Aggressione a poliziotti penitenziari: 10 mesi al detenuto che ferì un agente

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Dieci mesi di reclusione e rimborso delle spese processuali. Polemiche poi anche sul carcere di Pescara.

 

Questa è stata la pena inflitta a Victor Ukponowan il detenuto che alcuni anni fa aggredì due agenti di polizia penitenziaria di stanza presso il reparto Penale/internati costringendo uno di questi a ricorrere alle cure ospedaliere e a ben 4 mesi di convalescenza.

La sentenza del tribunale monocratico di Sulmona soddisfa e non poco la Uil penitenziari la quale auspica che «altrettanto esemplari siano le condanne anche nei confronti di chi, successivamente a tale evento, si è arrogato il diritto di costringere alle cure mediche dipendenti che hanno l'unica colpa quella di effettuare un lavoro pericoloso e sacrificante e che in decine di occasioni li ha visti vittime di aggressioni e violenze da parte di detenuti letteralmente impazziti e che hanno trovato nella violenza nei confronti dei poliziotti penitenziari la loro unica valvola di sfogo».

Intanto centinaia sono i casi registratosi in Italia dall'inizio dell'anno e il sindacato denuncia il silenzio che troppo spesso cala su queste vicende.

«Si parla molto di prevenzione delle morti bianche», dice Mauro Nardella, segretario provinciale e vice segretario regionale, «ma nulla si fa per evitare che centinaia di poliziotti penitenziari e qualche volta anche civili ( il medico aggredito ultimamente ne è una prova) vengano aggrediti, malmenati e continuamente insultati da detenuti che nella loro “rabbia”sono, e non di poco, aiutati da un sovraffollamento che non ha eguali nella storia italiana. Bene farebbe il Governo a riflettere e ad intervenire se non si vuole che qualcuno cada ancora sotto la violenza di detenuti stressati».

Il delegato Aziendale Cgil Maurizio La Cioppa contesta, invece, alcune notizie di stampa secondo le quali il carcere di Pescara sarebbe in controtendenza rispetto alla media nazionale.

«I reparti che dovrebbero essere occupati da non più di 105 persone, attualmente ospitano circa 200 detenuti, quindi 95 persone in più, ben oltre i limiti della capacità tollerabile e di quella massima.

I detenuti vivono in condizioni veramente al limite della tollerabilità», continua La Cioppa, «brande a castello fino a tre piani; in 8 (a volte in 9) dentro 21 metri quadrati (bagno compreso); strutture fatiscenti e condizioni igieniche insostenibili. Questa forzata convivenza sfocia in litigi continui che non di rado finiscono in rissa. Di riflesso anche il personale di Polizia Penitenziaria lavora in condizioni veramente precarie, sempre più spesso trattenuto in servizio per prestazioni di lavoro straordinario; a volte richiamato in servizio dal riposo, pur non avendo la certezza di essere retribuito per tali prestazioni a causa delle poche risorse economiche a disposizione».

L’indice di questo malessere degli agenti di polizia penitenziaria è, spiega il delegato, «l’aumento delle malattie causate da stress in tutto il territorio nazionale e a cui il personale della casa circondariale di Pescara non fa eccezione: anche da noi sono molti i colleghi in malattia “lunga” come si usa dire per indicare un tempo non inferiore ai 6 mesi. Questo fenomeno ovviamente va ancora di più a gravare sulla situazione del personale ancora in servizio. Questa è la vera situazione della Casa Circondariale di Pescara tutt'altro che in controtendenza: purtroppo siamo perfettamente (e tristemente) in media l’andamento nazionale e non un'isola felice come alcuni vorrebbero far credere».

 08/10/2010 17.37