L’ira degli allevatori contro Fini per la frase «sono i pecorai che fischiano non i deputati».

Alessandro Biancardi

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L’ira degli allevatori contro Fini per la frase «sono i pecorai che fischiano non i deputati».
ROMA. Una gaffe in piena regola. Il presidente della Camera Gianfranco Fini all’apertura dei lavori rimprovera i facinorosi deputati leghisti: «sono i pecorai che fischiano solitamente», dice, «non i deputati».

Una frase non gradita dalla categoria di allevatori che, risentiti, rispondono a stretto giro.

La seduta sta cominciando, sullo sfondo si sentono voci concitate e qualche schiamazzo (il “proverbiale contegno” degli “onorevoli”). Ad un certo punto si leva un fischio, il presidente della Camera suona la campanella per riportare ordine e pronuncia la frase: «vi prego di assumere un atteggiamento consono a quest’aula, sono i pecorai che fischiano non i deputati».

Immediata la risposta dell’associazione allevatori ovicaprini (Arpo) che non ingoia il rospo.

«Non ci paragoni presidente ai suoi colleghi», dice Nunzio Marcelli presidente dell’associazione allevatori, «noi siamo fieri di essere pecorai». Si sentono sviliti gli allevatori ed offesi da queste affermazioni. Loro che non conoscono vitalizi, vacanze, giorni di riposo, ferie, rimborsi spese. Sempre dediti alle greggi, alla terra. Un mestiere antico e nobile il loro che ha portato tratturi, ricchezze, formaggi.

«Eppure» dice Marcelli, «ci sentiamo schiacciati da 50 anni (quando nacque la Comunità Europea) dalla grande distribuzione, dai prodotti comunitari molto più competitivi; privati di qualche legge che tutelasse la genuinità dei prodotti nostrani».

Altrove la categoria è tenuta su un palmo di mano, gli allevatori sono remunerati lautamente (come in costa Azzurra dove vengono richiesti dai migliori alberghi per la funzione di prevenzione antincendio del pascolamento). Mentre qui oltre alla mancanza di prospettive occupazionali, ora, devono subire il dileggio delle istituzioni.

«Anche sulla sua tavola, presidente», conclude Marcelli, «a Natale probabilmente ci sarà un agnello; quello viene dai pecorai» e dal sudore di chi vive di terra e fatica non di poltrone e auto blu.

Marirosa Barbieri  17/12/2011 14:35