Processo Re Mida: le difese attaccano: «errori, irregolarità e atti inutilizzabili»

Alessandro Biancardi

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Processo Re Mida: le difese attaccano: «errori, irregolarità e atti inutilizzabili»
PESCARA. Prosegue il fuoco di sbarramento sulle eccezioni preliminari dei difensori degli imputati nel processo “Re Mida”.

Oggi altra udienza preliminare, poi rimandata alla decisione al 31 gennaio prossimo dopo un’ampia discussione durata l’intera mattinata.

L’inchiesta è quella che portò all’arresto, un anno fa, dell’ex assessore alla sanità, Lanfranco Venturoni, l’imprenditore dei rifiuti Rodolfo Valentino Di Zio. Indagati nella stessa inchiesta anche i senatori Pdl, Fabrizio Di Stefano e Paolo Tancredi, (per il quale il gup ha stabilito lo stralcio a Teramo insieme agli altri indagati del vecchio cda della Team). Si tratta della fase preliminare che segue la chiusura delle indagini preliminare. Il gup in questa fase deve solo valutare che tutto sia avvenuto secondo le regole e stabilire se vi siano sufficienti elementi per rinviare al processo gli indagati oppure prosciogliere in prima battuta qualcuno per mancanza di elementi.  Le eccezioni sollevate dalle difese sulle intercettazioni sono state al centro oggi della nuova udienza, davanti al gup del tribunale di Pescara, Luca De Ninis.

Durante l'udienza i legali di Venturoni hanno sostenuto l'inutilizzabilità di quelle intercettazioni effettuate nei confronti del loro assistito prima della sua iscrizione sul registro degli indagati, avvenuta il 24 luglio 2009, e di quelle fra l'ex assessore e il senatore Tancredi, in quanto il procedimento a carico di quest'ultimo è stato spostato a Teramo. In totale le intercettazioni effettuate a carico di Venturoni sono circa 82 mila ma sono una ventina quelle rilevanti.

In sostanza l’avvocato Guglielmo Marconi, difensore di Venturoni, ha sostenuto in aula una serie di irregolarità procedurali e formali della procura come l’aver iniziato ad indagare mesi prima della formale iscrizione nel registro degli indagati di alcuni imputati, tra cui lo stesso ex assessore. Un ritardo che di fatto avrebbe allungato oltre il consentito sia l’ascolto tramite intercettazioni che l’indagine durata 30 mesi invece che 24.   Anche il legale del senatore Di Stefano, Massimo Cirulli, ha chiesto l'inutilizzabilità delle intercettazioni che riguardano il suo assistito, poiché a suo dire occorreva l'autorizzazione preventiva al Senato. La legge è vero che permette l’ascolto indiretto dei parlamentari ma quando la mole di intercettazioni è così rilevante e si sa che il soggetto intercettato (in questo caso Di Zio) parla con un senatore la procura di fatto –ha sostenuto la difesa- è come se intercettasse direttamente il parlamentare. Questioni, come detto, tutte procedurali che nella fase preliminare nulla hanno a che fare con il merito delle questioni contestate.

Presente questa mattina in aula solo Lanfranco Venturoni che ha ribadito ancora una volta la propria totale estraneità alle contestazioni. Ha parlato informalmente con i giornalisti  di alcuni fatti già chiariti e di alcuni presunti errori nelle indagini, adombrando a mezza bocca un complotto ordito ai suoi danni per aver fatto bene il proprio dovere di assessore alla sanità e in questo modo pestando piedi ai poteri forti.  Venturoni non ha voluto precisare meglio il suo pensiero che però non può non riportare alla mente altri complotti “incrociati” di cui altri parlano o lasciano intendere (lo stesso Vincenzo Angelini in altri processi o l’ex presidente Ottaviano Del Turco).

 Durante il loro intervento, i pm Gennaro Varone e Annarita Mantini hanno rigettato le eccezioni delle difese e chiesto che per Venturoni vengano trascritte oltre un centinaio di intercettazioni, per Di Stefano una quindicina e per Di Zio circa 200.

Varone e Mantini hanno anche spiegato che nessun diritto costituzionale alla difesa è stato leso e che le indagini hanno seguito scrupolosamente la procedura penale. Tra le tante contestazioni delle difese anche i ritardi delle notifiche di proroga delle indagini consegnati di fatto all’indagato Venturoni dopo essere stato arrestato. Prima di allora l'ex assessore non ha mai ricevuto alcun avviso di garanzia. Uno «scandalo» per le difese, «tutto regolare» per i sostituti procuratori.   

Su tutte le richieste di accusa e difesa, il gip De Ninis si esprimerà nella prossima udienza in programma il 31 gennaio 2012. Solo allora si potranno tirare le somme sui chi abbia ragione e chi torto (sulle questioni preliminari).  

L'inchiesta conta in totale 12 imputati, undici persone e una società.

a.b.  06/12/2011 16:35