Previsioni meteo: temporali e forti acquazzoni su Abruzzo Engineering

Alessandro Biancardi

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GIANNI CHIODI

GIANNI CHIODI

ABRUZZO. Stazionano da mesi i nuvoloni neri e densi di pioggia su Abruzzo Engineering, la società mista “controllata” dalla Regione al centro di tanti misteri ed inchieste penali che con molto ritardo stanno faticosamente facendo luce sulla gestione.

Si svolgerà oggi, 2 novembre, l'assemblea dei soci della società controllata al 60% dalla Regione Abruzzo, al 30% da Finmeccanica attraverso Selex Service Management e al 10% dalla Provincia dell'Aquila. Si tratta di un appuntamento decisivo per il futuro della società, che nel 2009 ha chiuso il bilancio con un disavanzo di circa 19 milioni di euro, gran parte dei quali dovuti al socio privato, Selex. Il socio di maggioranza, la Regione, oggi dovrà ufficializzare le proprie intenzioni su un sodalizio nel quale lavorano circa 200 persone, molte delle quali in cassa integrazione: l'ordine del giorno parla di ricapitalizzazione o di procedure di liquidazione. Per molti la data non lascerebbe scampo ad ipotesi rosee…

Abruzzo Engineering, la cui mission è l'abbattimento del cosiddetto "digital divide" essendo il terminale ultimo per centinaia di milioni di euro anche provenienti dall’Europa per progetti mai terminati o dimenticati e comunque di dubbia utilità pubblica.

Solo di recente una vecchia inchiesta ha portato ad una decina di avvisi di garanzia relativi ad una presunta truffa sui bilanci per far gonfiare il valore delle quote della ex Collabora Spa, quote poi vendute alla Provincia de L’Aquila.

Indagato principale è il direttore generale, Vittorio Ricciardi, ma all’epoca proprietario di Collabora.

Nei giorni scorsi anche la Cgil è scesa in campo per difendere i lavoratori di Ae, metà dei quali tutti assunti a chiamata diretta, senza concorsi e con il forte sospetto di essere assunzioni clientelari. Un sospetto che per il presidente Chiodi è invece una certezza assoluta. L’altra metà dei dipendenti invece sono vecchi Lsu che dovevano essere stabilizzati grazie ad un finanziamento di 13 miliardi di vecchie lire. Quei miliardi sono stati spesi ed ora quei dipendenti rischiano il licenziamento.

L’agitazione è palpabile ed il momento per quei 20 dipendenti è delicatissimo.

Hanno affidato ad una lettera non firmata alcuni loro pensieri e opinioni.

LA LETTERA DEI DIPENDENTI

«Nella tribolata seduta concernente la ricostruzione post-sisma ed Abruzzo Engineering», si legge nella lettera dei dipendenti, «il Governatore diede voce al proprio dissenziente pensiero rivolgendo pesantissime critiche sia verso i fautori che gli avallanti di un progetto nato male e che potrebbe finir peggio: “Abruzzo Engineering è un cappio al collo per me e per tutti gli abruzzesi. Ora coinvolgeremo Procura e GDF e quando sarà chiara la natura di Abruzzo Engineering potremo parlare di affidamenti su cose che davvero servono, sulla base di un piano industriale già valutato che però porti prima ad una riduzione dei costi. Infatti, Abruzzo Engineering, oltre alle assunzioni fatte in modo scandaloso, aveva costi elevatissimi, visto che il presidente del precedente Consiglio d’Amministrazione percepiva da solo quanto tutto il CDA attuale, così come aveva una struttura dirigenziale da far rivoltare anche i cadaveri dentro le tombe”. Notiamo però che nella macabra causticità di quest’ultimo passaggio (riportato testualmente) il Presidente coniuga erroneamente al passato il verbo avere. Si perché se è vero che il CDA è cambiato (passando da 3 a 5 componenti)ed il presidente anche, è altrettanto vero che il previsto snellimento del management da 20 unità ad 1 solo direttore operativo (menzionato nel punto 3° dell’ “assumption” del piano industriale da lui firmato) non è stato ancora attuato e quindi Abruzzo Engineering “ha” ancora (e non “aveva”) un’ elefantiaca struttura manageriale»

Come mai allora il presidente di questo non ne fa cenno? E’ chiaro che in quanto esponente di una parte politica, Chiodi, finora si è lasciato sfuggire solo qualche “magagna” relativa al passato e cioè quando a governare la Regione e Ae c’erano Del Turco e Quarta. Cosa è successo però dal 2008 ad oggi rimane un mistero di cui si stanno occupando almeno tre procure della Repubblica.

Per gli stessi dipendenti Ae «appare ancor più ingiustificata alla luce delle nefandezze gestionali perpetrate e del drastico ridimensionamento di strutture, mezzi e prospettive, visto che da mesi tutti gli altri dipendenti o sono in cassa integrazione o lavorano presso il Comune ed il Genio Civile dell’ Aquila».

Allora la domanda dei dipendenti: cosa fanno oggi queste decine di dirigenti visto che a gestire l’unica commessa in essere sono i dirigenti dei suddetti enti?

«Beh», si legge ancora nella lettera, «gran parte di loro è stata astutamente camuffata tempo fa in “personale tecnico” così da risultare in produzione e non più nell’area “sepolcrale” oggetto di scandalo”, mentre per altri sono stati plasmati nuovi ruoli di responsabile (vedi per esempio “responsabile dei rapporti politici con l’ente”) per gestire un qualcosa che davvero non esiste. Costoro, che ovviamente non vanno mai in cassa, continuano sempre a farsi le loro belle 38 ore settimanali a stipendio pieno (che ricordiamo è quello di quadro, e quindi non spiccioli), mentre i dipendenti “normali”, dopo essersi fatti cassa ad oltranza (che fanno ancora per 2 ore a settimana) ed aver subito un umiliante trasferimento semestrale fuori regione in quell’altro scandalo nazionale che è il progetto Sistri, si sobbarcano (dopo la chiusura delle altre 3 sedi abruzzesi) dalle tre alle quattro ore di viaggio ogni giorno per lavorare ammucchiati in corridoi o containers in condizioni ergonomiche da denuncia per mobbing e solo grazie ad un’ordinanza che tra l’altro scade il 31 Dicembre».

I dipendenti ricordano pure che questi dirigenti iniziarono la loro escalation in società ai tempi di Collabora Engineering e che, «potendo perpetuare anche in Abruzzo Engineering il libero esercizio di una gestione privatistica risultante dall’omissivo (ma previsto) “controllo analogo” da parte della Regione, si sono insediati nel comparto amministrativo-dirigenziale con fantasmagorici inquadramenti e relativi stipendioni con superminimi pagati sempre dalla Regione».

«Di quelle 100 assunzioni clientelari», si legge ancora nella lettera, «fatte spudoratamente anche quando l’Ente non attribuiva commesse, queste sono quelle che gridano più scandalo, perchè all’ipertrofico aggravio economico che esse comportano si contrappongono stridentemente le responsabilità oggettive del loro nefasto operato, unica ed inconfutabile causa che negli anni ha condotto la società allo sfascio con rovinose ripercussioni sulla vita degli altri dipendenti e della comunità tutta»

02/11/2010 10.20