Antenne e ripetitori, si vuole cambiare la legge. Orlando:«favorirà le aziende»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. In principio c’era una legge che tutelava la salute attraverso la disciplina delle antenne. Era il Comune che nel suo prg decideva dove poter installare i ripetitori.

ABRUZZO. In principio c’era una legge che tutelava la salute attraverso la disciplina delle antenne. Era il Comune che nel suo prg decideva dove poter installare i ripetitori.

Ora invece con il pretesto di un restyling, c’è il pericolo che a decidere l’ubicazione dei ripetitori siano i gestori che comunicano dove posizioneranno i loro impianti. E per l’Abruzzo si aprirebbe un futuro da “antenna selvaggia.” Così l’ex senatore Rc, Angelo Orlando, interpreta la proposta di legge della Giunta Chiodi «aulicamente definita legge comunitaria – spiega il senatore – il problema è che le rivoluzioni silenziose sono, in genere, le più efficaci perché colpiscono nella più assoluta indifferenza dei guardiani del potere e della verità».

 All’interno di questa legge che contempla 20 capitoli, «in nome di un preteso aggiornamento, assolutamente immotivato se non per  piccoli dettagli formali che potevano essere risolti aggiungendo una formuletta di rito – continua Orlando – si distrugge la legge 45 del 2004: “Norme per la tutela della salute e la salvaguardia dell’ambiente dall’inquinamento elettromagnetico».

 Questa legge era stata impugnata dallo stesso governo e da molte multinazionali della telecomunicazione e dalla Rai.

Ma la Corte Costituzionale, con la sentenza 103 del 2006, sanciva la sconfitta degli oppositori e decideva che la Regione può  determinare criteri localizzativi e standard urbanistici,  per regolare l’installazione di antenne e tralicci, purché questi criteri non ostacolino ingiustificatamente l’insediamento degli impianti rispondenti alle esigenze della pianificazione nazionale. Sanciva poi che in zone sottoposte a vincoli ambientali e paesaggistici, c’è l’obbligo di interramento dei cavi.

Questo avveniva nel 2006, tre anni dopo il Codice delle comunicazioni che la Corte conosceva benissimo e considerava non preclusivo della legge abruzzese.

«Quale era il grimaldello che il Governo Berlusconi utilizzava in questo decreto per superare le tante difficoltà delle multinazionali di antenne e tralicci? – si chiede Orlando – sono l’articolo 86, che assimila le reti pubbliche di comunicazione ad opere di urbanizzazione primaria rovesciando le competenze sulle autorizzazioni, e l’articolo 87 che, in sostanza, consente ai gestori di scegliere la localizzazione, infischiandosene della pianificazione e dei regolamenti comunali».

 Ora Chiodi, secondo Orlando, dopo aver cancellato in silenzio la Valutazione di Impatto sanitario, va all’attacco di una legge evidentemente scomoda per chi vuole riempire l’Abruzzo di tralicci e antenne. Nella sua legge infatti scompare il riferimento alla necessità di norme coordinate con le scelte della pianificazione territoriale ed urbanistica e vanno via i riferimenti ai decreti che fissano i limiti di esposizione alle onde elettromagnetiche.

«Oltretutto, visto che la legge 45 del 2004 è legge di iniziativa del Consiglio, approvata all'unanimità in una seduta mirabilmente gestita dal Presidente Menna . conclude Orlando - sarebbe triste constatare che il Presidente Pagano ora abroga se stesso».

 s. c.  01/12/2011 10:10