SanStefar. Cgil-Cisl-Uil criticano il curatore. Poi frenano

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Tensioni tra sindacati e curatela fallimentare su SanStefar.

 

Nel primo pomeriggio di ieri, un comunicato congiunto Cgil-Cisl-Uil critico nei confronti della curatela fallimentare del SanStefar, ha fatto improvvisamente salire la temperatura delle relazioni sindacali (fin qui di reciproca soddisfazione) nell’ex gruppo Angelini.

Poi in serata, ferma restando da parte dei sindacati la richiesta di maggiori informazioni sull’andamento dell’esercizio provvisorio (soprattutto sui tempi di erogazione degli stipendi per i dipendenti stremati da mesi di mancati pagamenti), alcune notizie filtrate dagli uffici della curatela hanno rasserenato gli animi e di fatto la tensione si è stemperata. I pagamenti deliberati dalle Asl di Teramo e Pescara sono arrivati, Chieti continua a pagare, il Molise ha inviato 600 mila euro di una vecchia delibera, il Durc sarà pagato in forma dilazionata (si tratta di un milione di euro di contributi) e i 90 giorni previsti per il pagamento delle fatture da parte delle Asl si stanno mettendo a regime. Quindi gli stipendi sono in preparazione e i ritardi sono dovuti solo al fatto che gli addetti all’elaborazione delle buste paga sono solo 4 e quindi i tempi si sono allungati. A questo punto il comunicato diramato in mattinata sembrava un pò frettoloso e trovava la sua giustificazione nella pressione – del tutto comprensibile – dei dipendenti senza stipendio ai quali il sindacato ha voluto dare un segnale rassicurante di attenzione alla loro condizione. Quasi un soccorso psicologico, visto che la vertenza SanStefar è stata dimenticata da buona parte della stampa, delle tv e dei politici, dopo le fiammate anti Angelini.

Cgil, Cisl e Uil scrivono:«E’ positiva l’esperienza di Villa Pini. Abbiamo sempre apprezzato il lavoro svolto in questi mesi dal curatore fallimentare Avv. Giuseppina Ivone e dai suoi collaboratori».

«Oggi però - aggiungono i sindacati - c’è stata un’involuzione e le richieste di incontro sono state accolte con una certa insofferenza». In particolare i sindacati chiedono di conoscere l’evoluzione dell’esercizio provvisorio deciso con il fallimento a maggio e lamentano che in questi mesi gli stipendi non si sono visti, pur continuando i dipendenti a lavorare. «Comprendiamo le difficoltà della curatela a reperire le risorse economiche necessarie per i ritardi delle Asl a pagare le fatture emesse – scrivono i sindacati - ma Chieti, Teramo e Pescara hanno già liquidato somme considerevoli e anche il Molise avrebbe predisposto un mandato di pagamento in favore del fallimento SanStefar».

 E concludono: «Dopo quattro mesi senza stipendio (da sommare a tutti i disagi precedenti, ndr) e con un solo acconto di 600 euro i lavoratori sono stremati e i sindacati vorrebbero essere informati di quello che sta succedendo. Intanto stiamo preparando un’iniziativa pubblica per sensibilizzare tutti gli operatori in campo, a partire dalle Istituzioni».

Le prime avvisaglie di un certo malcontento c’erano state già lunedì sera, quando i sindacalisti non erano stati ricevuti dal curatore, visto che l’incontro non era in agenda. Ed era partita l’dea di una protesta. Poi ieri mattina in clinica c’è stato l’incontro con il SanStefar dell’Aquila ed al termine alcuni sindacalisti hanno avuto la conferma che i pagamenti erano arrivati e che era partito il lavoro delle buste paga. Non solo questo però. Si era avuta anche notizia che stava per partire la messa in mora della Regione Molise per la mancata applicazione della sentenza del Tar favorevole all’esercizio provvisorio. Dunque, dopo le battaglie vinte dal curatore con le Asl di Teramo e Pescara costrette a pagare a suon di diffide e di atti giudiziari, ma anche con la collaborazione dei sindacati, si scopriva che l’esercizio provvisorio non stava con le mani in mano, come potevano pensare i dipendenti senza stipendio. Allora contrordine? Niente affatto: il comunicato doveva partire per non deludere gli iscritti.

TROPPA PRESSIONE SUL CURATORE CONSIDERATO “CONTROPARTE”

Perché in tutta la vicenda SanStefar, che pure si sta sviluppando secondo i ritmi e le scadenze che hanno caratterizzato l’analoga vertenza di Villa Pini, forse è stata proprio la pressione degli iscritti a connotare i rapporti con la curatela: vedi le iniziative dirette (ieri ad un sindacalista è stato chiesto il fax del curatore per spedire una lamentela) vedi alcune richieste del sindacato, pressato dalle richieste interne, che a volte ha contrattato vicende interne al SanStefar con l’avvocato Ivone, come se questi fosse un imprenditore e non un pubblico ufficiale. Una specie di controparte e non un riferimento di “parte” che tutela soprattutto gli interessi dei creditori, in primis quelli dei dipendenti. E invece più di una volta si è discusso di trasferimenti, di spostamenti, di problemi familiari, pur importanti, ma che non ci azzeccano con l’esercizio provvisorio. Il che ha avuto qualche conseguenza sul clima di collaborazione con la procedura, che si è progressivamente sfilacciato. In aggiunta probabilmente le incomprensioni di quest’ultimo periodo nascono anche dalla tensione che c’è nello staff della curatela, super impegnato per reperire i soldi necessari ai pagamenti, ma spesso criticato per ritardi che non dipendono dall’esercizio provvisorio, ma dalla coperta troppo corta. Pare, infatti, che il lavoro nascosto per questo esercizio provvisorio sia stato molto più intenso e faticoso di quello per Villa Pini. Ma il ritardo degli stipendi, un vero incubo, soffia forte anche sulla delusione di chi aveva sperato che il fallimento del SanStefar fosse la soluzione dei problemi economici e non la via per risolvere i problemi. Queste incomprensioni però possono portare conseguenze drammatiche. L’esercizio provvisorio viaggia infatti su un filo sottile: se si spezza, si chiude. E tutti a casa, in attesa di una vendita problematica (il SanStefar non ha beni appetibili). Pericolo che i sindacati certamente non vogliono correre. Meglio una collaborazione costruttiva.

Sebastiano Calella 13/10/2010 10.44