L’allarme di Cgil: «la giunta Chiodi cancella le aree protette»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO.  «Ormai non ci sono più dubbi: la Giunta regionale conferma che 'Abruzzo dei parchi', 'Abruzzo Regione verde d'Europa' è solo uno slogan un fiore all'occhiello da ostentare, svuotato di ogni contenuto».

ABRUZZO.  «Ormai non ci sono più dubbi: la Giunta regionale conferma che 'Abruzzo dei parchi', 'Abruzzo Regione verde d'Europa' è solo uno slogan un fiore all'occhiello da ostentare, svuotato di ogni contenuto».

Lo afferma la Cgil spiegando che nel Documento di Programmazione Economico Finanziaria Regionale 2012-2014, approvato con la delibera numero 756 del 14 novembre 2011, che traccia le linee strategiche di sviluppo per i prossimi tre anni, non esiste alcun riferimento al sistema delle aree protette regionali. «Per la prima volta dopo un ventennio dall'approvazione della legge quadro sui parchi, la 394 del '91, la rete dei parchi nazionali, regionali e delle riserve regionali - osserva il sindacato - esce formalmente dalla programmazione della Regione. Cessano cioè di essere considerate, non solo come il grande patrimonio naturalistico che ha delineato il tratto identitario della nostra regione e che ci ha fatto conoscere nel mondo, ma soprattutto come un fattore di crescita e sviluppo sostenibile in particolare per le aree interne montane».

Secondo la Cgil la Giunta Chiodi non riesce cioè ad assegnare a Parchi e Riserve alcun ruolo nel rilancio di politiche «che ci aiutino ad uscire dalla crisi e costruire un nuovo sviluppo. Una politica suicida e auto lesionista». «Mentre nel mondo», va avanti il sindacato, «si cercano di individuare nuove strade che portino verso una economia verde, noi abbandoniamo quelle politiche che fummo capaci di anticipare venti anni fa investendo nella valorizzazione e tutela ambientale sull'esperienza preziosa del Parco d'Abruzzo. Da anni - ricorda il sindacato - la Cgil Abruzzo denuncia questa deriva riscontrabile in tanti atti della politica regionale con l'affermazione di una nuova gerarchia di priorità strategiche per i territori montani».

Per tutti parla l'accordo di programma di Letta sul comprensorio turistico del Sirente e Gran Sasso. Nei FAS non viene previsto neanche un euro per progetti da realizzare all'interno dei parchi mentre si impegnano quasi 40 milioni di euro per sei progetti di nuovi impianti di risalita, finalizzati a 'migliorare l'accessibilità e la mobilità nei centri abitati e nelle aree montane attraverso modalità di trasporto sostenibile (filovie, funivie, ecc). «Un ritorno in piena regola, insomma - afferma la Cgil - a quella politica degli anni '60 e '70 che individuava nel 'modello Roccaraso' (impianti di risalita, seconde case, etc) l'unica via da seguire per la rinascita delle aree montane».

Il sindacato chiede dunque di spiegare a cosa serve un mega progetto di oltre 20 milioni di euro previsto nei FAS che dovrebbe collegare via funivia l'Aremogna con la stazione ferroviaria di S. Ilario, vicino Castel di Sangro, dal momento che la linea Sulmona-Carpinone è stata chiusa con l'azzeramento di tutte le corse. «Quanto sviluppo potrebbero creare le aree protette con quei fondi? Sul fronte delle Riserve le cose non vanno meglio, anzi peggio. Nei FAS sono previsti 4.6 milioni di euro (il 10% dei fondi per impianti di risalita) ma da fondi regionali che saranno disponibili solo se si venderà il patrimonio immobiliare. Nel frattempo - conclude il sindacato - non c'è ancora certezza sulla disponibilità di fondi ordinari nel bilancio 2012 per la gestione delle Riserve che la Regione ha delegato ai Comuni». 13/12/2011 11:47