Debiti Asl Lanciano-Vasto: "energica inerzia" per la Regione, tutto ok per la vecchia gestione

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. La relazione del Gruppo di lavoro creato presso l’assessorato al Bilancio della regione per la certificazione dei debiti in sanità è netta: la Asl Lanciano-Vasto è la peggiore.*«CHIUDERE OSPEDALI? PRIMA ORGANIZZARE IL TERRITORIO»: LO DICE IL MINISTRO FAZIO

La relazione sui debiti sanitari è stata al centro dell’iniziativa del consigliere Franco Caramanico (Pd) che ha sollecitato Chiodi a fare piena luce sul problema.

Come già ha evidenziato, le Asl (eccetto forse solo quella di Chieti) non hanno collaborato al lavoro, ma si sono addirittura defilate, sospendendo autonomamente questa attività. Dopo aver rappresentato i problemi incontrati con le Asl di Avezzano e Sulmona e con quella di Chieti, la relazione si sofferma su Lanciano-Vasto, giudicata forse come la peggiore quanto a collaborazione con la Regione.

Così si legge: «l’utilizzo dei dati forniti dalla Asl è risultato immediatamente problematico ed è stato subito avviato un rapporto istruttorio con la Asl medesima che, tuttavia ha sempre dimostrato una energica inerzia ai solleciti del Gruppo di lavoro».

 In pratica la Asl di Lanciano, proprio per questo motivo, non ha prodotto alcun avanzamento del lavoro di certificazione e quindi non ha ricevuto fondi nel 2008 per i debiti pregressi. Dopo circa un anno e mezzo dall’avvio del lavoro di certificazione «il 5 marzo 2009 il Gruppo di lavoro ha definitivamente imposto al personale Asl, in una sorta di contraddittorio, a prendere coscienza della incongruenza ed inutilizzabilità dei dati forniti a causa della non rispondenza dei flussi di dati sui titoli di debito con i dati della contabilità».

 Solo dopo, siamo nel marzo 2009, è stata avviata effettivamente l’attività di riconciliazione e nel corso dell’anno ci sono stati cinque distinti accreditamenti per circa 45 milioni di euro. Insomma, sostiene la relazione, «l’attività di riconciliazione e certificazione avrebbe dovuto costituire una mera attività di regolarizzazione dei pagamenti già disposti e pertanto avrebbe dovuto comportare tempi e modalità di definizione semplici e rapidi, al contrario di quanto accaduto in realtà».

 Abbiamo rintracciato Antonello Maraldo - direttore amministrativo della Asl di Lanciano-Vasto e braccio destro dell’allora manager Michele Caporossi - e gli abbiamo chiesto un commento sulle critiche da parte del Gruppo di lavoro sull’attività svolta a suo tempo per la certificazione dei debiti sanitari.

 ANTONELLO MARALDO:«MA QUALI RITARDI O ERRORI: ERA TUTTO OK»

 «La notizia mi sorprende – ha risposto Antonello Maraldo – perché è vero che sulla conciliazione dei debiti la Asl di Lanciano è arrivata effettivamente un pò in ritardo rispetto ad altri. Ma questo è avvenuto perché prima di conciliare estratti conto di più anni, con centinaia di fornitori migliaia di fatture, abbiamo voluto che il dato fosse certo. Questo ha comportato una mole di lavoro che gli uffici hanno impiegato tempo a svolgere, essendo sottodimensionati (anche se molto competenti, come la Ragioneria). Però mi sembra che errori macroscopici non ce ne siano stati. Su questa specifica situazione il 2 ottobre del 2008 ebbi uno scontro con il Gruppo di lavoro che considerava la nostra Ragioneria in ritardo. Dopo, solo dopo, ci fu il supporto di funzionari regionali che contribuirono alla buona riuscita dell'operazione». 

 Quindi la Asl ha scontato una certa “solitudine” rispetto alla mole di lavoro richiesta. Così anche per il resto dei rapporti con la Regione?

«Al contrario. Io ed altri funzionari Asl (Scalorbi a Chieti e Baci a Teramo) ci occupammo di redigere il Piano industriale (compreso il consolidato regionale) di ciascuna azienda per conto dell'allora Commissario Gino Redigolo. Il tutto senza il minimo supporto regionale perché l’Organo commissariale era privo di struttura. Quei Piani industriali furono poi approvati (agosto 2009) dopo essere stati discussi anche in sede Ministeriale (ho partecipato personalmente ad un incontro con  Palumbo e Massicci). A seguito di quel Piano noi avviammo una serie di azioni: ricordo che la Regione nel 2009 avrebbe dovuto modificare una serie di strumenti di programmazione quali il Piano sanitario regionale ed il Piano di riordino della rete ospedaliera che si tradussero in razionalizzazioni/riorganizzazioni purtroppo interrotte. Come noto, a metà dell’opera, i manager ed i loro staff furono improvvisamente sostituiti a settembre 2009».

 Siamo al solito schema che, con estrema semplicità, attribuisce colpe e responsabilità a chi non c'è più senza che questi si possano difendere. Sbaglio o la ex Asl di Lanciano Vasto aveva i “fondamentali” in ordine? Numero di posti letto sotto gli standard, conti in equilibrio ecc. ecc....

«Lo ha detto lei – conclude Maraldo – ma sarebbe ora che il disastro organizzativo di oggi sia addebitato a chi davvero ne ha le responsabilità senza continuare con i fantasmi del passato che certo non tornano e non hanno alcuna voglia di farlo».

 

Sebastiano Calella  25/10/2010 8.35

 

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«CHIUDERE OSPEDALI? PRIMA ORGANIZZARE IL TERRITORIO»: LO DICE IL MINISTRO FAZIO

ABRUZZO. Incredibile, ma vero. Il ministro Ferruccio Fazio, responsabile per la sanità, si schiera con i contestatori del Piano sanitario operativo.

Il piano che ha chiuso o sta per chiudere i piccoli ospedali, e spiazza tutti gli amministratori di centrodestra della Regione che hanno appoggiato le soluzioni tecniche targate Chiodi&Baraldi.

«Le Regioni con i piani di rientro non possono chiudere gli ospedali senza creare strutture sul territorio, perché così non si risolve il problema». La dichiarazione virgolettata sono riportate da quotidianosanita.it Fazio ha pronunciato queste parole ai medici ambulatoriali del Sumai Assoprof, riuniti a Lecce per il loro 43esimo congresso nazionale.

Il 40% dei ricoveri è a carico degli ultrasessantacinquenni e questo non è più sostenibile per il ministro che sottolinea come il sistema rischi il collasso nel giro di 30 anni. E proprio la riorganizzazione del territorio rappresenta la risposta, «una scelta obbligata oltre che strategica per il prossimo triennio» ha sottolineato Fazio. La dichiarazione, che non è stata smentita, annulla mesi di polemiche, di scioperi, di manifestazioni, di ricorsi al Tar dall’esito incerto (per Casoli e Guardiagrele non è stata concessa la sospensiva per la chiusura dei rispettivi ospedali), di dichiarazioni che ora sembrano avventate da parte di assessori regionali e parlamentari del Pdl, insomma delle difese del Piano taglia ospedali. E nello stesso tempo rivaluta la posizione dei critici, soprattutto i sindaci dei territori interessati, che contestando la fretta dei tagli avevano chiesto proprio quello che adesso Fazio propone: prima di chiudere i piccoli ospedali, attrezziamo il territorio con servizi sostitutivi, altrimenti «non si risolve il problema» del risparmio.

Si dirà che una frase pronunciata in un congresso medico va letta nel suo contesto, cioè come messaggio interno alla categoria. Sarebbe però ben strano se il pensiero del ministro non fosse veramente questo: avrebbe mentito ad una platea qualificata di medici specialisti e generici ambulatoriali, odontoiatri, veterinari, oltre che biologi, chimici e psicologi (sono circa 15 mila), riuniti a Lecce sul tema “Ssn e sostenibilità. Una rete territoriale di eccellenza”. Ma il ministro Fazio ha detto proprio questo.

Cioè l’esatto contrario di quello che sta succedendo in Abruzzo con un Piano operativo che forse è solo una fuga in avanti. Una specie di casa costruita senza fondamenta oppure quel famoso proverbio: “la gatta frettolosa ….” con quel che segue.

Sebastiano Calella  25/10/2010 8.29