Riciclaggio, anche Zangari a Roma nella trappola dei Finanzieri

Alessandro Biancardi

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TAGLIACOZZO. Gianni Lapis, l’ex assessore di Tagliacozzo, Nino Zangari, e gli altri 4 personaggi coinvolti nell’inchiesta sul riciclaggio del presunto tesoro di Ciancimino sono stati incastrati da un finanziere e da un agente della polizia giudiziaria.

I due, che hanno lavorato per mesi sotto copertura, sono riusciti ad entrare in contatto con il gruppo capeggiato dal tributarista dell’ex sindaco di Palermo e hanno finto di essere interessati all’affare proposto. In realtà i due agenti stavano monitorando le manovre del sodalizio criminale che ieri è finito in manette, su richiesta del procuratore aggiunto della Dda di Palermo, Antonio Ingroia, e dai sostituti Lia Sava e Dario Scaletta. Tutti e sei sono accusati di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio di ingenti quantitativi di denaro in divisa estera, attraverso l'esercizio abusivo della professione di intermediario finanziario

«E' una delle prime volte», scrive il giornalista Salvo Palazzolo su Repubblica Palermo, «che viene applicato in Italia lo strumento dell'agente sotto copertura, previsto dalla legge, per un'indagine antiriciclaggio». E il piano ha funzionato. Si è avuta in questo modo «la conferma che esistono strutture finanziarie illecite di servizio a disposizione delle organizzazioni criminali, che hanno bisogno di ripulire i profitti delle loro attività». E si sospetta che quei soldi di cui si occupava Lapis provenissero da ambienti mafiosi.

Anche perché agli inquirenti sembra ovvio che nessuno degli indagati potesse avere altrimenti a disposizione una quantità così ingente di denaro. Si parla di oltre 60 milioni di dollari in contanti di cui il gruppo si voleva ‘disfare’.

In cambio chiedevano una somma in euro, scontata del quindici, venti per cento. Si sarebbero dunque accontentati di ‘’mollare’’ il malloppo per meno di 50 milioni di euro. Secondo quanto emerge da un articolo di Riccardo Lo Verso, pubblicato questa mattina su Live Sicilia, il denaro sarebbe stato probabilmente custodito in una cassetta di sicurezza di una banca di Roma. Indicazioni più precise non ce ne sono. Gli inquirenti si chiedono se quei soldi possano essere una parte del tesoro di Vito Ciancimino, ex sindaco di Palermo morto a novembre del 2002. Il collegamento non è poi così azzardato, dal momento che del sodalizio facevano parte sia Lapis che Zangari che già in passato hanno dovuto chiarire la provenienza di ingentissime quantità di denaro che per la procura individua nel famoso tesoro di don Vito Ciancimino.

«In realtà», scrive Lo Verso, ufficialmente «i soldi sono di un tale Mario non ancora identificato». E’ sempre Sicilia Live che racconta la trappola messa in atto dalla Dda di Palermo per incastrare i sei.

«A condurre la trattativa», scrive il giornale siciliano, «sono un ausiliario di polizia giudiziaria e un finanziere della Valutaria infiltrati. Ad ottobre scorsi i due gruppi si incontrano nella Capitale. Il 19 ottobre in Piazza Mazzini ci sono Lapis, Zangari, Amormino, Lizza e gli infiltrati: l’ausiliario di p.g., unitamente all'agente sotto copertura. Durante l’incontro il Lizza sostanzialmente conferma di avere la disponibilità, in un istituto di credito controllato da un direttore connivente, di 60 milioni di dollari e stabilisce le fasi dell’affare. Lizza pretende che la prima tranche dell’operazione avvenga con il controllo e lo scambio di un piccolo quantitativo di banconote, circa 500.000. Alla fine si accordano per due milioni di dollari. Cosa è accaduto dopo? Altro interrogativo. Non l’ultimo visto che gli investigatori hanno il sospetto che dietro tutta questa faccenda ci sia una storia di tangenti pagate a politici».

Che siano quelle stesse tangenti di cui aveva parlato qualche tempo fa proprio Lapis confermando di aver pagato indistintamente rappresentati del centro destra e del centrosinistra? Sempre secondo Sicilia Live nelle disponibilità di Lapis c’erano anche oro a «tonnellate». In più il professore poteva vantare anche l’aiuto di «di un soggetto arabo utilizzatore di un’utenza straniera di nome Bakir, in corso d’identificazione che opererebbe in Spagna».

03/12/2011 10:59