Cospa Abruzzo:«la burocrazia sta dando il colpo di grazia agli agricoltori in difficoltà»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Milioni di finanziamenti pubblici dall’Europa e dalla Regione per sollevare dalla crisi l’agricoltura. Ed invece pare che siano proprio le pratiche burocratiche a decretare la morte dei piccoli agricoltori.

 

Tutti alle prese con una grave crisi economica scaturita dalla concorrenza (che spesso definiscono «sleale») della grande distribuzione, ma anche del terremoto, soprattutto nelle zone interne e dell’Aquilano. Agricoltori e allevatori abruzzesi sono in ginocchio.

L’associazione Cospa Abruzzo, che raggruppa decine di operatori, però, riferisce di procedure macchinose, di difficoltà nel gestire le pratiche informatiche direttamente nei siti istituzionali preposti, di fideiussioni obbligatorie da dare e della perdita di parte del patrimonio degli agricoltori proprio in seguito a tali fideiussioni. E poi ci sono i ritardi nei pagamenti, molti dei quali già approvati da oltre un anno che non sono ancora stati liquidati.

«Le procedure sono diventate davvero macchinose e lunghe», spiega Dino Rossi del Cospa, «ma non si era detto ai tempi dei primi computer che il cartaceo veniva eliminato al fine di snellire le pratiche? Gli agricoltori sono in stato di agitazione per i ritardi dovuti agli inceppi dei mille passaggi che sembrano avvantaggino tutti tranne gli agricoltori. Quello che ci fa rabbrividire ancora di più sono le associazioni di categoria che, invece, di risolvere questo problema ha preferito arginarlo optando per l’anticipazione al fine di non far tornare indietro i finanziamenti. Per questa operazione occorre obbligatoriamente una fideiussione bancaria che difficilmente gli agricoltori possono ottenere, in quanto sono in sofferenza presso gli istituti di credito. Quindi una soluzione che porta al nulla», sostiene Rossi, «visto che su 1200 domande presenti nell’aquilano sono state fatte solo 5 fideiussioni. La vera preoccupazione delle associazioni di categoria dell’aquilano è come vincere le elezioni al consorzio di bonifica, questo è quanto riferito da alcuni agricoltori della valle Peligna, i quali sono pronti a mobilitarsi con i loro mezzi per protestare davanti all’emiciclo. Lo stesso vale anche per gli agricoltori marsicani che si uniranno alla mobilitazione che codesta associazione è costretta ad organizzare per la tutela di una categoria ormai in estinzione».

Al Psr, il piano per il rilancio dell’agricoltura, è legata anche la misura 126 che comprende i danni del terremoto. Eppure l’associazione contesta anche questi rimborsi che per la maggior parte non sono ancora arrivati, decretando di fatto la fine delle aziende stritolate dai debiti dovuti agli eventi.

QUANDO LA BUROCRAZIA E’ UN PROBLEMA

Certo che fa specie pensare agli agricoltori che hanno dimestichezza con pc e internet. Ma non è questo il problema, pare che comunque anche grazie alle associazioni di categoria, gli agricoltori abbiano superato il digital divide. Quello che non digeriscono è la farraginosa procedura burocratica per arrivare con qualche possibilità a ricevere i finanziamenti.

Cosa deve fare allora un agricoltore se vuole avere la speranza di ottenere finanziamenti previsti dal Psr?

Deve presentare domanda (già fatte nel 2009) da inoltrare tramite portale internet all’Agea di Roma. Successivamente, sempre per via telematica, la richiesta viene inoltrata presso i vari S.i.p.a Regionali. Entro 5 giorni il Centro autorizzato assistenza agricola di competenza deve inoltrare la domanda cartacea.

La richiesta per essere accolta deve essere corredata del modello di domanda composto da 7 fogli; Pas– modello composto da 38 fogli; Fascicolo aziendale composto da 4 fogli.

L’Ufficio S.i.pa. tramite il portale, in collegamento con l’Agea, deve prendere in carico la pratica stampando un modello, con tutti i dati del richiedente, composto da 4 fogli.

La pratica viene “osservata” a livello cartaceo per vedere se è possibile inserirla tra le positive. Tutte le richieste “osservate” e ritenute idonee vanno a formare un elenco di pratiche ammissibili che saranno poi ammesse a finanziamento secondo una graduatoria stabilita con punteggio secondo la potenzialità aziendale. Per essere incluse in questo elenco il tecnico deve vedere se tutta la documentazione è a posto e se c’è l’ok redige un verbale detto di “ammissibilità” composto da 6 fogli.

Questa è la prima parte che, si conclude, con la messa a finanziamento di tutte le pratiche ritenute idonee e che vanno a formare l’elenco precedentemente citato. Questo elenco è divenuto operativo con la Determina DH5/14 del 12.03.2010.

Da questa data inizia la vera istruttoria delle pratiche del Psr 2007/2013. Tutte le pratiche assegnate ai tecnici vengono esaminate e concluse con un verbale positivo o negativo. Detto verbale è composto da 18 pagine e deve essere fatto in doppia copia.

Se alla ditta non viene decurtata la cifra ammessa inizialmente gli verrà notificata una Determina Dirigenziale (di cui vengono stampate 4 copie in A/3) con allegate le norme e prescrizioni, nella quale sono elencati tutti i vari passaggi per accedere ai benefici, composto da 9 fogli ma anch’esso in duplice copia, con allegato anche il verbale d’istruttoria composto da 18 pagine.

Se la ditta subisce una decurtazione la stessa viene informata, tramite una raccomandata, dell’esito dell’accertamento cartaceo, ricevendo il verbale d’istruttoria. Se dopo 15 giorni, tempo utile per impugnare il verbale, la ditta non dà segnali di vita la pratica va avanti e il titolare verrà convocato presso l’Ufficio competente per ricevere la Determina. Se la ditta impugna il verbale la stessa verrà riesaminata.

Notificata la determina lo stesso tecnico che ha stilato il verbale d’istruttoria dovrà, tramite il portale, comunicare all’Agea tutti i dati del titolare dell’azienda che vengono presi dal verbale d’istruttoria di 18 pagine. Per concludere l’iter occorre stampare altri 11 fogli a mò di ricevuta.

Dopo la notifica la ditta può anche chiedere l’anticipazione e qui nascono altri problemi. Perché la ditta che richiede l’anticipo, pari al 50% dell’importo del contributo ammesso a finanziamento, dovrà fare una polizza fideiussoria con un’assicurazione presente nell’elenco imposto dall’Agea. Il modello per fare ciò è composta da 10 pagine e inviato in duplice copia per un totale di venti pagine. Da Pescara le polizze vengono inviate a Roma presso l’Agea e puntualmente ritornano sempre indietro per vari problemi come, una firma non leggibile, mancanza del timbro dell’assicurazione, mancanza del timbro del richiedente, firma fotocopiata come se noi facessimo anche i fotomontaggi e cosi via.

Ma non è finita qua. Tutte le pratiche che hanno sistemato le polizze fideiussorie vanno a formare un lotto, che non ha un numero massimo. Da questo lotto, che può anche essere di una sola pratica, vengono estratte a campione delle pratiche, da un minimo di tre ed oltre. Le pratiche estratte vengono controllate da un tecnico che non deve avere nessuna pratica controllata da lui stesso in quel lotto. Le pratiche estratte praticamente vengono riesaminate e solo se il controllo è positivo tutto il lotto, comprese controllate, possono essere messe in liquidazione.

La trafila però non è finita e prevede ulteriori passaggi difficoltosi. Una volta terminati e la pratica è degna di finanziamento c’è la fase della liquidazione.

Ma anche in questo caso i tempi di attesa, come detto, sono molto elevati.

08/11/2010 8.28