Abruzzo Engineering, Ugl: «sconfinamento irrituale del presidente Chiodi»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Come nel miglior stile di opacità anche nei momenti più delicati si persegue la strada del silenzio sulle condizioni di Abruzzo Engineering.

 

Dopo la riunione dell’assemblea alla quale ha partecipato anche il presidente Chiodi nessun organo pubblico, né la presidenza della Regione, né la società, hanno ritenuto degni i cittadini di conoscerne l’esito che doveva decidere persino della liquidazione della società.

Malumori da parte dei 200 lavoratori (100 ex lsu e 100 a chiamata diretta) che ora vedono sempre più concreta la possibilità di perdere il lavoro.

Perché? Perché nel bilancio c’è una voragine anche se negli anni Abruzzo Engineering è stato il serbatoio dove stoccare centinaia di milioni di euro per progetti mai finiti ed un digital divide mai eliminato. Che fine hanno fatto i soldi?

Mistero. Mistero sulle responsabilità e sulle denunce di truffa operate dalla società pronunciate a mezza bocca dal presidente Chiodi e sul quale nessuna forza politica ha deciso di fare chiarezza per cercare di spiegare a cosa si riferisse il presidente della Regione quando parlava di strane operazioni tra Selex (socio privato di Abruzzo Engineering) e la società controllata dalla Regione con il risultato di far sborsare milioni di euro per un prodotto inutile o gonfiato.

Anche in questo caso i responsabili non escono fuori, così come le notizie, mentre è un fatto la chiara volontà di tenere la sordina per quanto possibile sulle questioni “private” di Abruzzo Engineering.

Protestano anche i sindacati che non vengono convocati né informati.

Si «rammarica» la Ugl dell’Aquila che è «costretta» a concentrare le sue proposte a Chiodi in un comunicato non avendo altre occasioni.

«Per esempio», spiega il sindacato,«è possibile ridurre di 1 milione e 300.000 euro il costo annuo di AE, semplicemente applicando una riduzione di orario attraverso l’utilizzo del “contratto di solidarietà”, con diminuzione a 36 ore lavorative; così come è assolutamente possibile e indolore, una riduzione del numero del personale applicando minime incentivazioni all’esodo volontario e accompagnamento alla pensione, per chi ha età e condizioni necessarie all’utilizzo di tali strumenti».

«Ci sembra irrituale», aggiunge il sindacato, «uno sconfinamento istituzionale, quasi una fuga che non possiamo di certo apprezzare dalle responsabilità insite nella carica stessa di presidente della Regione, la richiesta avanzata pubblicamente da Chiodi alla Procura della Repubblica dell’Aquila, di chiarire se l’affidamento in via diretta di commesse da parte della regione ad AE, sia o meno compatibile con la natura in house della società stessa. Irrituale ancor più se si considera che già esistono 2 pareri scritti, emessi in tempi diversi, dai 2 massimi dirigenti dell’avvocatura della Regione Abruzzo, che chiariscono come sia perfettamente lecita la procedura di affidamento diretto, riconoscendo la società in house; Ci chiediamo che senso abbia allora mantenere in carica un dirigente regionale dell’avvocatura, quando il suo lavoro non è riconosciuto dal presidente della Regione stesso».

Allora anche la Ugl provocatoriamente si rivolge al procuratore Rossini.

«A nome dei 200 lavoratori», scrive il sindacato, «ci appelliamo a lei procuratore, chiedendole di aiutare chi purtroppo, suicidando la Politica con la P maiuscola, ha di fatto testimoniato pubblicamente di non essere in grado di agire; per onestà, ci riferiamo oltre che al presidente Chiodi, agli invisibili rappresentanti regionali del nostro territorio, Ricciuti, De Matteis, Giuliante tutti appartenenti alla stessa maggioranza attualmente in carica, che pare non abbiano alcuna capacità di difendere almeno gli aspetti occupazionali delle terre che li hanno eletti; se Abruzzo Engineering fosse stata una società della Regione a prevalente epicentro costiero, siamo convinti che avrebbe avuto da parte dei rappresentati locali, ben altra difesa».

04/11/2010 8.22