Regione, concorsi interni: malumori e polemiche. Precari: «noi tagliati fuori»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Banditi il 13 agosto scorso i concorsi interni alla Regione Abruzzo fanno ancora discutere.

Sale la protesta per criteri adottati, errori (poi corretti) e esclusioni (precari su tutti).

L'Ugl chiede di ridare «dignità ai lavoratori» e pur apprezzando e condividendo la volontà politica che ha promosso la riorganizzazione dell’Ente chiede di risolvere la questione legata alle stabilizzazioni del personale precario e la riqualificazione professionale dei dipendenti a tempo indeterminato «rispettando le normative e le procedure, senza mostrare il fianco a possibili ricorsi sul piano della legittimità degli atti».

L'assessore al Personale, Federica Carpineta, ha ammesso che nella trascrizione dei bandi pubblicati sul Bollettino Ufficiale della Regione Abruzzo vi sono stati errori, rispetto alle determinazioni assunte in Giunta, errori che «saranno corretti al più presto».

Polemiche furenti anche a causa di libertà di accesso ai concorsi anche a chi non ha il titolo di studio previsto. «La ratio dei criteri», spiega Carpineta, «è stata quella di premiare chi più se lo meritasse attraverso esami scritti ed orali e premiando chi si fosse impegnato di più negli studi, riconoscendogli, a parità di anni di anzianità, un punteggio superiore, pur permettendo, per la prima e ultima volta, a chi non avesse il titolo di studio, ma comunque una adeguata anzianità di servizio, di partecipare alle prove selettive».

«Porre le condizioni affinché non si facciamo le progressioni verticali», insiste l'assessore, «vuol dire privare i propri colleghi, i propri vicini di stanza del luogo in cui giornalmente ci si incontra e confronta, in quello che dovrebbe essere uno spirito di reciproco scambio e crescita, dell'unica possibilità di mettersi alla prova per cercare di migliorare la propria condizione lavorativa e dare quel valore aggiunto, che oggi la Regione cerca».

Ma non tutti i dipendenti sono soddisfatti di quello che è stato deciso soprattutto perchè in ballo ci sono una manciata di posti disponibili per un massa indefinibile di pretendenti alle soglie della pensione, logorati da anni di attesa e dalla consapevolezza di un’ ultima infinitesimale possibilità di farcela.

Non mancano i soliti sospetti: guardando l'attribuzione dei punteggi, il dubbio si fa strada, e c'è già chi si chiede chi sono i ragionieri che parteciperanno a concorso per esperto economista il cui diploma viene fatto valere più della laurea in Economia.

Arrabbiati e preoccupati anche i precari: «le modalità previste», commentano dal coordinamento dei co.co.co, «oltre a non garantire adeguatamente la professionalità ed il servizio prestato presso l'Ente, mortificano l’attuale personale precario non garantendo, per molti di loro, dopo numerosi anni di servizio, neanche la possibilità di partecipazione alle selezioni».

I precari hanno già richiesto l’applicazione di una Delibera di Giunta (D.G.R. 38 del 21 gennaio 2008), nella quale è tracciato un percorso di stabilizzazione per i precari a tempo determinato, per i co.co.co. e per quelli impiegati negli enti strumentali.

«Tale delibera», spiegano dal coordinamento, «è stata già utilizzata da questa Giunta, ma solo per il personale precario a tempo determinato (73 persone stabilizzate nel giugno 2009); è stata revocata la parte relativa agli enti strumentali e ignorata per i co.co.co., pur essendo ancora valida ed applicabile, come da parere ufficiale di autorevoli costituzionalisti».

I precari chiedono ora con forza che l’Amministrazione dia seguito a quanto in essa previsto e per coloro che non rientrano nei termini della suddetta Delibera ci sia la concreta possibilità di veri concorsi che salvaguardino le reali esigenze dell’Ente ed il lavoro svolto e la competenza acquisita dagli attuali precari.

01/09/2010 12.00