La sentenza su Villa Pini in Consiglio regionale. I sindacati:«tutelare dipendenti»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Cliniche private soddisfatte per la sentenza del Tar L’Aquila che ha bocciato l’accreditamento concesso dalla Regione a Villa Pini. Sindacati e dipendenti preoccupati per le possibili conseguenze occupazionali.

E intanto  sullo sfondo l’Ufficio commissariale (Chiodi&Baraldi) e la Curatela fallimentare studiano le contromosse, cioè il ricorso immediato al Consiglio di Stato.

Dunque l’Aiop (l’associazione dell’ospedalità privata) valuta positivamente l’ennesima bocciatura dell’Ufficio commissariale: non è infatti la prima volta che i provvedimenti regionali impugnati vengono cancellati dal Tar ed il presidente Luigi Pierangeli parla con chiarezza di ritorno alla legalità della politica sanitaria abruzzese e di giusto riconoscimento ai comportamenti virtuosi delle cliniche che pagano stipendi e contributi e rispettano le leggi. La vicenda però non si limita ad una guerra tra avvocati, ad un dibattito di diritto amministrativo tra la struttura che supporta il commissario Chiodi e l’Aiop, da sempre in conflitto. Questa volta investe anche altri attori: la curatela fallimentare che per sua natura “deve” muoversi seguendo il filo del diritto e non la politica sanitaria, e i dipendenti di Villa Pini, in grande agitazione per il possibile ritorno dei fantasmi del passato, cioè il rischio del posto di lavoro. Infatti i possibili effetti occupazionali preoccupano molto i sindacati che subito hanno portato la sentenza all’attenzione del Consiglio regionale che era impegnato con il Bilancio. Ieri dunque Carmine Ranieri e Andrea Gagliardi per la Cgil, Maurizio Morabito per l’Ugl, Martelli per la Cisl e Falzani per la Cimo ne hanno discusso a lungo con i capigruppo dei partiti ed hanno sollecitato Chiodi a preparare un ricorso al Consiglio di Stato per una sospensiva o per la riforma della sentenza e per un’iniziativa che possa tutelare i dipendenti di Villa Pini. Anche il curatore fallimentare ha parlato del ricorso al Consiglio di Stato con il giudice delegato ed ha deciso di chiedere l’autorizzazione ad impugnare la decisione del Tribunale amministrativo aquilano che in ultima analisi danneggia proprio la gestione dell’esercizio provvisorio.

Al centro del dibattito di ieri, sia alcuni aspetti procedurali che le posizioni sostanziali del Tar L’Aquila. In particolare, come già detto, ha destato scalpore in Consiglio regionale e tra gli addetti ai lavori che il Tar ha accolto ricorsi presentati oltre la scadenza dei termini, che sono stati sempre calcolati sulla data di pubblicazione delle delibere nel Bura, il Bollettino ufficiale della Regione. Si dirà: si discuteva in casa della Regione e quindi il Bura è intoccabile, ma in Consiglio si diceva anche che questa è una delle contraddizioni della sentenza. Da una parte il Tar ritiene le cliniche titolate a ricorrere contro gli accreditamenti in quanto portatori di interesse ed eventuali danneggiate. Dall’altra, per respingere l’eccezione della inammissibilità perché fuori tempo massimo, il Tar stesso sostiene che «nel caso di specie, non essendo la ricorrente tra i destinatari dell’atto cui era dovuta la notificazione individuale, neppure è prevista per legge o in base alla legge la pubblicazione sul Bura degli atti del Commissario, con la conseguenza che il termine non può in alcun modo farsi decorrere da quella», senza specificare però quale sarebbe la data di decorrenza dei termini. Ma quello che più di tutto ha sorpreso e “ingelosito” i consiglieri regionali, al di là dell’appartenenza politica, è stata la censura del Tar alle decisioni in tema di sanità, che pur prese dal Commissario ad acta e non dal presidente o dall’assessore, sono pur sempre di natura politica e non puramente amministrative: insomma – come ha chiosato Carlo Costantini, Idv  - «è una sentenza che non condivido né sotto l’aspetto del diritto né per il merito». Quanto agli aspetti più propriamente legati alla legge fallimentare, sicuramente oggetto di appello al Consiglio di Stato, la tesi che viene sottolineata è che il diritto fallimentare è sovraordinato a quello amministrativo. Dal che discende che non può essere considerato inadempimento tale da far annullare gli accreditamenti il fatto che la curatela non abbia sanato le inadempienze della vecchia gestione Angelini, cosa che avverrà sicuramente (come il Tar sa) nei tempi e secondo le scadenze rigidamente imposti dalla legge fallimentare. Però manca ancora una presa di posizione ufficiale di Chiodi, che in effetti è stato impegnato prima a Roma con il terremoto e poi in Consiglio per il bilancio. Ma ha promesso che farà sentire la sua voce.

Sebastiano Calella  30/12/2011 10:33