Spunta il ticket sulla riabilitazione psichiatrica

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. L’allarme sul futuro della riabilitazione psichiatrica e sui tagli all’assistenza e al personale è fondato.

E riserva anche sorprese inattese (ma non tanto) vista la qualità delle scelte fin qui operate dalla politica sanitaria abruzzese: si chiama ticket sulla riabilitazione psichiatrica il regalo di Natale che l’Ufficio commissariale per la Sanità sta confezionando in questi giorni.

 Lo si apprende da una nota ufficiale della Regione. In realtà la comunicazione di questo ufficio (e del sub commissario Giovanna Baraldi) è stata sempre molto carente, ma in questo caso il regalo appare improvviso e inequivocabile al termine di un discorso complesso sulla psicoriabilitazione, un settore nel quale «urge un’assistenza a bassa complessità» mentre quella «ad alta complessità in Abruzzo è in linea con gli standard». L’ufficio commissariale sta lavorando per «la rimodulazione delle strutture esistenti e la loro riconversione. Cambieranno le regole di funzionamento, i requisiti e le tariffe, nonché la partecipazione alla spesa dei cittadini prevista dalla legge e, infine, i tetti di spesa degli erogatori privati».

 Trovano perciò conferme ufficiali le perplessità sollevate al momento della sottoscrizione dei contratti per i dipendenti che lavorano nella psicoriabilitazione di Villa Pini: durante la trattativa sindacale era stato chiarito che la mancata presentazione del Piano industriale da parte della nuova gestione è motivata dall’incertezza del quadro di riferimento regionale.

Ad oggi non si conoscono il numero degli assistibili, la loro qualità ed il tetto di spesa per gli operatori privati. Il che, tradotto, significa anche che è impossibile prevedere con certezza il numero dei dipendenti occupati o da occupare. Pressato dai sindacati (Cisl in particolare) e dalla stampa, finalmente l’ufficio commissariale ha chiarito cosa sta facendo e dove si vuole parare (in Abruzzo le scelte in sanità non le fa il Consiglio regionale….). Da quello che è stato reso noto, probabilmente i malati psichiatrici acuti non saranno toccati e per loro continuerà la normale assistenza sanitaria. Gli altri, quelli bisognosi di riabilitazione, saranno inquadrati come malati a bassa intensità di cure e per loro scatterà l’assistenza socio-sanitaria.

Solo questione di parole? Non proprio. Dietro queste formule burocratiche il trucco c’è, ma non si vede: l’assistenza sanitaria è gratuita, quella socio-sanitaria prevede la compartecipazione alle spese da parte delle famiglie e dei Comuni. Quindi dopo il taglio dei piccoli ospedali, motivato solo da questioni di risparmio, lo stesso metodo verrà applicato ai malati della psicoriabilitazione. A dirlo è proprio la Regione: «Dopo aver definito il fabbisogno di ricoveri ospedalieri e la rete delle strutture ospedaliere (la chiusura dei piccoli ospedali viene definita “fabbisogno”….) l’ufficio commissariale sta procedendo, con lo stesso metodo, alla valutazione del fabbisogno dei ricoveri residenziali per riprogettare la rete di tali strutture. I tecnici stanno completando la valutazione del “setting” assistenziale di tutti i pazienti attualmente ricoverati per individuarne i fabbisogni e stabilire quale tipologia di struttura sia appropriata per ciascuno di loro secondo il Dpcm 2001 che ne regola i parametri».  Chiaro? Chiarissimo, anche se ci si nasconde dietro il Dpcm ed il “setting” assistenziale (chissà quanti cittadini comprendono questi termini?) per arrivare poi a dire che i bisogni e le caratteristiche di quel tipo di assistenza non sono tali da giustificare l’assistenza così come viene erogata oggi.

E la cosa non riguarda solo Villa Pini. O i dipendenti a rischio licenziamento. Sulle famiglie dei malati e sui Comuni chiamati a contribuire alle spese dell’assistenza socio-sanitaria sta per abbattersi un salasso senza precedenti e forse immotivato. Come quando fu deciso il ticket sui disabili gravi, poi abolito a furor di popolo.

 Sebastiano Calella  08/10/2010 9.48