Liberalizzazioni, è scontro su tutta la linea. Insorgono balneatori, taxisti e avvocati

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Sul fronte delle liberalizzazioni c’è fermento che riguarda diverse categorie. Ieri intanto in una conferenza stampa Rifondazione ha bocciato la legge sulla grande distribuzione.

ABRUZZO. Sul fronte delle liberalizzazioni c’è fermento che riguarda diverse categorie. Ieri intanto in una conferenza stampa Rifondazione ha bocciato la legge sulla grande distribuzione.


«La Regione Abruzzo può e deve opporsi con ogni mezzo alle norme di liberalizzazione selvaggia del commercio imposte dalle ultime manovre dei governi Berlusconi e Monti».
Ne è convinto il consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, secondo il quale «la lentezza con cui l’assessore Castiglione verifica la possibilità di ricorrere o meno alla Corte Costituzionale è emblematica dell’atteggiamento a favore della grande distribuzione che caratterizza da sempre la politica regionale».
Acerbo ricorda anche che le altre regioni hanno già impugnato la manovra estiva di Berlusconi che introduceva la deregulation nei comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d’arte. «Ora che il governo Monti ha esteso la deregulation a tutti i comuni», commenta Acerbo, «non si capisce perché la Regione stia ancora cincischiando. Per questa ragione insieme al collega Antonio Saia del PdCI abbiamo presentato un’interrogazione».
La volontà, infatti, è che la Regione presenti ricorso alla Corte Costituzionale lamentando la violazione dell’articolo 117, comma 4 della Costituzione, che attribuisce alle Regioni la competenza esclusiva residuale in materia di Commercio. La Regione proprio sulla base delle sue competenze può legiferare in materia regolamentando orari e aperture.
«Nei prossimi giorni», annuncia Acerbo, «presenteremo un progetto di legge sul commercio che analogamente a quanto fatto dalle regioni Veneto e Toscana ponga uno stop a questa deregulation che favorisce la grande distribuzione ai danni delle piccole imprese, degli esercizi di vicinato e degli stessi lavoratori ipersfruttati».
«Non c'é nessuna sospensione delle misure previste, e nessun danno per le casse regionali», assicura però il presidente Chiodi.

LIBERALIZZAZIONI 2/ TAXI: «LUNEDÌ TUTTI A ROMA»

I tassisti pescaresi ieri hanno incontrato il sindaco di Pescara Luigi Albore Mascia: «mi hanno espresso le proprie preoccupazioni e i timori legati al provvedimento di liberalizzazione del settore deciso dal Governo Monti».
Un provvedimento che, se da un lato mira a incrementare il livello concorrenziale dei servizi interessati, per i tassisti rischia di generare una deregulation selvaggia consentendo a chiunque di effettuare un servizio taxi senza norme e vincoli.
Nel testo tanto contestato si prevede che ci sarà un incremento del numero delle licenze dei taxi nelle città metropolitane che andrà accompagnato da «adeguate compensazioni da corrispondere una tantum a favore di coloro che sono già titolari di licenza». Il provvedimento consente inoltre la possibilità «di avere la titolarità di più licenze», «di esercitare la propria attività anche al di fuori dell'area per la quale sono state originariamente rilasciate» e «una maggiore libertà nella fissazione delle tariffe».
«Non abbiamo strumenti amministrativi per opporci all’ondata di liberalizzazioni decisa dal Governo», ha spiegato il sindaco, «ma è evidente che tali provvedimenti non possono semplicemente tradursi in una mannaia per gli operatori».
Oggi Pescara beneficia di un servizio organizzato, con un numero di licenze già superiore a quello previsto dalla legge. A inizio 2011 il Comune ha riscritto le regole per gli operatori del servizio Taxi della città, imponendo norme ben precise e fissando anche un tetto massimo dei prezzi.
La legge impone una licenza taxi ogni 5mila abitanti, dunque a Pescara dovrebbero esserci solo 24 licenze, e invece ce ne sono 40, ossia 16 in più.


LIBERALIZZAZIONI /3 BALNEATORI:«PUGNALATI ALLE SPALLE»

PESCARA. «Si sentono pugnalate alle spalle». Le categorie del settore balneare Sib,Confcommercio, Fiba,Confesercenti, Assobalneari, Confindustria e Balneatori , Cna dicono no al decreto – liberalizzazioni . In particolare all’articolo 26 della bozza Monti che prevede la gara pubblica per le concessioni demaniali. «Una legge che disciplina il settore già c’è» , fanno sapere e annunciano manifestazioni e proteste.
Con il decreto-liberalizzazioni il Governo prevede una serie di misure per regolamentare le concessioni balneari. «A tutela della concorrenza», recita la bozza, «la selezione del concessionario avviene attraverso procedure ad evidenza pubblica trasparenti, competitive e debitamente pubblicizzate, secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa». In poche parole a stabilire a chi andrà la licenza per la gestione delle spiagge sarà una gara pubblica. «Naturalmente», continua, «ai precedenti concessionari è riconosciuto un diritto di prelazione(cioè saranno preferiti), ove adeguino la propria offerta a quella presentata dal concorrente risultato vincitore della procedura».
Un’altra importante novità riguarda la durata della concessione non superiore a quattro anni e non automaticamente rinnovabile. Per il rinnovo, infine, bisogna «ricorre a nuove procedure competitive».
«Questo sarebbe il modo più sicuro per rendere anche il settore balneare precario in eterno», interviene il presidente regionale del Sib Riccardo Padovano, «e tale da portare il concessionario a cercare di massimizzare i profitti senza investire. Si darebbe vita, poi, ad una vera e propria tariffa quadriennale nella quale gli unici soggetti che potrebbero partecipare e vincere sono coloro che dispongono di denaro facile e in grande quantità».
Ma, secondo le associazioni balneari, una norma che disciplina il settore già c’è ed è l’articolo 11 della legge 217/2011 (legge del 15 dicembre scorso) "Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee - Legge comunitaria 2010". Questa legge attribuisce 15 mesi di tempo al Governo per adottare un decreto legislativo di revisione della legislazione relativa alle concessioni demaniali marittime adeguandola alla normativa europea». In particolare, i commi da 2 a 5, delegano il Governo «al riordino della legislazione concernente le concessioni demaniali marittime, dettandone principi e criteri direttivi».
Questo provvedimento dicono le Associazioni di categoria, «rende completamente conforme alla normativa dell’Unione Europea quella italiana, in quanto aderisce puntualmente e precisamente alla richiesta della Commissione europea del 5 maggio 2010, tanto che si attende a giorni la definitiva archiviazione della procedura d’infrazione sulle concessioni relativa all’anno 2009».
Ed il presidente di Fiba-Confesercenti Antonio La Torre non ha dubbi: « la mossa del Governo è una vera e propria presa in giro, una pugnalata alle spalle».
Intanto lunedì 16 gennaio alle ore 15.30 presso la sede della Confcommercio di Pescara, in Via Aldo Moro 1/3, si terrà l’Assemblea Regionale dei balneari aderenti al Sib per avviare la mobilitazione della categoria contro la proposta del Governo Monti e chiedere lo stralcio dell’articolo 26.

LIBERALIZZAZIONI/4 AVVOCATI: «CHE SIA UNA VERA LIBERALIZZAZIONE»

L'Associazione Nazionale forense giudica «apprezzabile» l'intenzione del governo di «rimuovere lacci e lacciuoli che rendono inutilmente complicato l'esercizio dell'attività professionale forense, che non può più rimanere ancorata a meccanismi ormai logori». Ma richiama l'attenzione sulla necessità di «salvaguardare i principi fondanti di una professione antica, che non merita di essere considerata negativamente , elevata in maniera errata dai media e dall'opinione pubblica a simbolo di quell'Italia corporativistica che frena lo sviluppo e il cambiamento»

«Sembra che il Ministro Severino abbia finalmente acquisito la consapevolezza che il confronto con l'avvocatura nella sua interezza è la strada per giungere a scelte che incidano realmente sul sistema giustizia italiano - sottolinea Ester Perifaro, segretario generale ANF - E' ora , però, che il Governo abbandoni l'abusato ricorso alla decretazione d'urgenza, mortificante per tutti, in primis per il Governo stesso».

«Se vogliamo discutere di vere liberalizzazioni però non ci si può limitare a interventi di 'logistica ordinamentale', che finiscono per incidere sulla organizzazione degli Ordini e nulla più - avverte Perifano - ma si parta dalla consapevolezza della necessità di procedere ad un corposo riordino delle competenze del comparto giuridico-economico, allargando anche ad altri professionisti del settore competenze che oggi, del tutto ingiustificatamente, sono riservate per esempio ai notai, come l'autentica di firme per le scritture private o le compravendite di immobili di modico valore».

Stando a quanto contenuto nella bozza del Dl liberalizzazioni parrebbe che l'unica misura liberalizzatrice ipotizzata sia l'aumento della pianta organica dei notai - osserva Perifano - le tariffe minime obbligatorie, infatti, sono state già cancellate dalla legge Bersani del 2006. «Probabilmente il Governo ignora che attualmente i concorsi per notaio si concludono, regolarmente, senza che vengano coperti tutti i posti disponibili per cui, prima che la nuova pianta organica venga coperta, passeranno molti anni».

Il segretario Anf fornisce poi «un dato esemplificativo»: non è un caso che il reddito medio dei 4500 notai è di circa 600.000 euro l'anno, mentre il reddito medio dei 240.000 avvocati è di circa 35.000 euro l'anno.

«Se liberalizzazione deve essere - conclude Perifano - allora sia vera liberalizzazione e non semplice spostamento di ricchezza all'interno di gruppi che continueranno a rimanere chiusi».

14/01/2012 09:51