Chiodi: «L’Abruzzo è un modello per la sanità». Spot o realtà?

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Tutto sta a capirsi. Il presidente Chiodi sostiene che per la sanità l’Abruzzo è considerato «un modello» per le altre regioni e per il governo.

Lo ha detto ieri in consiglio regionale rispondendo ad una interpellanza dell’opposizione sul Piano di rientro dai debiti della sanità e sulla sua nomina di commissario ad acta. «Noi stiamo cercando di mettere finalmente ordine e trasparenza nel sistema sanitario dove molto spesso si sono scambiati privilegi per diritti – ha continuato il presidente commissario - per il personale dal 2008 al 2009 abbiamo risparmiato oltre 10 milioni di euro. Nel 2009 la Regione Abruzzo, in Italia, è stata la più incisiva nel contenimento della spesa per la medicina convenzionata di base, garantendo gli stessi livelli essenziali d'assistenza degli anni precedenti. Infatti i tagli hanno inciso esclusivamente sulle prestazioni facoltative erogate dai medici di base. Nel campo della spesa farmaceutica i dati al 2009 parlano di un risparmio complessivo di 12 milioni di euro. Per il 2009 possiamo ritenerci soddisfatti, dunque, mentre per il 2010 il percorso virtuoso continua con grande determinazione». Chiodi si riferisce chiaramente al contenimento delle spese. Ma che ci azzecca questo con la sanità? Certo non sono un “modello” le liste di attesa di mesi e mesi per prestazioni sanitarie anche di modesto livello. Come non può essere presa ad esempio la chiusura dei piccoli ospedali senza che sul territorio siano state realizzate forme alternative di assistenza. Non si riesce poi a capire quali sarebbero i centri di eccellenza potenziati (e non sacrificati, come la Cardiochirurgia a Chieti, alla logica del risparmio della spesa) che attirerebbero in Abruzzo pazienti dalle altre regioni. L’impressione è che si giochi sulle parole: il risanamento della spesa viene spacciato per successo sanitario. Il che non è. Il cardiopatico, il malato oncologico, la partoriente, chi trova il Pronto soccorso ad un’ora di distanza dalla sua improvvisa richiesta di assistenza forse contento in astratto che i conti della sanità siano in regola. Ma rischia di non vedere soddisfatta la sua richiesta nelle condizioni in cui versa la sanità abruzzese (soprattutto nelle zone interne) in seguito ai tagli selvaggi dei posti letto e delle attrezzature.

Un fatto deve essere chiaro: la sanità “regge” solo per il senso di responsabilità dei medici, degli infermieri e dei tecnici, nonostante la riduzione del personale, i tetti di spesa ed il blocco del turnover. E regge anche per i miracoli quotidiani a cui sono costretti i manager delle quattro Asl, abituati ormai a fare le nozze con i fichi secchi.

IL RISPARMIO SPESSO È UN ARTIFICIO CONTABILE E L’ASSISTENZA TERRITORIALE È CARENTE

Perché è verissimo, e qui Chiodi ha ragione, che i conti in regola sono il pre-requisito di una buona sanità. Ma non è detto che in nome di un risparmio a volte illusorio e non sempre evidente, debbano essere i cittadini o i dipendenti a dover pagare tutto in modo selvaggio: da una parte le tasse aumentate dall’altra la compressione dei loro diritti all’assistenza sanitaria ed al lavoro. I cittadini perché sono spesso costretti a lunghe liste di attesa o ai viaggi della speranza (la spesa per la mobilità passiva è aumentata di molto), mentre i piccoli ospedali sono stati chiusi, senza che il territorio sia stato attrezzato con un’assistenza alternativa.

I dipendenti perché si favoleggia di un risparmio. Che forse c’è, se si pensa ai pensionamenti non rimpiazzati. Ma che forse non c’è, se si guarda agli appalti per la fornitura di personale da parte delle agenzie di lavoro interinale. Perché il trucco è questo: non si assume personale per rispettare il tetto di spesa. Ma si assumono operatori socio sanitari e tecnici attraverso le agenzie. Così il tetto di spesa in bilancio viene rispettato, non essendoci assunzioni, mentre il costo degli assunti tramite agenzia va nella voce “spese per fornitura di beni e servizi”.

Fare due conti non è difficile: questo dipendente costa come stipendio e come contributi esattamente come quello assunto, ma in più costa anche come aggio che l’agenzia si prende per averlo “affittato”. E allora il risparmio è solo sulla voce di bilancio, non sulle uscite complessive, che addirittura vengono appesantite. Senza dire dei problemi sui diritti del lavoro, negati a questi dipendenti precari (senza malattia, senza gravidanza, a volte senza contributi). A meno che Chiodi non si riferisca proprio a questo: l’Abruzzo come esempio di deregulation per il personale e come terra di conquista per chi nelle altre regioni deve lucrare sulla richiesta di salute degli abruzzesi. Che Moody's abbia riconfermato il rating e che il Tavolo di monitoraggio nazionale abbia apprezzato il Piano operativo della Sanità non significa che la politica sanitaria regionale funziona. Forse significa esattamente il contrario e cioè che l’assistenza sanitaria è stata compressa oltre ogni limite, che gli abruzzesi sono stati spremuti ben bene e che forse siamo quasi al punto di non ritorno. Nessun rimpianto per la sanità degli sprechi e delle tangenti, ma oggi manca una sanità che si prende cura del malato.

Sebastiano Calella 03/11/10 9.48