Allevatori, per il 50% dei dipendenti Ara arriva la cassa integrazione

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2887

 ABRUZZO. La befana dei dipendenti dell’associazione regionale allevatori d’Abruzzo (Ara) è arrivata il 6 gennaio all’ora di pranzo con telefonate poco piacevoli. *FEBBO: LE COSE NON SONO ANDATE COSI'

 ABRUZZO. La befana dei dipendenti dell’associazione regionale allevatori d’Abruzzo (Ara) è arrivata il 6 gennaio all’ora di pranzo con telefonate poco piacevoli. 

*FEBBO: LE COSE NON SONO ANDATE COSI'

I lavoratori hanno così scoperto che da lunedì 9 gennaio, per la metà di loro, sarebbe scattata la cassa integrazione a zero ore, adottata previo accordo con le rappresentanze sindacali dei dipendenti, firmato il 5 gennaio presso l’ assessorato regionale al Lavoro. La causa è il taglio dei finanziamenti del Ministero dell’Agricoltura e della Regione Abruzzo superiori al 50% rispetto al 2010 e di un altro 10% circa rispetto al 2011. Già nel 2011 si era compensato il taglio dei finanziamenti con la cassa integrazione in deroga on the job (cassa integrazione con formazione) per quasi tutti i 77 dipendenti, adesso gli interessati saranno 55 nell’arco dell’anno. «Con un colpo di spugna nel 2011 ed una spolverata nel 2012, con il complice silenzio delle Organizzazioni Professionali di Categoria», denunciano i lavoratori, «si sta portando avanti lo smantellamento di un sistema efficiente, cresciuto e consolidato negli anni e ritenuto fra i migliori al mondo». In Abruzzo sono circa 2.500 gli allevatori aderenti all’Associazione che vedranno ridotto (e per alcuni servizi interrotto) il sostegno alla loro attività di produttori di alimenti zootecnici (latte, carne, formaggi..) sicuri, tracciati ed etichettati “made in Italy”.

«L’assurdo di questo indirizzo dato dalla politica», dicono i dipendenti, «è che va a smantellare un’ attività sempre più richiesta dagli utenti e che è prevalentemente di campo, svolto direttamente nelle stalle abruzzesi con rilevazione dati, prelievi di campioni, consigli sulle modalità di coltivazioni, raccolta e conservazione dei foraggi e osservazioni sulla loro qualità, verifiche sul miglioramento del benessere animale, prevenzione delle malattie degli animali».

Ma la cosa più deleteria dell’effetto del taglio dei fondi per l’Ara, sostengono sempre i lavoratori, è che verranno tolti «servizi fondamentali» ad aziende che nello scenario della zootecnia sono di piccole dimensioni (in media 23 capi per allevamento di bovine di razza Frisona Italiana) assolutamente non concorrenziali con gli allevamenti della Pianura Padana ma sicuramente presidi fondamentali per il territorio abruzzese prevalentemente di tipo montano.

«Purtroppo in Abruzzo», lamentano ancora i dipendenti Ara, «la politica del settore Agricolo va per una strada diversa fatta di burocrati sempre più assetati dicarte e meno servizi tecnici alle aziende e nelle aziende. Vuol dire che per i prodotti di origine animale i consumatori abruzzesi presto si dovranno rivolgere sempre più a prodotti a chilometro non zero perché le aziende zootecniche saranno state lasciate sole e abbandonate favorendone la chiusura».

11/01/2012 09:34

FEBBO: «LA STORIA NON E’ COSI'»

«La situazione è esattamente contraria a quella denunciata da parte di qualche anonimo lavoratore dell’Ara», replica l’assessore regionale alle Politiche agricole, Mauro Febbo. «E’ inutile ricordare a questi fantomatici (perché non si firmano) dipendenti dell’Ara delle decine e decine di milioni di euro che per anni sono stati buttati all’aria per l’Ara e non per l’agricoltura abruzzese e nello specifico per la zootecnia. Nonostante questo, una gestione più che discutibile dell’Associazione ha prodotto un buco clamoroso di milioni di euro nel bilancio e solo con un reale cambio di strategia politica si può mettere un freno a questa situazione. Solo attraverso una gestione più attenta ed oculata è possibile fornire i servizi dovuti agli agricoltori e a tutto il settore zootecnico abruzzese». Che esista un problema riguardo i trasferimenti e i finanziamenti dal Ministero dell’Agricoltura alla Regione Abruzzo, è vero, ammette Febbo: «siamo passati dai 2 milioni del 2009, a 1 milione e 400 mila euro del 2010 a zero euro nel 2011. Solo dopo una vertenza NAZIONALE (che ha visto il coinvolgimento dell’AIA, cioè dell’Associazione nazionale) a fine anno sono arrivati solo 600 mila euro, vale a dire meno di un terzo di quelli del 2009».

«A questo punto  - conclude Febbo - mi permetto di rivolgere qualche domanda a questi “presunti lavoratori” dell’Ara: perché per anni avete taciuto il fatto che non percepivate gli stipendi per lunghi periodi anche di 9/13 mesi? Perché per anni avete taciuto anche sulla gestione amministrativa dell’Associazione? Perché oggi finalmente si riesce a gestire l’Ara con 45/48 dipendenti mentre per anni ce ne sono voluti anche 92/98? Perché non avete mai denunciato i ritardi nelle rendicontazioni? E potrei proseguire».