Chiodi: «no al Centro Oli fino a che ci sono io». Su Bomba questione ancora aperta

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. «Abbiamo risposto coi fatti. La nostra legge non è al ribasso come qualcuno ha sostenuto ma rispetta a pieno la legalità e la Costituzione».*SIT-IN CONTRO PASSAGGIO METANODOTTO SNAM IN AREE SISMA

Lo ha detto ieri il presidente della Regione, Gianni Chiodi, durante la seduta del consiglio regionale che ha portato all’approvazione della legge n.166/2010 di modifica della legge regionale n.32 /2009 su provvedimenti d'urgenza a tutela del territorio regionale.

«Questa è l'unica legge possibile per salvare il nostro territorio», ha detto il governatore. «Questo vuol dire fare gli interessi dell'Abruzzo e della Costituzione».

Chiodi assicura che quello del suo governo «non è un atteggiamento remissivo» ma «non possiamo violare la Costituzione che regola le competenze in maniera energetica. Quindi non è una logica al ribasso ma è l'unica strada percorribile per salvaguardare il territorio e rispettare i dettami costituzionali».

Per il presidente «fin da quando siamo stati chiamati a governare - ha proseguito - l'obiettivo è stato quello di difendere il territorio da una deriva petrolifera. Conoscendo bene sia gli svantaggi sia gli eventuali vantaggi che ne sarebbero derivati. Abbiamo ritenuto, però, che gli investimenti non avrebbero avuto la meglio sulla difesa sul territorio».

Chiodi ha anche ricordato che «da quando c'è questo governo non è stata concessa nessuna autorizzazione per la realizzazione del Centro Oli di Ortona. Finché ci sarò io il Centro Oli non si farà. La legge approvata nasce proprio da un confronto e da una intesa tra Governo e Regione in materia».

Soddisfatto anche il consigliere dell'Idv, Carlo Costantini: «finalmente il consiglio regionale abruzzese ha approvato all'unanimità la proposta di legge alle Camere presentata dall'Italia dei Valori e finalizzata ad introdurre un generalizzato divieto di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi nel mare Adriatico».

L'Abruzzo in questo modo diventa secondo Costantini «promotore di una iniziativa fondamentale per garantire la stessa sopravvivenza del Mare Adriatico, un mare già profondamente malato e con caratteristiche tali (è un mare chiuso e poco profondo) che non gli consentirebbero di resistere neppure ad incidenti molto meno gravi di quello recente del Golfo del Messico».

Ora la parola passa al Parlamento, ma passa anche ai Consigli Regionali delle altre Regioni adriatiche.

«Se l'iniziativa della Regione Abruzzo sarà sostenuta anche da altre Regioni adriatiche», commenta Costantini, «sarà veramente difficile per Bossi e per la maggioranza parlamentare - posta di fronte ad una istanza del territorio, rappresentato nei suoi livelli istituzionali più alti - fare finta di niente. L'obiettivo di liberare definitivamente il Mare Adriatico dai rischi del petrolio è oggi più vicino».

Ma intanto dopo l'annuncio della bocciatura del pozzo Ombrina Mare da parte degli uffici ministeriali, la cittadinanza della Valle del Sangro attende impaziente una simile decisione da parte della commissione Via regionale per i pozzi di idrocarburi previsti per Bomba.
La società statunitense Forest Oil Corporation ha presentato il progetto per sfruttare un giacimento di idrocarburi nella zona di Bomba in prossimità di due zone SIC (Siti di Interesse Comunitario) ai piedi di una fragile diga, in un territorio geologicamente instabile e sismico, nelle strette vicinanze del centro abitato di Bomba e con forti emissioni di sostanze inquinanti, dannose per la salute umana.
«Come per Ombrina Mare», ricordano Maria Rita D'Orsogna di Emergenza Ambiente Abruzzo e Massimo Colonna del Comitato per la Gestione Partecipata del Territorio, «molti sono stati i portatori di interesse a manifestare la propria contrarietà al progetto della Forest Oil».

Le osservazioni allo Studio di Impatto Ambientale dell'azienda sono state inoltrate agli uffici regionali nei tempi utili e secondo quanto previsto dal trattato di Aarhus che obbliga chi prende le decisioni sul territorio a tener conto in maniera vincolante del parere dei residenti.
Da una attenta lettura delle motivazioni del rigetto di Ombrina, «siamo giunti alla conclusione», spiegano D'Orsogna e Colonna, «che tutte le ragioni del diniego per Ombrina possano essere applicate anche al caso Bomba-Forest Oil. A nostro parere, sarebbe del tutto inutile preservare Rocca San Giovanni se poi si scavano pozzi e si costruiscono raffinerie a Bomba o qualsiasi altra località dell'entroterra abruzzese. Auspichiamoe le recenti vicende petrolfiere in Abruzzo, la recente puntata di Report sui pericoli delle piattaforme in mare e l'esempio della Basilicata convincano la classe politica abruzzese ad impegnarsi sul serio ed onestamente per promuovere uno sviluppo fondato sulla tutela dell'ambiente e del territorio, sulla green economy, sulla promozione turistica e la valorizzazione delle risorse naturali e tradizionali».

03/11/10 9,00

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SIT-IN CONTRO PASSAGGIO METANODOTTO SNAM IN AREE SISMA

L'AQUILA. Una delegazione dei comitati cittadini per l'ambiente ha promosso ieri mattina un sit-in davanti a palazzo dell'Emiciclo, sede del Consiglio regionale, contro il progetto nazionale che prevede il passaggio del metanodotto della Snam nelle aree terremotate.

I manifestanti, a decine, si sono ritrovati con cartelli e disegni per esprimere la preoccupazione nei confronti dell'installazione dell'impianto.

«Chiediamo una legge regionale - ha spiegato Giovanna Margadonna per conto dei comitati - che vieti l'installazione di impianti del genere impattanti e assolutamente rischiosi nelle aree terremotate come la nostra, con zone di pericolosità sismica 1 e 2. Il progetto del metanodotto va avanti dal 2004 e ora siamo alle battute finali».

«Di fatto - hanno aggiunto i manifestanti - c'é bisogno di provvedimenti legislativi analoghi a quelli predisposti per il centro oli, per questo motivo abbiamo scelto di provuovere oggi il sit-in».

Nei giorni scorsi anche il sindaco di Sulmona Fabio Federico ha spiegato di aver affrontato la delicata questione in una lettera privata scritta al governatore Chiodi nella quale è tornato a ribadire necessità di delocalizzare il metanodotto dalla Valle Peligna.

Il progetto è quello del “Metanodotto Rete Adriatica”  della lunghezza complessiva di Km 687 (tubazione di diametro mm 1200  a mt 5 di profondità): dopo aver inspiegabilmente subito una variante nel suo percorso all’altezza di Biccari (Fg), è stato ridisegnato verso l’interno lungo la dorsale appenninica, senza prendere in esame l’elevato rischio sismico che interessa le depressioni tettoniche dell’Appennino Centrale il cui tasso di sismicità è ormai ampiamente dimostrato, oltre che dagli studi, dal sisma che colpì Umbria e Marche nel 1997 e dal drammatico terremoto che ha sconvolto L’Aquila e l’Abruzzo interno il 6 aprile 2009.

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