Mobilità passiva, le contraddizioni della Regione

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Contrordine: la mobilità passiva della sanità abruzzese non è un problema. Parola del commissario-presidente Gianni Chiodi che ha minimizzato l’incidenza di questa voce su quanto in Abruzzo si spende per curarsi.

«Che volete che siano 67 milioni di euro? E’ solo il 2,7%: molto di meno della spesa farmaceutica» ha detto rassicurante. Aggiungendo anche che comunque il trend è in ribasso e quindi si può stare tranquilli.  La chiave politica del discorso del commissario straordinario è infatti legare l’aumento della mobilità al default dei conti regionali della sanità: prima c’erano conti in disordine e piano di rientro dai debiti? Questo ha influenzato il giudizio sulla sanità locale e quindi ci si è curati fuori. Con i conti in ordine invece il giudizio sulla sanità abruzzese migliorerebbe e la mobilità dovrebbe diminuire secondo la logica di Chiodi.

«Questo Abruzzo ha riguadagnato credibilità e reputazione: ora lo sforzo – ha detto Chiodi - è quello di far comprendere ai cittadini abruzzesi che la nostra, la loro sanità è anche una sanità di qualità, se non anche di eccellenze italiane».

Chiodi insiste a ripetere che la Cardiochirurgia di Chieti è tra le migliori, «ma i cittadini preferiscono curarsi altrove», omette un dato importantissimo: i cardiopatici abruzzesi emigrano per curarsi perché le liste di attesa sono insopportabili per chi ha urgenze cardiache. E le liste di attesa sono insopportabili perché le scelte della Regione hanno di fatto declassato questo reparto di eccellenza che opera a Chieti.

Infatti sono state diminuite le sale operatorie e le stanze dedicate alle terapie post intensive (il che blocca la possibilità di effettuare interventi chirurgici), è stata cancellata una sala operatoria d’avanguardia “open space” e sono stati ritardati i lavori di completamento della nuova sede. E se il cardiopatico sceglie di curarsi altrove, forse non dipende da un suo fatto psicologico ma dall’impossibilità indotta di curarsi oggi in Abruzzo.

Dubbi anche sulla interpretazione di Chiodi quando sostiene che le malattie per le quali sale la mobilità passiva sono quelle “normali”, cioè quelle per le quali non servono strutture particolarmente specialistiche: dunque se si emigra per un’appendice e non per un trapianto probabilmente ciò può dipendere dal fatto che dove risiedono questi “emigranti” non c’è la possibilità di operarsi. Il che potrebbe essere un effetto collaterale non previsto della chiusura dei piccoli ospedali.

«E se debbo andare a 100 km – potrebbe essere il pensiero - tanto vale che mi scelgo io il posto dove operarmi, anche perché decido di andare dove non ci sono liste di attesa».

Ed infine se si accetta di pagare comunque questi 67 mln alle Marche e ad altre regioni che curano gli abruzzesi in trasferta, resta incomprensibile il limite posto alle cliniche private locali sul recupero di questa mobilità. E così mentre nelle regioni limitrofe (che si guardano bene dal sottoscrivere accordi di confine, come inutilmente sta cercando di ottenere la Regione Abruzzo) non si pongono limiti alla case di cura che lavorano su questi “emigranti della salute”, si dice no all’Aiop (l’associazione dell’ospedalità privata) che ha chiesto più volte di recuperare fatturato in questo settore. Il che significherebbe non tanto un favore alle cliniche, quanto un aiuto al lavoro di medici, infermieri, tecnici ed amministrativi che troverebbero così maggiori sbocchi di impiego, invece di emigrare anche loro. Detto in altre parole, le cause della mobilità passiva sono molto complesse e non possono essere liquidate con  campagne “politiche” o “elettorali”. Basti pensare che tra poco sarà liberalizzata ancora di più la possibilità, che già esiste, di curarsi in Europa. E allora la soluzione per affrontare attrezzati la mobilità passiva potrebbe essere potenziare la sanità abruzzese e i servizi sul territorio, rivalutare la professionalità ed il numero degli addetti, aggiornare le attrezzature tecnologiche. Altro che tagli lineari.

 

Sebastiano Calella  09/12/2011 09:11