Spesa eccessiva per farmaci e mobilità passiva: Federfarma e Angelini all’attacco di Chiodi

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. C’è qualcosa che non quadra nella comunicazione del presidente-commissario Chiodi e del suo vice Giovanna Baraldi sui problemi della spesa farmaceutica e della mobilità passiva, da tempo molto ricorrenti nei discorsi sulla sanità.

Dice l’ufficio del commissario: troppa spesa per i farmaci, quindi necessità dei ticket e di altre restrizioni, troppa mobilità passiva per colpa dei medici di base che indirizzano i pazienti altrove (più volte si è detto nelle Marche).
A sorpresa contro queste due posizioni scendono in campo sui farmaci Federfarma, l’associazione dei titolari delle farmacie, ed Enzo Angelini, ex mister Villa Pini, che finora si era tenuto defilato rispetto ai problemi della sanità.
«Non è vero che la spesa farmaceutica in Abruzzo è aumentata – spiega Giancarlo Visini, presidente Federfarma – al contrario è diminuita e siamo sotto i parametri nazionali. Quella che è aumentata è la spesa ospedaliera, a causa dei farmaci erogati ai pazienti dimessi e contabilizzati nei bilanci delle altre Asl in altro modo. Non è perciò vero quello che ha dichiarato Chiodi e cioè che l’Abruzzo è una delle cinque regioni che spende di più per farmaci, con un trend cresciuto dal 2008 del 2,7%. In realtà, la spesa delle farmacie aperte al pubblico, dal 2008 al 2010 è diminuita del 2,6%, più di quanto non sia diminuita a livello nazionale (1,8%)». Più che una smentita, quella di Federfarma è una puntualizzazione affidata ai numeri, che sono poi quelli forniti dagli stessi farmacisti alla Regione. Senza dire che la distribuzione di medicinali direttamente agli assistiti in ospedale sta determinando pesanti disagi ai cittadini, soprattutto degli anziani che abitano nei piccoli centri, lontani dagli ospedali e dalle ASL, costretti a recarsi in ospedale, percorrendo chilometri e chilometri, per ritirare i medicinali di cui hanno bisogno.
«Ma questa – spiega Federfarma – è una modalità di distribuzione che fa aumentare il rischio di sprechi, in quanto ai pazienti vengono consegnati ogni volta rilevanti quantitativi di medicinali. Nel caso piuttosto frequente di modifica o di interruzione della terapia, questi farmaci finiscono nella spazzatura. Per non parlare poi del fatto che i pacchi di medicinali vengono consegnati agli assistiti spesso da parte di personale non qualificato. Perché non ci incontriamo per risolvere questi problemi? - chiede Visini a Chiodi – si tratta di consentire ai cittadini di ritirare nella propria farmacia i medicinali acquistati da ospedali e Asl. Il che consentirebbe anche un monitoraggio preciso che adesso non c’è».
Sulla mobilità passiva, su Chiodi entra a gamba tesa Enzo Angelini che pur impegnato in complesse vicende giudiziarie, non perde d’occhio il mondo della sanità. Secondo la sua interpretazione, la mobilità passiva verso le Marche denunciata da Chiodi e Baraldi è «un effetto collaterale imprevisto della guerra a Villa Pini, distrutta per far tornare in pareggio i conti del bilancio sanitario: i suoi medici migliori sono emigrati nelle Marche e si sono trascinati i clienti. E’ solo il caso di ricordare – dice Angelini – che nel 2006 Villa Pini, secondo i dati delle dimissioni ospedaliere riportati dall’Agenzia sanitaria, rappresentava il 25% della mobilità attiva di tutta la Regione ed il 50% della Asl di Chieti».

Ma l’ex patron di Villa Pini non si ferma qui e ricorda pure i problemi della riabilitazione psichiatrica, «argomento sul quale Chiodi dice bugie sapendo bene di dirle. Il 70% dei pazienti curati a Villa Pini infatti proveniva da tutte le regioni d’Italia».

E dopo una critica ai politici che avrebbero lavorato contro Villa Pini (i senatori Giovanni Legnini e Ignazio Marino e l’assessore Lanfranco Venturoni) così continua: «si è provveduto alla deportazione forzata di questi malati, montando uno scandalo per dimostrare che le angherìe di Del Turco contro Villa Pini avevano una credibile giustificazione. Dopo la deportazione, alcune decine di pazienti sono morti improvvisamente, ma su questo fenomeno di improvvisa morìa, mai avvenuto nella storia di Villa Pini, inspiegabilmente nessuna Procura ha inteso finora aprire alcuna inchiesta». Infine sul budget concesso da Chiodi alla cliniche private, Angelini contesta che ciò è avvenuto sulla base di un fatturato non ispezionato e controllato «ed ora l’Aiop pretende anche la mobilità passiva. E’ incomprensibile come, avendo aumentato i propri fatturati nell’ordine del 40-50%, con gli stessi posti letto 2007 queste cliniche possano chiedere di incrementare ulteriormente il proprio fatturato, mentre gli ospedali pubblici sono costretti a chiudere reparti».

«La verità – conclude Angelini - è che il fallimento del Gruppo Villa Pini e la bancarotta che ne deriva sono stati pilotati da molto in alto con la complicità dei poteri locali allo scopo di far passare di mano strutture appetitose che io non volevo cedere e spartire il budget Villa Pini tra le altre case di cura che hanno avuto contratti e budget scandalosi. E’ la prova che esiste una fortissima lobby e che si è voluto fare di me un esempio per tutti quegli imprenditori vessati dalla politica che si guarderanno bene dal trovare il coraggio di parlare».

Sebastiano Calella 06/12/2011 09:41