Debiti in sanità: le Asl fanno il comodo loro

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3235

GIANNI CHIODI

GIANNI CHIODI

ABRUZZO. Una Regione “canaglia” come l’Abruzzo (per il deficit in sanità) non potrebbe permettersi il lusso di ignorare quanti debiti ha in realtà.

 

Eppure è quello che succede e pare che in realtà al Regione non sappia con precisione a quanto ammonti il debito perché ignora quanti di questi debiti siano stati pagati, se tutti sono dovuti alle prestazioni sanitarie, se i fornitori sono trattati tutto allo stesso modo, se …

E invece i dubbi sono tanti, dopo la denuncia del consigliere regionale Franco Caramanico (Pd) che ha evidenziato le grosse criticità del lavoro di ricognizione dei debiti, scoperte dal Gruppo di lavoro dell’Assessorato regionale al Bilancio, creato per unificare le procedure del Piano di rientro dai debiti.

Incredibile il quadro che viene fuori. Le sei Asl sono completamente indipendenti (adesso ne sono quattro, ma sempre indipendenti restano): ciascuna ha una sua contabilità differente dalle altre e quasi tutte hanno una scarsa voglia di collaborare per fare chiarezza sui debiti sanitari. E addirittura sono refrattarie ai richiami, agli appelli, alle minacce del Gruppo di lavoro. Così oggi non si ha la certezza sui debiti reali della sanità, sui pagamenti che vanno fatti o no, sul deficit che giustifica le addizionali Irpef, il ticket, i tagli ai piccoli ospedali.

Dopo la lettura della relazione del Gruppo di lavoro, l’impressione sgradevole che rimane è che la Regione non riesce a controllare le sue Asl: qualche funzionario locale impermeabile al rispetto delle regole usa a sua discrezione i soldi della sanità in maniera del tutto indipendente anche dai manager e completamente autonoma nelle scelte che poi si ripercuotono su tutti i cittadini tartassati per i debiti della sanità. La politica ostaggio dei colletti bianchi?

POLEMICHE POLITICHE E CORTINE FUMOGENE

E’ questo forse l’aspetto più sconfortante di tutta la vicenda, il significato vero dell’allarme lanciato dalla relazione inviata al Commissario Chiodi, al suo vice Giovanna Baraldi (ed anche a Giancarlo Rossini, l’altro sub commissario che si è dimesso subito), agli assessori Carlo Masci e Lanfranco Venturoni, oltre che a Maria Crocco, direttore delle Politiche della salute. Caramanico ha chiesto a Chiodi di far luce su questa incredibile prova di inefficienza (per non dire altro) di certi funzionari delle singole Asl, ma purtroppo il clima di forte contrapposizione politica ha fatto alzare cortine fumogene per nascondere la gravità di questi comportamenti o per conoscere se e quanto è stato fatto per correggere questa anomalia. E così ci si diverte a dire: “la colpa è del centrodestra”, “no è del centrosinistra”, senza approfondire se sono state attivate o no tutte le procedure per riportare al rispetto delle regole un sistema impazzito come quello sanitario, diventato terreno di caccia per chi usa in modo disinvolto i soldi pubblici. La storia è esemplare per come vanno le cose nella sanità abruzzese.

ASL RETICENTI E POCO COLLABORATIVE CON LA REGIONE PER IL PIANO DI RIENTRO

L’accordo Governo-Regione per accertare in modo completo e definitivo i debiti ed i crediti delle Asl al 31 dicembre 2006, ha fatto nascere nell’assessorato al Bilancio della Regione un Gruppo di lavoro, che merita la citazione: coordinatore Carmine Cipollone, componenti Antonella Lucidi, Alessandra Visconti e Adolfo Graziani. Tra le prime iniziative organizzative, viene creato un sistema unico di rilevazione dei dati per controllare la corrispondenza tra i dati riportati nei libri mastri delle singole Asl ed i debiti pagati o da pagare. Da questo controllo capillare emergono le stranezze delle due fatture già segnalate: quella della Asl di Teramo certificata tre volte come debito per 4.777.333,60 euro (l’importo vero e realmente pagato, come ha precisato il fornitore Marifarma, era invece di euro 477.333,60). Oltre che sbagliata, la fattura non «costituiva debito per costi connessi alle prestazioni sanitarie per i livelli essenziali di assistenza, ma si riferiva a debiti per spese per le quali la Asl aveva già ricevuto finanziamenti e quindi non aveva titolo per richiedere i fondi del Piano di rientro».

 La seconda era la fattura (Asl di Pescara) per 5 milioni e 600 mila euro relativi al fornitore Villa Pini: il controllo dei mastri ha evidenziato che questo debito al 31 dicembre 2006 non c’era proprio. Sviste veniali, un pò di superficialità? Non sembra: nonostante gli incontri più volte ripetuti con il personale amministrativo delle aziende sanitarie per spiegare le procedure ed il corretto utilizzo del software, «le Asl – si legge nella relazione – non hanno supportato il modo adeguato» il lavoro del Gruppo, mostrando «un impegno scostante, spesso poco interessato, rivedendo continuamente i dati forniti, non garantendo una base di dati solida e consolidata e obbligando a rivedere anche il lavoro precedentemente svolto».

 E altrove: «la notevole reticenza che le Asl mostrano diventa un danno a carico delle Asl medesime e con danni erariali evidenti legati al ricorso ad anticipazioni di cassa a discapito dei fondi messi a disposizione per il ripiano dei debiti».

 E ancora: «il Gruppo di lavoro si scontra continuamente con un muro invalicabile nella definizione di dati e procedure sui debiti con le case di cura private per note di credito da ricevere, per extra budget e per decurtazioni di debito conseguenti alle verifiche della Commissione ispettiva permanente».

 In altre parole: le Asl rischiano di mostrarsi disinteressate a chiarire i debiti forse perché quei funzionari reticenti, nella migliore delle ipotesi, rifiutano controlli e regole comuni. E allora: con quale autorità la Regione costringe gli abruzzesi a pagare ticket e addizionale Irpef, oppure chiude i piccoli ospedali per arrivare a risparmi non si sa quanto realmente obbligati?

Sebastiano Calella  19/10/2010 11.30