Province abruzzesi pronte a impugnare il Decreto del Governo Monti

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Le Province abruzzesi daranno battaglia contro il Decreto Legge del Governo Monti nella parte in cui prevede l’abolizione delle Province.

Lo annuncia il Presidente dell’Unione delle Province Abruzzesi nonché presidente della Provincia di Chieti Enrico Di Giuseppantonio che questa mattina a Roma ha preso parte all’Assemblea nazionale dell’Unione delle Province Italiane assieme agli altri Presidenti.

«Prima di Natale – dice il Presidente Di Giuseppantonio – convocheremo a Pescara gli stati generali delle Province: ovvero le Giunte Provinciali, i Consigli Provinciali, i Presidenti delle Province e i Presidenti dei Consigli Provinciali delle Province abruzzesi allo scopo di svolgere un’azione di sensibilizzazione sia nei confronti dei cittadini che nei confronti dei Parlamentari abruzzesi. Per l’occasione inviteremo anche i Comuni e i rappresentanti della Regione dal momento che, tra gli effetti negativi, l’abolizione delle Province getterebbe nel caos le amministrazioni territoriali che specie in Abruzzo sono in prima linea in questo momento difficile anche per dare una risposta alla crisi. Inoltre – prosegue il Presidente Di Giuseppantonio - ci attiveremo affinchè il Decreto venga impugnato davanti alla Corte Costituzionale attraverso la Regione».

Le ragioni del netto dissenso delle Province sono esposte nel documento che l’assemblea nazionale dell’UPI ha approvato oggi a Roma.

«E’ insensato e inaccettabile dal punto di vista istituzionale che il tema dell’abolizione delle Province, che ha un impatto profondo sulla forma di Stato, prevista dalla Costituzione, sia inserito in un Decreto legge – si legge tra l’altro nel documento. La scelta di abolire le Province in questo modo ingenera confusione e pone nel caos le amministrazioni territoriali. L’abolizione, inoltre, produce disservizi ai danni del territorio e porta ad un aumento della spesa pubblica, come rilevato dalle competenti Commissioni Parlamentari e dalla stessa ricerca oggi prodotta dall’Università Bocconi».

Le disposizioni contenute nel decreto legge sarebbero in contrasto con la Costituzione nella parte che disciplina i rapporti Stato – Autonomie Territoriali; le norme hanno inoltre valenza meramente demagogica e sono frutto di improvvisazione e confusione istituzionale.

«Le disposizioni del Decreto», si legge ancora nel documento, «inseguono derive demagogiche a scapito della democrazia e comportano lo svilimento delle Province quali istituzioni costitutive della Repubblica e delegittimano gli organi di governo eletti a suffragio universale direttamente dal popolo. Nella storia d’Italia i Consigli Provinciali sono stati sciolti d’imperio soltanto durante la dittatura fascista. La strada per ridurre la spesa pubblica e per il risanamento del Paese – si legge ancora nel documento - passa attraverso una proposta di riordino complessivo delle istituzioni territoriali, che sia elaborata celermente e condivisa da Stato, Regioni, Province e Comuni e non imposta per decreto legge. Dalle disposizioni del Decreto non emerge invece alcuna riforma organica e semplificazione della Pubblica Amministrazione».

06/12/2011 16:58