Abruzzo Engineering, il Tar blocca una gara della Regione

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Il Tar Abruzzo ha accolto la richiesta di sospensiva presentato da Abruzzo Engineering che blocca per ora una gara di appalto indetta dalla Regione.

 

La notizia desta interesse sotto diversi profili: sia perché la società si oppone di fatto ad una scelta del suo socio di maggioranza (e controllore) e sia perchè il dispositivo per ora farebbe pensare ad un orientamento del giudice amministrativo sulla essenza di società in house di Abruzzo Engineering.

Ma andiamo con ordine.

La sospensiva blocca di fatto (ma solo fino alla decisione sul merito della questione che non vi è ancora stato) il bando di gara n. 2010/S 170-260799.

Con questo provvedimento la Regione Abruzzo aveva indetto la procedura aperta per l’affidamento dello studio di fattibilità della rete dei sottoservizi; il Tar ha sospeso autoritariamente la procedura di gara.

Al riguardo, il presidente di Abruzzo Engineering, Francesco Carli, ha dichiarato che l’ordinanza del Tribunale Amministrativo Regionale, «riconosce la natura giuridica in house di Abruzzo Engineering, conferma la titolarità di diritti speciali esclusivi assegnati dalla Regione Abruzzo in materia di ambiente, territorio, opere pubbliche, protezione civile e sistemi informativi, e decreta che l’affidamento diretto è conferme allo schema legale».

«Il provvedimento del giudice amministrativo», aggiunge Carli, «confermando i pareri dell’avvocatura regionale allegati al ricorso e, prendendo atto della chiara indicazione della legge regionale 34/2007, si sovrappone autorevolmente ad ogni diversa ipotesi formulata informalmente e immotivatamente in ambiente regionale, favorendo il necessario riavvio delle procedure di affidamento».

La situazione però appare molto più complicata di quanto non voglia far apparire lo stesso presidente.

Infatti soltanto negli ultimi mesi e dopo la certezza che diverse procure stavano indagando sulle attività di Ae e sugli affidamenti girati direttamente e senza appalti pubblici dalla Regione, la giunta Chiodi ha iniziato a porsi il problema sulla regolarità di tale manovra che di fatto potrebbe violare la libera concorrenza. Il ragionamento è semplice: se la Regione affida progetti milionari ad Ae che è sua controllata ma partecipata da società privata come Selex (gruppo Finmeccanica) di fatto, poiché Abruzzo Engineering non ha mezzi e competenze per svolgere tali lavori e servizi, questi vengono girati direttamente alla società privata. E questo è sempre vietato dalla legge. Altra questione formale: i riconoscimento della società in house, unico riconoscimento che legittimerebbe gli affidamenti diretti della Regione. Questo però accade quando il socio privato viene scelto con una gara pubblica (cosa che non è accaduta con Selex) e la Regione compie un effettivo “controllo analogo” sulla attività amministrativa della società cosa che non sembra essere avvenuta.

In materia le norme parlano chiare e pensare che una semplice sospensiva possa legittimare non solo gli appalti diretti ma anche tutti gli altri misteri connessi e già denunciati dal presidente Chiodi è forse eccessivo. La notizia diffusa dallo stesso Carli è però indice di un delicatissimo momento che la società vive nell’attesa dell’ennesima riunione “segreta” dei soci e del cda, il prossimo 17 novembre, per decidere sul futuro di questa società che da un momento all’altro è passata dalle stalle alle stelle.

Secondo alcune ipotesi investigative attraverso Abruzzo Engineering sarebbero avvenute alcune operazioni dubbie che avrebbero favorito l’esborso non giustificato di denaro pubblico con il sospetto di aver generato tangenti.

05/11/2010 8.26