interni al CAM SpA e dal Collegio dei Sindaci e dai Revisori dei Conti. L’Ente d’Ambito peraltro, ha sempre informato di quanto sopra, i Sindaci sia direttamente, che tramite lo stesso Consorzio […]''. Quasi a dire: io (Commissario), posso anche convenire su quanto tu (consigliere comunale), contesti, ma ai soci (i municipi) è sempre andata bene così… e se di un danno non si lamentano i soggetti che il danno lo subiscono…. io che ci posso fare? Gli ultimi rilievi dell’ATO dei quali abbiamo notizia e ai quali l’ing. Caputi si riferisce sono quelli sul bilancio consuntivo 2009 del CAM, dove, a fronte, a piè di lista, di un utile, il Commissario ATO, compulsate le voci contabilizzate, non esita a paventare – siamo a luglio 2010 – “la non possibilità da parte della società di far fronte ai debiti a breve con i crediti a breve”, sino amettere in dubbio sia la quantificazione di molti dei crediti vantati, la loro competenza (appartenenza) al conto economico 2009 e la esigibilità nonché la capitalizzazione di molte spese che in realtà non andavano strutturate nello stato patrimoniale ma solo sottratte nel conto profitti e perdite».

Insomma Ato che vai buco che trovi. Il silenzio nel frattempo continua così come la distrazione della classe politica.

11/11/2010 16.29

DI PAOLO INCONTRA I SINDACATI

 L'assessore ai Lavori pubblici della Regione Abruzzo, Angelo Di Paolo, ha partecipato ad una riunione, da lui stesso convocata, con le società di gestione dell'acqua (unica assente la Sasi Spa), per proseguire la discussione della proposta di legge sull'Ato Unico. Presenti, oltre al Commissario Unico Ato, Pierluigi Caputi, anche i rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl, Uil ed Ugl. «E' necessario che l'acqua rimanga un bene pubblico - ha esordito l'assessore Di Paolo - ma per raggiungere questo risultato bisogna agire sinergicamente e con una governance seria e responsabile».

Di Paolo ha annunciato che, la prossima settimana, sentirà i Presidenti delle quattro Province abruzzesi e le associazioni di consumatori «perché ritengo utile e necessario conoscere le opinioni e le considerazioni di tutti i soggetti coinvolti».

Nel suo intervento, il Commissario Unico Ato, Caputi, ha puntualizzato che i tre punti fondamentali da perseguire, da parte delle società di gestione, per raggiungere la finalità, prevista dalla legge, sull'Ato Unico sono: adeguamento degli statuti, sotto il profilo formale, al modello "in house"; rispetto, a livello sostanziale, delle regole del controllo analogo (ossia preventivo controllo da parte dell'Ato); bilanci trasparenti.

I responsabili delle società di gestione hanno poi preso la parola, esternando ognuno le proprie problematiche e confrontandosi tra di loro. I sindacati, dal proprio canto, hanno chiesto la variazione di una parte dell'attuale progetto di legge. Di Paolo ha assicurato che darà seguito ai suggerimenti riservandosi, comunque, un nuovo confronto.

 

 



 

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