Sanità in crisi: le polemiche nascondono i problemi

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Tanto rumore per nulla? La frase di Francesco Zavattaro, manager della Asl di Chieti, pronunciata in un incontro con il personale a Lanciano, (“se mi sento male non ricoveratemi in un ospedale del chietino”) ha suscitato tre giorni di polemiche.

 

Sono seguite prese di posizione, dai sindacati medici, agli amministratori locali, ai politici. Si sono mobilitati tutti e tutti si sono concentrati sulla novità, distogliendo l’attenzione dai problemi seri della sanità.

Infine un chiarimento dello stesso Zavattaro, che invita tutti a contestualizzare la frase, perché «non ci sta a passare per colui che ha offeso le strutture sanitarie e il lavoro degli operatori del proprio territorio, ritenuto invece ancor più apprezzabile perché svolto in condizioni sicuramente difficili. La frase sotto accusa – dichiara il manager - era inserita in un’analisi che voleva spiegare la necessità  di specializzare gli ospedali concentrando le attività, per garantire numeri e pratica che fanno la forza di una struttura offrendo una risposta di qualità all’utenza».

«Voglio costruire un’organizzazione che crei condizioni di uguaglianza non tra questo e quell’ospedale – conclude Zavattaro - ma tra il nostro sistema sanitario e quello di altre Regioni che continuano ad attrarre i nostri pazienti. Un progetto che desideriamo realizzare insieme agli operatori, il cui contributo è fondamentale». Quello che lamenta Zavattaro è che si sia prestata più attenzione ai “toni coloriti” che al progetto di costruire una sanità diversa e più equa, che dia agli abruzzesi la stessa assistenza che hanno i cittadini di altre Regioni (dove vanno a curarsi proprio gli abruzzesi). Dunque solo una battuta, che però ha destato sconcerto, come ribadisce l’onorevole Daniele Toto:«allora avevo ragione io quando a marzo segnalai al Ministro della salute che in Abruzzo era difficile assicurare i livelli essenziali di assistenza e che appare stridente voler assicurare a parole la prevenzione del carcinoma mammario (vedi la mozione che impegna il Governo) e assistere ad appuntamenti per la mammografia a distanza di un anno, come si verifica alla Asl di Chieti».

 Quindi una frase infelice, conclude Daniele Toto, che però è una specie di lapsus freudiano sullo stato di salute della Asl, di cui il manager avrebbe dovuto lodare il personale in genere e le eccellenze in particolare, e non le deficienze organizzative (di cui forse è anche lui responsabile per la sua parte). «Perché il sistema, così com’è – parole di Zavattaro – non tutela realmente nessuno».

 NON SI PARLA DEI PROBLEMI VERI

Ma se il problema vero è questo, stupisce che anche nel dibattito sulla sanità si sia affermato il modello dei salotti calcistici televisivi, dove i partecipanti sono autorizzati a dire tutto ed il contrario di tutto, in modo autoreferenziale e dogmatico, tipico degli ultras. Oppure, trattandosi di politica, forse siamo di fronte allo stile “casa di Montecarlo”: se ne parla da mesi, forse per evitare di affrontare problemi più seri. Infatti, a ben guardare i contenuti delle polemiche, si parla con lo stile “ma come ti permetti”, che è una variante del “lei non sa chi sono io”. Eppure sul tappeto ci dovrebbero essere almeno due temi e non Zavattaro.

Il primo è la constatazione che è in atto un attacco molto pesante al sistema sanitario pubblico in favore di quello privato. Cioè le cliniche dei grandi gruppi (i veri caimani non sono certo Pierangeli, Spatocco e Petruzzi) vogliono accaparrarsi solo la sanità che rende, lasciando la sanità che costa all’ospedale pubblico. Il secondo problema, una conseguenza del primo, è che in questo scontro l’Abruzzo sta perdendo il suo futuro. Perde il personale più giovane: medici ed infermieri emigrano dopo essersi formati qui, con un grave danno economico per la regione e con un regalo alle regioni più ricche. Perde la speranza di ribaltare una situazione precipitata a livello di terzo mondo (non si offendano gli operatori che lavorano onestamente) se si fa riferimento alle liste di attesa o alla difficoltà ad accedere ai servizi sul territorio. Perde la sicurezza di poter offrire ai suoi cittadini un’assistenza di qualità. Invece, di polemizzare su una frase, forse infelice, non c’è stata nessuna proposta di nessun medico, sindacalista, amministratore o politico per cercare di risolvere le criticità che ci sono. Insomma un’occasione persa, un regalo a chi usa questi scontri verbali per nascondere che ci sono problemi più seri da affrontare: tra questi, aver delegato ad una struttura commissariale eterodiretta non solo il risanamento ragionieristico, ma le scelte politiche che spettano al territorio ed ai suoi rappresentanti.

Sebastiano Calella  12/10/2010 7.41