Petrolio in Abruzzo: torna la legge "Chiodi" in Commissione

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Wwf e Legambiente: «norme insufficienti a mare e anche a terra»

Oggi torna in commissione al Consiglio Regionale la nuova legge sul petrolio presentata a giugno scorso dal presidente della Giunta Regionale Gianni Chiodi. Wwf e Legambiente ribadiscono il giudizio espresso al momento della presentazione, giudicando insufficienti le norme proposte.

«Da un lato», dicono gli ambientalisti, «la Regione abdica nei confronti dello Stato centrale rispetto alle aree a mare, quando almeno poteva introdurre alcuni vincoli attraverso la redazione del Piano di Gestione Integrata della Costa previsto a livello comunitario. Dall'altro, nelle aree a terra la proposta del presidente è peggiorativa rispetto alla norma precedente liberando la strada ai petrolieri proprio nelle aree per loro più allettanti dell'entroterra».

Per le due associazioni con le nuove norme vaste aree dei territori collinari e montani, proprio quelli con Dop, Igt e simili, sarebbero potenzialmente lasciate ad un destino petrolifero.

 «Wwf e Legambiente hanno studiato a fondo la proposta di legge del presidente Chiodi – spiega Angelo Di Matteo, presidente regionale di Legambiente – Si tratta di una norma inefficace che non tutela l’intera fascia collinare costiera dove si concentrano l’attenzione e gli interessi dei petrolieri».

«Le due associazioni lanciano l'ennesimo appello ai consiglieri regionali affinché approfondiscano nel dettaglio le conseguenze di questa proposta di legge – dichiara Dante Caserta, consigliere nazionale del WWF – Si renderanno conto che non contiene le risposte che i cittadini abruzzesi e il vastissimo movimento che in questi anni si è formato sul fronte della deriva petrolifera attendono. Vanno quindi apportate modifiche profonde per salvaguardare la nostra regione dal futuro nero petrolio».

 «Sul futuro del centro oli», sostiene anche il consigliere regionale del Pd, Franco Caramanico, «il presidente Chiodi continua a dire bugie e, come se non bastasse, a causa di colpevoli ritardi da parte della maggioranza, abbiamo perso l’occasione di presentare ricorso  contro il governo nazionale che il 23 febbraio 2010 ha impugnato la L.R.32/2007 presso la Corte Costituzionale e contro il decreto Tremonti,  che di fatto invalida lo strumento giuridico-normativo dell’Intesa, che dà all’ Abruzzo la possibilità di decidere sul proprio territorio in materia di attività di estrazione di petrolio».

La Corte Costituzionale, che si riunirà il prossimo 2 novembre, non prenderà in esame alcun ricorso della Regione, «troppo impegnata in altre faccende per opporsi rispetto al ricorso», contesta Caramanico.

Per il consigliere del Pd, l’unica possibilità concreta per bloccare il Centro oli, rimane il Piano della Qualità dell’Aria,  «approvato dal centrosinistra, e che il presidente Chiodi ignora o fa finta di ignorare».

26/10/2010 9.13