Chi dissiperà i dubbi su Abruzzo Engineering?

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO ENGINEERING

ABRUZZO ENGINEERING

ABRUZZO. Forse oggi, dopo l’ennesimo scandalo che travolge il gioiello creato da Del Turco è chiaro a tutti che vi siano cose da chiarire, da spiegare, che non vi è stata alcuna trasparenza e che sono stati spesi milioni di euro per fare cose che nessuno conosce.* AUDIO. LE PORCATE DI ABRUZZO ENGINEERING SECONDO IL PRESIDENTE CHIODI

 

Oggi, dopo la notizia dei 12 indagati, tra cui il direttore di Abruzzo Engineering, Vittorio Ricciardi, accusati di truffa e abuso d’ufficio per aver sovrastimato le quote societarie da far comprare alla Provincia, appare come una vera e propria emergenza amministrativa chiarire le responsabilità e gli errori del passato.

Un pò di luce su questo buco nero dell’amministrazione regionale è stata fatta solo dopo lo scoppio dell’inchiesta sul Gruppo Stati che ha fatto scoprire agli abruzzesi che il socio privato di studio del presidente Chiodi era il referente principale a cui tutti si raccordavano per l’azione di Ae e persino l’ex assessore Stati (che non ritornerà in giunta) a lui chiedeva e lui informava.

Solo dopo si è parlato del problema degli affidamenti diretti, una prassi che sarebbe durata anni: la Regione avrebbe girato direttamente, senza gare, milioni di euro ad Abruzzo Engineering che essendo “solo” un carrozzone di raccomandati per metà (e metà Lsu) non era in grado di svolgere i progetti assegnati. Per questo tutto veniva affidato, sempre direttamente, alla Selex, socio privato di Ae e controllata da Finmeccanica. Oggi Finmeccanica è al centro di diverse inchieste per maxiriciclaggio di milioni di euro per vicende connesse a quel caso Mokbel che pare nasconda ancora molte zone d’ombra che lambisce il vertice di Fimeccanica, Guarguaglini. Proprio lui fu l’interlocutore principale di Del Turco che volle creare questa società e al cui vertice mise Lamberto Quarta che ne divenne signore assoluto.

La legge dice che bisognava scegliere il socio privato di una società mista attraverso una gara europea ma questo Del Turco non lo fece; la legge dice che bisogna fare gare europee per affidare gli appalti, ma questo non è stato fatto preferendo affidamenti diretti. Non solo, secondo il presidente Chiodi proprio questo meccanismo di interscambio (Regione affida ad Ae ed Ae a Selex che poi restituisce il prodotto finito ad Ae) avrebbe creato il meccanismo giusto per sovrastimare anche i costi reali.

Il fatto è che ad oggi Selex rivendica oltre 20 milioni di euro dalla Regione Abruzzo per commesse non pagate. Commesse che potrebbero essere, come detto, pagate molto di più del dovuto e dunque si tratterebbe di un credito gonfiato. Proprio come è successo per la sanità. Chiodi lo ha detto chiaramente muovendosi con anticipo rispetto alle procure che pure stanno indagando su questo versante.

Ma la domanda è una: perché sovrastimare i costi di un progetto e far pagare di più la Regione? Chi ci ha guadagnato e perché? Che cosa è successo davvero mentre Quarta era presidente ed erano strettissimi i suoi rapporti con la Selex? Si sono interrotti poi quei rapporti dopo gli arresti di Sanitopoli oppure no?

Una inchiesta avviata quando Del Turco era ancora presidente non ebbe esito ma le carte di quella indagine su Abruzzo Engineering furono trovate nell’ufficio di Quarta il giorno del suo arresto.

Dubbi da dissipare che riguardano anche vecchie inchieste di cui non si sa più nulla, forse perché archiviate, e che indagavano proprio su quei fatti che oggi appaiono più chiari: il passaggio delle quote societarie e gli affidamenti diretti.

COSA SI DICEVA NEL 2007

Illuminanti a tal proposito alcuni commenti del 30 ottobre 2007, quando si sparse la notizia di due inchieste su Abruzzo Engineering.

Sulle quote azionarie l’allora presidente Stefania Pezzopane disse: «E’ stata la società Euroservizi (già Collabora), a cedere quote azionarie, che sono state acquisite da Regione e Selex (Finmeccanica), rispettivamente per il 60% ed il 30%. Successivamente vi è stato un aumento di capitale sottoscritto da tutti i soci, Regione, Selex ed Euroservizi. Poi, in applicazione del decreto Bersani e degli impegni assunti in sede di protocollo d’intesa per la costituzione dell’Abruzzo Engineering, la Provincia ha provveduto ad assumere direttamente la partecipazione del 10% posseduta dalla sua società Euroservizi». Sembrerebbe lo stesso passaggio di quote sanzionato con sequestri ieri dall’inchiesta della procura dell’Aquila.

«Tutto quanto è accaduto con procedure amministrative trasparenti», disse la presidente Pezzopane, «e con atti amministrativi collegiali e unanimi del Consiglio provinciale ed è servito a salvare circa 200 persone dal licenziamento, visto lo scadere delle convenzioni al 2006. E’ questo il vero “affare” per il territorio e l’altro “affare” è aver convinto un colosso come Finmeccanica a partecipare a questa straordinaria operazione di rinascita di due società ereditate da precedenti amministrazioni che non avevano più missione, ma che avevano in carico circa 200 lavoratori».

Sappiamo poi del clientelismo e della utilità dell’intera operazione. Era chiaro a tutti (tutta la politica) che Abruzzo Engineering serviva per sistemare protetti e lo denunciò anche Mario Amicone, nemico giurato di Del Turco e del suo fido Quarta, sempre in quei lontani giorni.

Sempre nel 2007 il Messaggero scriveva a proposito delle inchieste su Abruzzo Engineering: «una Fira bis, secondo altri, cioè un importante braccio economico a servizio delle scelte politiche della Regione, il senso del progetto è chiaro: trasferire a una società “in house” competenze e risorse da gestire secondo logiche di impresa. Con enormi ritorni politici e al riparo dal controllo dell’opposizione. Tecnicamente possibile, a patto di muoversi in equilibrio sul delicato confine tra monopolio e concorrenza. Il senso del progetto è ancora più chiaro, se si considera che a cumulare le cariche di presidente e ad è Lamberto Quarta. Il braccio destro del presidente Del Turco, sempre più un presidente-ombra».

Parole che oggi alla luce di quanto di più si sa acquistano una valenza incredibile ed aumentano i misteri sul perché di tanto silenzio.

Eppure quelle inchieste di cui nulla si sa più scandagliavano anche gli affidamenti diretti degli appalti milionari e sulla regolarità dell’affidamento “in house”.

Gli affidamenti diretti ci sono stati per progetti da milioni di euro ed oggi pesano sulle casse pubbliche. Chi ha controllato che quei progetti siano stati portati davvero a termine? Tutti i progetti sono stati conclusi? Tutti i progetti sono stati utili a qualcosa oppure si è solo sprecato denaro pubblico? Tutte domande che la Regione avrebbe dovuto fare pretendendo risposte dalla società che controlla, cosa che non è ancora avvenuta. Anche Chiodi si è mosso con molto ritardo annunciando e denunciando solo dopo il sentore di indagini pericolose.

E cose strane sono successe anche con il governo di centrodestra: dopo aver speso 51 miliardi di lire per completare progetti e stabilizzare i lavoratori di Ae. Oggi i 200 lavoratori rischiano comunque ed i 51 miliardi non ci sono più.

Poi per risparmiare briciole sono state chiuse le sedi periferiche, pare sempre sotto consiglio del supervisore Tancredi, e molti dei 200 lavoratori sono stati mandati a lavorare in un capannone di proprietà della Selex o di Finmeccanica per il progetto Sistri, ad Avezzano. Pare che Abruzzo Engineering abbia però pagato l’affitto per quel capannone ed a conti fatti il risparmio è diventato esiguo.

Storie che non interessano la politica perché «tutti», come ha ricordato Chiodi, ne hanno approfittato a turno ed ora pare che nessuna forza politica possa avere la forza di farsi garante per scoperchiare e fare chiarezza su moltissimi altri aspetti oscuri.

 a.b. 19/10/2010 9.31

* QUARTA ENGINEERING: L'INGEGNO AL POTERE

* "STIAMO FACENDO COSE STRAORDINARIE"