Il Consiglio di Stato accoglie la sospensiva per la sentenza Tar su Villa Pini

Alessandro Biancardi

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Il Consiglio di Stato accoglie la sospensiva per la sentenza Tar su Villa Pini
ABRUZZO. Il Consiglio di Stato sospende la sentenza del Tar L’Aquila contro l’accreditamento di Villa Pini e la notizia esplode in un pomeriggio qualsiasi, lasciando stupìti tutti.

«Sentenza sospesa? Già?»: la sospensiva ha colto di sorpresa anche la segreteria del presidente Chiodi, contattata telefonicamente nel primo pomeriggio. Stessa incredulità anche quando l’hanno saputa alcuni dipendenti della clinica, riuniti per valutare le conseguenze della possibile revoca della convenzione con la Regione.

Ha spiazzato tutti la rapidità con cui il Consiglio di Stato ha accolto le richieste della curatela di Villa Pini e “inaudita altera parte”, cioè senza ascoltare le ragioni delle cliniche che hanno vinto il ricorso al Tar, ha deciso per la sospensiva. Sul contenuto delle eccezioni e delle contestazioni alla sentenza dell’Aquila si discuterà in punta di diritto il prossimo 20 gennaio e solo allora si saprà se la decisione di ieri sarà definitiva e se l’appello presentato dall’avvocato Aristide Police annullerà definitivamente la sentenza del Tar L’Aquila favorevole alle cliniche.

«Telefona per conferma, non ci posso credere», ha chiesto una dipendente che già rivedeva i fantasmi della cassa integrazione. «Sì, abbiamo presentato il ricorso e confermo che c’è la sospensiva. Di più non posso dire – ha spiegato al telefono Giuseppina Ivone, curatore fallimentare di Villa Pini – è un primo risultato positivo, ma canteremo vittoria quando vinceremo sul merito. Più notizie le può chiedere al nostro legale che ha sacrificato le feste per presentare immediatamente il ricorso». Però l’avvocato Police non vuole commentare: «aspettiamo il 20 gennaio e non per scaramanzia, solo per correttezza», risponde con voce sorridente, segno di una soddisfazione non tanto nascosta (nella telefonata precedente, dopo la sconfitta al Tar, la voce era più irritata…). In realtà questa misura cautelare provvisoria emessa dal Consiglio di Stato annulla l’effetto della sentenza aquilana che rendeva carta straccia i contratti firmati da Chiodi con la curatela. E sembra tener conto dell’enorme pregiudizio che l’applicazione della sentenza Tar poteva arrecare ai cittadini-utenti, ai dipendenti ed all’esercizio provvisorio di Villa Pini.

«Visto il ricorso in appello e la richiesta di misure cautelari monocratiche – si legge nel decreto - considerato che la sentenza appellata, facendo venir meno l’accreditamento di Villa Pini determina un pregiudizio grave ed irreparabile non solo per il fallimento appellante e per circa 500 lavoratori addetti, ma anche per l’interesse pubblico all’erogazione delle prestazioni sanitarie, anche a carattere specialistico, fino ad oggi assicurate in misura non irrilevante (come emerge dalla documentazione in atti) da Villa Pini», il consigliere delegato accoglie l’istanza di misure cautelari urgenti, sospende la sentenza appellata e fissa la camera di consiglio per il 20 gennaio prossimo.

 Sospiro di sollievo tra i dipendenti di Villa Pini e tra i sindacati:«La Cisl Fp – dichiara il segretario regionale Vincenzo Traniello - apprezza la sollecitudine del Consiglio di Stato che evita per il momento un’emergenza occupazionale e i disservizi ai cittadini. Questa è l’occasione perché la Regione modifichi la legge regionale 32 sugli accreditamenti, perché così com’è si presta a strumentalizzazioni di parte, che impediscono ad alcuni singoli imprenditori della sanità privata abruzzese di lavorare ad armi pari. In qualche caso addirittura favorisce un sistema di oligopolio che anziché essere complementare o sostitutivo al sistema pubblico, ne diventa alternativo». Sulla necessità di rivedere la legge 32 si ritrova anche Domenico Rega, Uil, che «si complimenta con il curatore per la tempestività del ricorso» e chiede la stessa attenzione per Maristella. Soddisfatto anche Carmine Ranieri, Cgil: «così si può lavorare più tranquilli, in attesa della decisione sul merito. La tensione che si andava accumulando tra i dipendenti era pericolosa. Credo che questo “incidente di percorso” sia utile alla Regione ed alla clinica per rassicurare anche quelli che sono ancora in cassa  integrazione e che debbono essere riassorbiti: c’è spazio e occupazione per tutti quando si lavora per rispondere alla richiesta di salute dei cittadini, come riconosce la sentenza».

In effetti questo decreto del Consiglio di Stato offre una lettura completamente diversa della vicenda dell’accreditamento concesso a Villa Pini dopo il fallimento e all’inizio dell’esercizio provvisorio deciso dal giudice delegato. Come si legge nel ricorso delle tre cliniche private accolto dal Tar L’Aquila, la contestazione a Chiodi per l’accreditamento della clinica fallita si basava sul fatto che Villa Pini non aveva più i requisiti  previsti dalla legge regionale (stipendi e contributi non pagati da mesi) per ottenere contratti con la Regione. Secondo i ricorrenti era loro interesse  opporsi all’accreditamento perché questo si traduceva in concorrenza sleale nei confronti di chi paga tutti i mesi i dipendenti e la previdenza. Si trattava in sostanza, secondo il ricorso, di ristabilire “un principio di legalità”: i contratti a chi ha i requisiti in ordine, nessun contratto a chi i requisiti non ce l’ha ed è inadempiente. Il che è stato accolto dal Tar, la cui sentenza però viene contestata: la legge fallimentare “impone” infatti di pagare i debiti non all’inizio dell’esercizio provvisorio, ma al completamento della proceduta fallimentare. Quindi non c’è nessuna inadempienza e i requisiti sono a posto.

Il Consiglio di Sato percorre un’altra strada, che sembra anticipare in qualche modo il taglio del giudizio di merito che ci sarà in futuro. In pratica la motivazione contenuta nel decreto monocratico fa intravedere un giudizio positivo sull’azione di risanamento di un’azienda fallita, di cui si riconosce di fatto il ritorno “in bonis” non tanto per gli aspetti economico-contabili, quanto per il servizio che fornisce ai cittadini-utenti. Il che promuove sul campo l’azione della curatela e del Policlinico Abano terme, artefici della rinascita di Villa Pini, e suona come un apprezzamento per la decisione di Chiodi. In primo piano per la sospensiva vengono infatti messi i risvolti sociali ed occupazionali che vanno oltre lo specifico discorso sul diritto, che verrà affrontato nella camera di consiglio del prossimo 20 gennaio.

 Sebastiano Calella  04/01/2012 09:58