Bocciatura Ombrina 2, D'Orsogna: «è la vittoria della gente»

Alessandro Biancardi

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PIATTAFORMA OFF SHORE

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ABRUZZO. Dopo la bocciatura da parte della Commissione Valutazione Impatto Ambientale (VIA) nazionale del progetto Ombrina Mare della Mediterranean Oil and Gas i comitati ambientalisti festeggiano.

E' lunga la lista di «timori» della popolazione abruzzese sposata dal Ministero dell'Ambiente che ha portato alla bocciatura del progetto Ombrina Mare, il pozzo di petrolio con annesso centro oli a mare che la ditta inglese MOG avrebbe voluto trivellare in località Rocca San Giovanni, a 5 chilometri dagli ombrelloni.

Come rilevato dalle numerose osservazioni inviate dalla gente e dagli enti pubblici c'è il «timore di nocumento per lo sviluppo turistico», quello per il «degrado ambientale per la presenza di una nuova torre di perforazione», «l'impatto negativo di traffico, presenza di strutture a mare, smaltimento rifiuti, rilascio metalli pesanti», il «timore di possibile inquinamento da vernici, combustibili, reflui» e per la «paventata diminuzione di presenza turistica».

Poi il Ministero ha anche valutato la presenza di due siti di interesse comunitario e il vincolo paesaggistico che insiste sulla costa, da qui la bocciatura.

Tutti in regione sono consapevoli che questa è la vittoria della gente, dei comitati, di quanti con tenacia si sono opposti al progetto per salvare il proprio mare. E' la vittoria di quanti si sono messi a studiare le carte e hanno presentato le osservazioni. Il risultato concreto di una battaglia ostinata contro poteri altrettanto ostinati.   

PrimaDaNoi.it ha sentito Maria Rita D'Orsogna, ortonese trapiantata negli Usa che a distanza (ma anche con numerose trasferte) ha sempre seguito in prima linea questa battaglia.

Quando ha saputo la notizia «sono stata contenta e anche un pò commossa», ammette. «Ho pensato alla prima volta che ho iniziato a raccogliere osservazioni e a quanto fossi preoccupata, se sarebbe stato utile o no coinvolgere la popolazione in massa. E poi mi sono detta, proviamoci, senza sapere come sarebbe andata a finire. Ho pensato a quelle 300 pagine del progetto e alla mia indignazione alla superficialità con cui la MOG diceva che il tutto avrebbe avuto impatti nulli o trascurabili. Ho pensato che mi sarebbe molto piaciuto essere  in Italia ieri».
D'Orsona ha molto apprezzato che il Ministero nella valutazione abbia ascoltato quello che gli abruzzesi avevano da dire: «come primo motivo del  rigetto ufficiale di Ombrina Mare», spiega, «ci sono le nostre osservazioni ribadendo che il parere negativo è dovuto ai timori che la comunità  ha espresso. Per questo ringrazio Emergenza Ambiente Abruzzo, Fabrizia Arduini, Giosuè Guidone, Pasquale  Cacciacarne e Assunta Di Florio, miei instancabili compagni di viaggio».

Adesso cosa accadrà? Non c'è più speranza per questo progetto? Come potrebbe muoversi la società?
«E' da un po’ che la MOG versa in acque difficili dal punto di vista finanziario. Nel 2009 hanno perso 2.5 milioni di euro, e nei primi sei mesi del 2010  5 milioni. Hanno già annunciato ai loro investitori che sono  pronti a vendere la società nel prossimo anno per mancanza di  liquidità. Ombrina Mare era il loro progetto più importante  e il decreto Prestigiacomo che vieta le trivelle entro le 5 miglia dalla costa ha dato loro un duro colpo. Il parere negativo da parte  del ministero è ovviamente quasi il colpo finale. Potrebbero appellarsi,  potrebbero vendere la società ad altri. In ogni caso chiunque stia  dietro la MOG sa che gli Abruzzesi sono determinati a che questo progetto  non venga realizzato. La cosa interessante è che la MOG non ha ancora  rilasciato dichiarazioni a proposito, vedremo cosa hanno da dire».

Questa vittoria che significato ha oggi? E' la dimostrazione che la gente, da sola, quando non si sente rappresentata adeguatamente dalla classe politica, può comunque continuare a lottare da sola?

«Non solo», risponde D'Orsogna, «è la dimostrazione che un popolo informato, compatto, e civilmente arrabbiato può anche cambiare la politica, che loro lo vogliano o no. Oggi è un suicidio politico dire di essere favorevoli al petrolio in Abruzzo, è questo è solo grazie all'opinione pubblica e all'incessante martellamento mediatico. E per le altre tematiche ambientali? E per l'elettrodotto dal Montenegro? E per l'inceneritore a biomasse di Punta Penne? E per la filovia di Pescara? Perchè i politici non si occupano anche di questi temi? Io non posso salvare tutto l'Abruzzo ma spero che i cittadini possano trarre fiducia da Ombrina e dal Centro Oli e continuare a rompere le scatole incessantemente, senza scoraggiarsi e forti delle proprie convinzioni».
I comitati adesso cominceranno una nuova battaglia per la perimetrazione del Parco della  Costa Teatina dopo le belle vittorie portate a casa, si pensi anche a quella del Centro Oli, vi sentite più forti?
«Ovviamente occorre restare vigili, e rendersi conto che ci sono mille altre partite - petrolifere, ma non solo. Personalmente prendo le cose giorno per giorno. La vittoria da speranza, ma deve essere un punto di partenza e soprattutto un incentivo per tutta la società a darsi da fare.  Siamo convinti tutti della necessità della perimetrazione del parco della Costa teatina, la politica spesso ne parla, è cosi difficile una volta per tutte decidersi?»

Alessandra Lotti  14/10/2010 9.07

* UNA PARTE DELLE OSSERVAZIONI PRESENTATE