Malato di cancro, invalido al 100%: «o torno a lavoro o stipendio decurtato»

Alessandro Biancardi

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LA STORIA. PESCARA. Malato di cancro, dopo 7 mesi di assenza dal lavoro subisce decurtazione del 50% dello stipendio nonostante una invalidità del 100%: «è ingiusto». *ESAME ISTOLOGICO CONSEGNATO 3 MESI DOPO: MALATO DENUNCIA LA ASL

 

Questa è la storia di Massimo Cironas, 48 anni, dipendente Rai Abruzzo dal 1985 ma probabilmente anche la storia di tante persone che come lui scoprono improvvisamente di essere malati. A febbraio scorso all'uomo viene diagnosticato un tumore al pancreas e per lui inizia un calvario senza fine.

Non solo quello contro una malattia devastante e «non operabile» ma contro delle leggi che adesso lo mettono davanti ad un aut aut: o torni a lavoro o ricevi metà dello stipendio.

Per questo Cironas ha scritto una lettera al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al presidente Giorgio Napolitano e Gianfranco Fini. Ma anche a tutti i ministri, al tribunale per i diritti del malato, all'Airc e ai responsabili nazionali dei partiti. Una lunga lettera per spiegare «i meccanismi che investono i pazienti affetti da cancro». «Ho iniziato ad aprile un trattamento di chemioterapia», racconta l'uomo, «ed ora dovrò proseguire per ulteriori sei mesi con un progetto che prevede l’utilizzo di un farmaco in via sperimentale».

Per sei mesi, ogni mese, Cironas si è recato a Carrara ed ora, almemo per altri sei mesi, dovrà recarsi a Carrara ogni mese. «E certo non ci andavo e non ci andrò gratis».

Da Febbraio non torna nel suo ufficio e risulta in malattia. «La commissione Usl che mi ha visitato», spiega ancora, «mi ha riconosciuto una invalidità del 100% con diritto di accompagnamento di 24 ore su 24. In questi mesi ho conosciuto molte persone affette dalla stessa patologia. Persone di diverso strato socio-culturale, ma tutte persone ferite sotto il profilo fisico e soprattutto morale. Il cancro al Pancreas rientra in quel gruppo di tumori denominato Big-Killer , alla luce della elevatissima mortalità legata a questo tipo di tumore (95% di decessi entro i primi 5 anni). Dopo 208 giorni di malattia consecutiva la Rai-Radiotelevisione Italiana, come prevede la legge attuale, ha provveduto a tagliarmi lo stipendio del 50%».

Ora avrà diritto ad altri otto mesi pagati al 50% e poi non percepirà più lo stipendio fino alle soglie dei 24 mesi globali, trascorsi i quali l’Azienda potrebbe procede al licenziamento.

Le domande che l'uomo rivolge ai destinatari della sua missiva sono chiare e, precisa, «investono migliaia di persone affette da tumore»: «dopo 208 giorni di assenza per malattia dovuta ad un cancro e non certamente ad un raffreddore e quindi dopo circa soli 7 mesi la legge prevede il taglio dello stipendio del 50% : ma veramente qualcuno di Voi pensa che un tumore come quello pancreatico si risolva in sette mesi? E Vi sembra giusto che se invece di un cancro io mi fossi rotto una gamba avrei potuto godere senza distinguo dei 7 mesi di malattia consecutivi pagati al 100% ? Vi sembra normale che una normale patologia possa essere equiparata ad un cancro?»

Senza contare l’aspetto psicologico che una patologia del genere comporta. «Portarsi dentro una sorta di serial-killer biologico, che puo’ ucciderti in qualche mese», continua l'uomo, «non è  una bella sensazione e certo dopo solo 7 mesi ritengo che sia abbastanza difficile riprendere una normale attivita’ lavorativa senza che nulla fosse accaduto, per evitare il taglio dello stipendio del 50%. E vi siete mai chiesti in che condizioni psicologiche si possa ritrovare una persona dopo 7 mesi che si trova con un cancro al pancreas, ancora sotto terapia e dello stipendio decurtato del 50%? Il che, se ti va bene, equivale a dire che vai a guadagnare dalle 700 alle 1000 euro al mese a fronte di uno stipendio di 2000 euro mensili. Se sei fortunato».

E le trasferte a Carrara non sono gratis: «ogni mese non ho speso meno di 300 euro a viaggio (fra soggiorno, autostrada, carburante e via dicendo)».

L'uomo inoltre sottolinea che l'articolo 42 del Decreto legislativo 151/2001  riconosce al lavoratore-genitore  e-o coniuge di un portatore di ‘’handicap in situazione di gravità’’, il diritto a un perioso di congedo straordinarioretribuito, continuativo o frazionato, per un massimo di 2 anni.

«Analogo trattamento», contesta, «non viene riconosciuto a chi sta veramente male. Infatti l.53/2000 riconosce al lavoratore dipendente (pubblico o privato) il diritto ad periodo di congedonon retribuito, continuativo o frazionato, fino al massimo di 2 anni. Insomma…se hai il cancro dopo 7 mesi ti tagliano lo stipendio del 50% e dopo altri sette mesi non percepisci piu’ lo stipendio , se invece assisti un malato hai diritto ad un congedo retribuito fino a due anni ed il tuo stipendio non viene toccato. Ma non Vi sembra una assurdità? Non dovrebbero essere quantomeno equiparati i due trattamenti? E, soprattutto in caso di tumori gravi come quello pancreatico, non Vi sembra che il limite di due anni sia il minimo che andrebbe concesso di congedo retribuito? Sempre ammesso che uno  riesca a sopravvivere  24 mesi. Inoltre…se una commissione sanitaria ti riconosce una invalidità al 100% per almeno un anno rivedibile, come è possibile che solo dopo 7 mesi ti venga decurato lo stipendio del 50% ?»

Per la commissione sanitaria, infatti, l'uomo è invalido al 100% fino almeno al 18 maggio 2011, «mentre per la Rai-Radiotelevisione Italiana dopo 7 mesi o reintro al lavoro oppure mi tagliano lo stipendio del 50%. Non Vi appare una grande ed assurda incongruenza? Se sono invalido al 100% fino al 18 maggio 2011, almeno, come faccio a tornare al lavoro? O meglio…se la commissione sanitaria ti giudica invalido al 100% fino al 18 maggio 2011 vuole dire che ritiene anche improbabile e difficile un tuo rientro in servizio solamente dopo sette mesi. Ma per le Aziende no! Dopo sette mesi, in piena terapia oncologica che deve proseguire, o torni al lavoro oppure scatta la decurtazione dello stipendio prima del 50% e poi totale. Come una mannaia».

09/11/2010 9.30

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ESAME ISTOLOGICO CONSEGNATO 3 MESI DOPO: MALATO DENUNCIA LA ASL

SULMONA. L'esito degli esami istologici le sarebbe stato consegnato con un ritardo di tre mesi, creando ripercussioni sulla evoluzione della sua malattia.

Ora é pronta a dare battaglia una donna di 75 anni di Castrovalva (L'Aquila), che tramite il Tribunale del Malato ha presentato una denuncia contro la Asl Avezzano-Sulmona-L'Aquila alla procura della Repubblica di Sulmona. A raccontare la vicenda è l'avvocato del Tribunale del malato, Catia Puglielli, alla quale la donna, sola ed esasperata, si è rivolta.

«Dopo essere stata sottoposta ad un piccolo intervento al naso nel mese di giugno - spiega il legale - la donna attendeva l'esito degli esami istologici per la conferma o meno della presenza di un tumore. Risultati che dovevano essere pronti dopo una decina di giorni. Invece fino all'inizio di settembre la signora non ha ricevuto nessuna comunicazione in merito che è riuscita ad avere solo il 15 settembre».  Il referto medico dell'esito dell'esame in cui si attesterebbe la presenza di un carcinoma al naso riportava però la data del 4 luglio 2010. «Per oltre due mesi la risposta è stata tenuta nel cassetto - conclude il legale - senza che la 75enne potesse decidere cosa fare».

 Da qui la decisione da parte del Tribunale del Malato di interessare del caso la Procura di Sulmona.

09/11/2010 9.30