Asl inadempienti: così fan tutte. Sospesa la certificazione dei debiti

Alessandro Biancardi

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GIANNI CHIODI E NICOLETTA VERI'

GIANNI CHIODI E NICOLETTA VERI'

ABRUZZO. Asl indifferenti o quasi al limite del boicottaggio sui debiti sanitari da certificare per il Piano di rientro.

Impossibilità delle aziende sanitarie di comunicare per via informatica con la Regione, a causa dei differenti programmi e linguaggi della contabilità. Decisioni autonome e immotivate di alcune Asl di interrompere la verifica iniziata, lasciando a metà (o anche meno) la ricognizione e la certificazione dei singoli debiti fino al 31 dicembre 2006.

E’ sconfortante il quadro che viene fuori dalla relazione del Gruppo di lavoro creato a fine 2007 presso l’Assessorato regionale al Bilancio, come previsto nel Piano concordato con il Governo. Tanto che il consigliere regionale Franco Caramanico (Pd), letta la relazione, ha chiesto al presidente Chiodi di intervenire rapidamente. Le Asl avrebbero dovuto eseguire un’operazione di “riconciliazione e certificazione” dei debiti esistenti al 31 dicembre 2006, un controllo molto importante per chiarire definitivamente quali debiti ripianare. Ma il tutto si è rivelato un lavoro quasi disperato, di cui va dato merito al Gruppo che, pur con gli eventuali errori o differenze di valutazione delle procedure, è stato l’unico organismo che si è preoccupato dei conti sanitari per armonizzare i controlli e rendere comprensibili i dati sul deficit. Risultato? Del tutto insoddisfacente, nonostante l’impegno. Iniziative amministrative per rimuovere questa situazione? Del tutto assenti. Ci si è invece preoccupati a settembre di accorpare le Asl nelle province dell’Aquila e di Chieti, con relative nomine frettolose e lottizzate (Centrodestra) dei manager. Poi a fine dicembre i commissari e i sub commissari delle Asl (nominati di corsa dopo il licenziamento dei vecchi manager del Centrosinistra) sono stati mandati a casa per l’arrivo di Francesco Zavattaro a Chieti e di Giancarlo Silveri all’Aquila, senza nemmeno un abbozzo di unificazione delle due amministrazioni, dei diversi sistemi informatici per la contabilità, del personale ecc. ecc.

In realtà c’è stata anche la nomina del professor Ferdinando Romano all’Agenzia sanitaria regionale, la struttura che doveva essere il motore e la mente della sanità abruzzese. Il posto di direttore non a caso era stata appannaggio di un candidato che piaceva al senatore Fabrizio Di Stefano e che avrebbe dovuto bilanciare le nomine dei due manager di Chieti e L’Aquila scelti dal presidente Chiodi. In realtà questi pesi e contrappesi non hanno prodotto efficienza e controllo reciproco, ma la marginalizzazione dell’Agenzia che è stata espropriata anche dal sub commissario Baraldi che lavora in totale autonomia.

AVEZZANO DIROTTA GLI IMPIEGATI AD ALTRO LAVORO, CHIETI VA BENE, MA IL MANAGER VIENE CACCIATO

Ma il clima di confusione e la mancanza di guida politica locale sono state la causa o l’effetto dell’assalto alla diligenza della sanità abruzzese? Chissà. Certo è che tutte le scelte della politica sanitaria abruzzese non sono passate né in Consiglio regionale né attraverso l’assessorato né tanto meno sono state condivise o contestate con un dibattito politico: sono state decise a Roma.

E’ perciò quasi fisiologico il quadro del cattivo funzionamento delle Asl che esce dalla relazione del servizio Bilancio della Regione. Se non si “sa chi fa cosa” e perché lo fa, è poi difficile indirizzare tutti ad un unico obiettivo. Tant’è vero che la relazione conclusiva del Gruppo di lavoro rivela che «in più occasioni i controlli hanno evidenziato certificazioni da parte delle Asl regionali di debiti non corrispondenti ai dati di contabilità», come si legge nel quadro dettagliato dei comportamenti delle aziende tra il 2008 ed il 2009. Si va dalle Asl cattive (Avezzano-Sulmona) a quelle virtuose (Chieti), a quelle indisciplinate ed inizialmente riottose (Lanciano-Vasto), a quelle del tutto disinteressate (L’Aquila), a quelle inadempienti ed ancora senza completamento dei dati (Pescara) per arrivare alla Asl di Teramo che «ha mostrato per lungo tempo un atteggiamento di particolare indifferenza e di scarsa collaborazione» ed ha espresso «notevolissime difficoltà nel comunicare le partite di debito» entrate nelle procedure di consolidamento previste. Risultato del lavoro: «quasi tutte le Asl hanno abbandonato da diversi mesi il lavoro di certificazione».

 Ma è solo irresponsabilità e incompetenza o c’è qualcosa di più, come la mancanza di controlli da parte della Regione? Questi i rilievi più significativi sul comportamento della Asl di Avezzano-Sulmona. Il Gruppo di lavoro ha «restituito 62 certificati di debito in quanto non coerenti con la contabilità», ha rilevato insussistenze di debito per 807 mila euro, 11 mila euro sono fatture per spese non legate all’assistenza. Poi «a partire dal mese di ottobre 2009, la Asl di Avezzano-Sulmona ha sospeso l’attività di certificazione. Il personale ha comunicato per le vie brevi che la certificazione è stata autonomamente sospesa»: gli impiegati sono stati dirottati al pagamento dei debiti degli anni 2007-2008. Il che ha prodotto difficoltà per la Regione per definire i contenuti del Piano di rientro. Ma non si tratta solo di inadempimento degli obblighi presi con il Governo, è possibile anche che questa scelta gestionale abbia comportato il ricorso ad anticipazioni di cassa, con aggravio di spese per interessi. Meglio, molto meglio è andata per la Asl di Chieti dove la certificazione è andata avanti in perfetto accordo con il Gruppo di lavoro, ma anche qui l’attività si è fermata da alcuni mesi, forse in concomitanza con la sostituzione del manager Mario Maresca, mandato via proprio nel momento in cui stava raccogliendo i frutti positivi del suo lavoro.

Sebastiano Calella  21/10/2010 10.11