Carceri Abruzzo, 30 tentati suicidi dall'inizio dell'anno

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. 30 tentati suicidi nei primi 9 mesi del 2010 nelle carceri d'Abruzzo. 3 i gesti estremi portati invece a compimento.

 

E' la tragica classifica pubblicata sul sito della Polizia Penitenziari che fornisce i numeri di tutta Italia. Nella nostra regione si contano fino al 30 settembre scorso 14 tentati suicidi solo nel penitenziario di Teramo, 11 in quello di Sulmona, 5 a L'Aquila. Nessun tentativo, invece, nella altre strutture di Vasto, Pescara, Lanciano e Chieti.

Due invece, al 12 ottobre scorso, i morti nel carcere di Sulmona e 1 in quello di Teramo. I numeri portano così nuovamente alla ribalta la tragica condizione delle strutture penitenziarie che fanno registrare in tutta la penisola 911 tentati suicidi e 54 suicidi. Per il segretario generale della Uil Penitenziari, Eugenio Sarno, «i numeri sono la certificazione del livello  di degrado, disumanità, inciviltà ed illegalità che connota l’universo penitenziario italiano».

«Occorre premettere e precisare», spiega, «che statisticamente circa il 50% degli eventi rubricati come tentati suicidi possono essere considerati gesti dimostrativi. Ciò non toglie che siano circa 500 le tentate autosoppressioni con la dichiarata volontà del suicidio. E’ un dato terrificante che non può non far riflettere».

E’ da tempo che la Uil denuncia come la polizia penitenziaria sia «precipuamente impegnata nell’impedire le evasioni dalla vita da parte dei detenuti. E’ un impegno encomiabile di cui non parla quasi mai nessuno. Eppure sino ad oggi abbiamo monitorato per via diretta il salvataggio di circa 175 detenuti da parte dei poliziotti penitenziari, non è escluso, perciò, che siano molti di più».

L’ultimo in ordine di tempo alla casa Circondariale di Pistoia, dove due giorni fa gli agenti hanno salvato la vita ad un giovane detenuto italiano, che però versa in condizioni disperate.

«Purtroppo la grave deficienza organica (meno 6500 unità) del Corpo non trova soluzione in atti parlamentari, al netto delle favolette che ad intermittenza ci vengono propinate. Questo significa- prosegue Sarno –che i livelli di sicurezza travalicano ogni previsto limite minimo. Non solo, quindi, la polizia penitenziaria non può adempiere al compito costituzionale della rieducazione e del reinserimento, quant’anche ha difficoltà persino garantire la mera sorveglianza».

 15/10/2010 9.02