D’Amario, Asl Pescara: «Taglio i primari, non i reparti. E Popoli non chiude»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. «L’ospedale di Popoli non chiude ed il taglio dei primari è solo un’operazione di riorganizzazione interna della Asl di Pescara». * SANITÀ REGIONALE NEL CAOS: ALTRE CRITICHE A CHIODI

 

 Meglio sarebbe dire di razionalizzazione delle risorse umane e non solo (si risparmierebbero anche gli stipendi…) che non ha nulla a che vedere con il taglio dei reparti, che non c’è.

Secondo il manager Asl, Claudio D’Amario, si è fatto molto rumore per nulla riferendosi ad anticipazioni di stampa di qualche giorno fa che preannunciavano tagli enormi.

 Addirittura siamo di fronte ad un equivoco colossale: «si è confuso il taglio dei primari, che c’è ed è consistente, con la chiusura dei reparti – spiega D’Amario - a parte il fatto che spesso i tagli interessano primari che i reparti non li hanno e nemmeno i posti letto. Se ad esempio si taglia il primario di Diabetologia, questo non significa chiudere questo reparto che peraltro non esiste. Significa semplicemente che la Diabetologia – o altro – resta come servizio all’interno del settore medico e sotto il rispettivo primario. Stesso equivoco per l’ospedale di Popoli: non chiude, anzi viene potenziato con altri reparti. Capisco che, essendoci lì tra poco le elezioni, si tenda a strumentalizzare la sanità. Ma i fatti e i documenti parlano di un’altra realtà. Cioè di una Asl, quella di Pescara, che sta producendo il massimo sforzo per razionalizzare le sue risorse ed aprirsi al nuovo, come organizzazione e come assistenza».

 E’ un fiume in piena il Manager D’Amario che ha convocato un incontro urgente con i giornalisti per ribattere alle interpretazioni - che definisce «fuorvianti» - delle indiscrezioni uscite dai tavoli settimanali di confronto tra manager e sub commissario Baraldi.

«Se qualche manina ha fatto scivolare fuori bozze di documenti, questo intanto non significa che sono decisioni adottate – continua D’Amario – quello che conta sono le decisioni, non le proposte. E come si fa a dire che questa Asl riduce, taglia, quasi scompare se sono già operative 120 nuove assunzioni nel personale sanitario ed altre 35 verranno subito dopo? Strana, molto strana un’azienda che assume mentre sta morendo. Forse è il contrario».

 Ma è indubbio che i tagli sui primari ci sono: «Io non li nego, ma vorrei spiegarli – continua il manager – quando sono arrivato qui, in direzione generale c’erano una decina di primari di staff, quelli senza posti letto, ma con stipendio di livello. Uno si occupava di organizzazione, un altro di sicurezza e così via. Li ho tagliati tutti, perché qui non servono tanti generali, ma tanti soldati o magari ufficiali. E così scompaiono tanti direttori sanitari di presidio, un direttore ogni ospedale. La direzione ospedaliera sarà solo a valenza aziendale. Con una divisione netta dei compiti: un direttore per il settore Igiene, un altro per l’organizzazione dei servizi. Questi due direttori utilizzeranno collaboratori per controllare gli altri ospedali.  Così per altri primariati sul territorio (c’era un primario per l’assistenza domiciliare….) che mi sembravano nomine clientelari, senza o con poca attinenza alla qualità dell’assistenza. Adesso quei primari non ci saranno più. Restano quelli che hanno posti letto da seguire».

Ma si è detto che chiudono alcuni piccoli ospedali: «E’ falso: Penne non chiude, semplicemente i reparti sono stati rimodulati in tre settori: area medica, chirurgica e materno-infantile. Anche su Popoli sono state dette cose non precise: la verità è che questo ospedale non chiude, ma viene addirittura potenziato con altri reparti: la chirurgia maxillo facciale traumatica, la medicina fisica riabilitativa, il centro spinale per i neurolesi. Lo stesso dicasi per l’ospedale di Pescara: arrivano la Radiologia interventistica, la neuropsichiatria infantile, la Neurologia clinica con 20 posti letto: nessuno si stupisce che a Pescara non c’era un neurologo? Saranno poi potenziati il centro trapianti (leucemia), la reumatologia, l’otorino ad indirizzo oncologico, la chirurgia plastica, la riabilitazione motoria, cardiologica e nutrizionale».

 Il manager tira il fiato per un momento.

«Quello che mi dispiace di tutti questi equivoci? Che non venga apprezzato, condiviso, o criticato con argomenti reali e non con strumentalizzazioni, lo sforzo di ammodernamento della Asl. Noi procediamo su due linee: potenziamento dei servizi sul territorio e fine del modello ospedalo-centrico, con un’aggiunta importante: servono forze giovani, con nuove idee per reggere il confronto con la sanità più evoluta. Mi piacerebbe avere qui primari quarantenni che si impegnano a restare a Pescara almeno dieci anni per rivoluzionare l’assistenza. Senza escludere che possano arrivare primari europei, francesi, austriaci ecc. o metodiche nuove, come la chirurgia robotica per la quale stiamo lavorando».

Sebastiano Calella  11/11/2010 10.30

 

 

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SANITÀ REGIONALE NEL CAOS: ALTRE CRITICHE A CHIODI

 ABRUZZO. C’è un denominatore comune nelle critiche che piovono da mesi sulla sanità abruzzese o meglio sulle scelte del commissario Gianni Chiodi.

IL presidente la difende a spada tratta e ne parla come di una sanità “modello” per gli altri.

Il dato comune che si contesta è la totale emarginazione del Consiglio regionale che può protestare solo a cose fatte e che è costretto ad apprendere dalla stampa i provvedimenti messi in cantiere. L’altro dato comune è la critica al verticismo delle scelte imposte da Roma: qualcuno dice dal Governo, altri si riferiscono a qualche lobby della sanità privata italiana che sta realizzando grossi affari con la mobilità passiva e che si appresta a sbarcare direttamente in Abruzzo. Il che fa saldare gli interessi dei cittadini che frequentano gli ospedali pubblici (sempre più in affanno ad erogare un’assistenza di qualità per il taglio dei fondi) e quelli degli operatori privati della sanità messi in difficoltà per il taglio dei budget, il ritardo nei pagamenti ed il mancato utilizzo delle loro strutture per recuperare la mobilità passiva che stranamente (?) si preferisce pagare ad altre Regioni. Ma c’è un dato politico nuovo che sta emergendo in questi giorni: alcuni mugugni si levano anche in alcuni settori della maggioranza che governa la Regione, mentre la difesa di Chiodi è sempre meno compatta e spesso si riduce solo ad un’autocelebrazione del Commissario stesso.

La Cisl, per esempio, non entra nelle polemiche politiche, ma lamenta che i sindacati sono stati esclusi da ogni consultazione. «A noi comunque interessano la garanzia dei livelli essenziali di assistenza, la qualità delle prestazioni, la riduzione delle liste d’attesa, la prevenzione, la riabilitazione, le diagnosi precoci, la medicina sul territorio sgravando dagli ospedali tutto ciò che costa e ingolfa inutilmente dette strutture – spiega Ferdinando De Lellis, Cisl Fp di Pescara – aspettiamo comunque gli atti aziendali per collaborare a mettere in grado le Asl a rimanere comunque e meglio su standard adeguati e rispondenti alle richieste di salute quale diritto».

A difesa di Chiodi è sceso ieri Alfredo Castiglione che rigetta le accuse.

D’Alessandro, Idv e Menna, Udc: «Chiodi ha dimenticato di convocare le Province per consultazioni sulla sanità».

Antonio Menna, capogruppo Udc in Consiglio regionale:«E’ uno stillicidio continuo e stucchevole di notizie e di tagli in sanità, di cui né il Consiglio né la Commissione competente hanno conoscenza. Si tratta di una circostanza di indubbia gravità, come ha rilevato giustamente il collega Sospiri – dichiara Menna – è mancato purtroppo un confronto diretto e costruttivo con le popolazioni».

11/11/2010 10.30