Centro Oli, passa in commissione la nuova legge. Insoddisfazione dell'opposizione

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. E' passata ieri in commissione la nuova legge sul petrolio presentata a giugno scorso dal presidente della Giunta Regionale Gianni Chiodi.

La prossima tappa è quella di martedì prossimo quando approderà in Consiglio regionale. Per il consigliere del Pd, Franco Caramanico, sono ancora tanti i punti da chiarire e «non è vero che il testo di legge varato ieri blocca il Centro Oli. Nessuna norma può avere valore retroattivo, quindi i problemi legati all’impianto di Ortona rimangono tutti».

Caramanico contesta quindi quanto affermato dal presidente della Commissione, Luca Ricciuti. «Il presidente – commenta il consigliere del Pd – ha spiegato che con il passaggio di ieri si è riusciti a vincolare le attività estrattive  allo strumento dell’Intesa che la Regione deve esprimere. Ebbene, tutto questo non risponde a verità, dal momento che il ministro Tremonti, con un apposito decreto, di fatto invalida lo strumento giuridico-normativo dell’Intesa, sottraendo alla Regione Abruzzo la possibilità di decidere sul proprio territorio in materia di attività estrattive».

Per il Consigliere del Pd, l’unica possibilità concreta per bloccare il Centro oli rimane il Piano della Qualità dell’Aria, approvato dal centro sinistra, e che il residente Chiodi «ignora o fa finta di ignorare». Parla di «eccessivo trionfalismo del Pdl» anche il consigliere di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo: «il progetto di legge regionale del centrodestra appare assai meno incisivo di quanto lasciano intendere le trionfalistiche dichiarazioni del Pdl». Rifondazione Comunista condivide i rilievi critici delle associazioni ambientaliste e confida in una disponibilità al confronto in aula da parte della maggioranza.

«Innanzitutto è discutibile l’accordo raggiunto con il Governo che affida all’Intesa il giudizio sulla “compatibilità”», spiega Acerbo.

«Ma anche se si volesse dare per buona la “filosofia” che ispira la proposta di legge rimane il fatto che le aree più bisognose di tutela e più interessanti per le società petrolifere sono escluse dal provvedimento. Proprio le aree collinari e montane caratterizzate dall’agricoltura di qualità sono state private dalla proposta di legge di quella tutela prevista dalla normativa precedente».

Per Bruno Evangelista portavoce regionale di Alleanza per l'Italia, invece, il testo di legge licenziato «è il classico caso dell'elefante che ha partorito il topolino».

«Per chi si aspettava giustamente qualcosa di migliorativo ed integrativo rispetto alla legge 32 del 2009 la delusione è stata grande soprattutto perchè vi è stata, di fatto, una ulteriore restrizione delle aree interdette alla estrazione degli idrocarburi; in particolare si evince come la incompatibilità sia applicabile esclusivamente per aree naturali protette o vincolate dai beni ambientali, siti di interesse comunitario».

«La realtà», continua Evangelista, «è che ci troviamo di fronte ad una ulteriore iniziativa dilatoria, comunque inadeguata e non risolutiva rispetto ad un problema che investe fortemente responsabilità della politica regionale, non solo di oggi».

28/10/2010 9.37