La concorrenza è salva, le società miste un po’ meno

Alessandro Biancardi

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LA SENTENZA. ABRUZZO. Tempi duri per le società miste pubbliche ma con soci privati che fino ad ora hanno  ignorare il divieto degli affidamenti diretti.

 

E’ stata pubblicata oggi una nuova sentenza con la quale il Consiglio di Stato ha ribadito ancora una volta che le società miste non possono essere affidatarie dirette di servizi, in quanto non soddisfano le condizioni a cui è ancorata la deroga al principio della gara (Sez. V, n. 7533/10).

Una sentenza che vale tra le parti ma che ribadisce quanto già chiaramente dicono le norme e le leggi sia nazionali che comunitarie. Sta di fatto però che in Italia e in Abruzzo tali obblighi di appaltare, comunque, opere e lavori è stata spesso ignorata. Così come l’obbligo di scegliersi il socio privato con una gara pubblica.

Uno degli esempi che viene facile è quello del mondo dei rifiuti dove probabilmente anche grazie agli affidamenti diretti (a questo punto una volta di più illegittimi) è stato possibile creare monopoli per una gestione non sempre perfetta, anzi tardiva e deficitaria se si pensa alla raccolta differenziata.

I maggiori comuni abruzzesi hanno le loro società partecipate a “prevalente capitale pubblico” ma partecipate da ditte private che, giovando dell’affidamento diretto dell’ente pubblico alla società mista, hanno in effetti ricevuto appalti senza gara. Viene facile anche pensare ad Abruzzo Engineering ed al socio privata Selex ma gli esempio si sprecano. Importanza fondamentale hanno dunque le violazioni degli artt. 113, co. 5 del D.Lgs. 267/00 e 49 del Trattato CE che prevede appunto le gare pubbliche.

Altro punto centrale è la mancanza del “controllo analogo” che è il discrimen per stabilire che la società è “in house”, unica eccezione per poter affidare direttamente i lavori.

A commentare la notizia sono Carlo Costantini, consigliere regionale, e Siriano Cordoni, capogruppo al consiglio comunale di Teramo dell’Idv secondo i quali ora il sindaco Maurizio Brucchi ha l’ennesima occasione per mettersi in regola. Si parla di Team la società mista che è al centro, tra l’altro della maxi inchiesta “Re Mida” sui rifiuti.

«Dunque, se la gara deve essere sempre esperita per la ricerca del partner privato», dicono Costantini e Cordoni, «questo vuole anche dire che il Comune di Teramo ed i suoi amministratori operano nella illegalita’ piu’ assoluta. E se ormai tutto ciò è incontestabile, è altresì incontestabile che l’amministratore pubblico che accerta l’illegalità degli atti deve intervenire per rimuoverla, perché diversamente ne risponde come e più degli stessi amministratori che li hanno adottati. Il Sindaco Brucchi e la sua giunta devono, quindi, immediatamente predisporre la revoca o di annullamento di tutti gli atti contrari alla legge che sono stati fino ad oggi adottati, o per affidare nuovi e diversi servizi alla Team, o per far nascere nuove società alle quali affidare nuovi servizi diversi da quelli messi a gara, o per prorogare quelli originariamente affidati, rispetto ai termini stabiliti negli atti di gara».

«La cura per la maggioranza “pseudo liberale” che governa da anni Teramo è», concludono, «proprio un salutare ricorso alle regole della concorrenza e del mercato, con l’unica accortezza di prevedere la tutela e la salvaguardia dell’occupazione».

L’Italia dei Valori formalizzerà la richiesta in una propria risoluzione in Consiglio Comunale.

10/11/2010 12.57

LA SENTENZA 

L’IDV:"TEAM ILLEGALE"

LE INDAGINI SULLA TEAM

LA RICHIESTA DELLA PROCURA ANTIMAFIA SULLA TEAM