Il governo impugna la legge regionale abruzzese sulla caccia

Alessandro Biancardi

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ROMA. Dopo polemiche continue, attacchi, strumentalizzazioni e ricorsi, oggi la notizia che non farà piacere alla Regione.

Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, e su conforme parere del ministero dell'Ambiente, ha impugnato la legge della Regione Abruzzo n. 39/2010 che detta il calendario venatorio per la stagione venatoria 2010/2011.

La legge regionale, secondo il governo, è censurabile relativamente ad alcune disposizioni, concernenti le specie cacciabili e i periodi di caccia, che si presentano in contrasto con le norme di riferimento contenute nella legge statale quadro n. 157/1992.

La Corte Costituzionale ha infatti affermato l'esistenza di limiti alla competenza regionale in materia di caccia, ritenendo che la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, di competenza esclusiva statale, debba essere considerata un valore costituzionalmente protetto in relazione al quale si rinviene l'esigenza insopprimibile di garantire su tutto il territorio nazionale soglie di protezione della fauna che si qualificano come «minime», e costituiscono un vincolo per le Regioni. La legge quindi, secondo il Cdm, risulta invasiva della competenza esclusiva statale in materia di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema.

Inoltre, il governo, su proposta del ministro Fitto e con il conforme parere del ministero della Pubblica Amministrazione e dell'Innovazione, ha impugnato la legge regionale dell'Abruzzo n. 38/2010, che contiene "Interventi normativi e finanziari per l'anno 2010"; due i profili oggetto delle critiche del governo.

La disposizione contenuta all'art. 2, fornisce un'interpretazione autentica del comma 2, dell'art. 34 della L.R. n. 17/2010, che a sua volta è stata oggetto di impugnazione governativa il 9 luglio 2010. Questa interpretazione autentica - osserva il governo - non supera i rilievi governativi formulati, bensì, nel precisare le modalità di deroga dall'obbligo di chiusura domenicale per gli esercizi commerciali, si pone ancora in contrasto con la normativa statale di riferimento, violando l'art. 117, comma 2, lett. e), in materia di tutela della concorrenza. Inoltre, il legislatore regionale all'art. 5, comma 4, ripropone una disposizione in materia di personale già prevista da una precedente legge regionale (l.r. n. 24/2010) e impugnata dal Consiglio dei ministri nella seduta del 17 settembre 2010. Anche in questo caso l'odierna modifica non supera i rilievi governativi a sua volta sollevati in quanto continua ad essere prevista una proroga generalizzata dei contratti di collaborazione vigenti violando gli artt. 3 e 97 della Costituzione, per il mancato rispetto dei principi di ragionevolezza, imparzialità e buon andamento dell'amministrazione.

07/10/2010 12.03

IL WWF:«FEBBO ORA CI CHIEDA SCUSA»

Il Wwf Abruzzo plaude all'iniziativa del Governo di impugnare davanti alla Corte Costituzionale la legge 39/2010 con cui la Regione Abruzzo aveva varato il calendario venatorio, invitando l'assessore al settore, Mauro Febbo, a chiedere «scusa e ridare almeno la delega alla caccia visto che continua ad accumulare censure come mai si era verificato nella storia della caccia nella regione».

«Il Wwf - si legge in una nota - aveva inviato ad agosto una precisa richiesta al Governo sollevando nei minimi dettagli le gravissime violazioni delle normative comunitarie e nazionali contenute nella legge, con particolare riferimento ai periodi di caccia. Infatti la legge regionale approvata il 3 agosto, su 30 specie cacciabili, per ben 12 prevede periodi di caccia più lunghi rispetto a quanto dettato dalla Commissione Europea».

«Inoltre l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), organismo nazionale delegato, tra l'altro, al controllo della programmazione venatoria - si prosegue nella nota - aveva chiesto alla Regione di introdurre particolari precauzioni su 15 delle 30 specie dichiarate cacciabili dalla Regione Abruzzo, ma quest'ultima non ha seguito queste indicazioni».

«La Regione - ha spiegato il consigliere nazionale del Wwf, Dante Caserta - ha varato il calendario venatorio direttamente con legge regionale dopo le due pesanti sconfitte al Tar dello scorso anno. Un escamotage per evitare nuovi ricorsi visto che le associazioni non possono impugnare davanti al tribunale amministrativo le leggi. Approfittando di questo fatto e infischiandosene delle precise osservazioni presentate dal Wwf in consiglio regionale in commissione, anche durante un'audizione, hanno pensato bene di introdurre periodi di caccia completamente in contrasto con le normative comunitarie in materia di tutela delle specie. Il Wwf ha subito inviato un dettagliatissimo documento al Governo chiedendo di impugnare queste norme».

 FEBBO:«SCUSE?»

«Non credo debba scusarmi di nulla», risponde l'assessore con delega alla caccia, Mauro Febbo, «in quanto, come già sa lo stesso WWF, la mia proposta di legge sul nuovo calendario venatorio  è stata totalmente stravolta dal Consiglio regionale. Non solo ma quella stessa legge è stata votata in Consiglio da tutto il Pd e la stessa Italia dei Valori non ha espresso dissenso  decidendo di astenersi. In ogni caso - ha chiarito l'assessore - gli uffici del mio assessorato hanno subito mosso dei rilievi tanto è vero che, a tal proposito, esiste una proposta di legge di modifica che, dopo l'ok in Commissione, già due volte è andata all'esame del Consiglio  ma non riesce ancora ad essere approvata». In merito all'impugnazione da parte del Governo, l'assessore Febbo afferma che di non essere «affatto sorpreso poichè sono questioni che ben conoscevano e quindi non c'è nulla di trascendentale. Piuttosto - ha fatto notare l'assessore Febbo - per una volta, ed è questa l'unica novità, il WWF è d'accordo con il Governo Berlusconi».

CAPORALE:«GLI ‘ABUSI’ VENGONO AL PETTINE»

 «Il Calendario Venatorio», commenta invece Walter Caporale, Capogruppo dei VERDI in Regione Abruzzo, «è un atto di competenza della Giunta Regionale, ma se gli abusi che vengono perpetrati a danno della fauna e a vantaggio dei cacciatori sono esercitati tramite un atto amministrativo (delibera di Giunta) si rischia che il Tribunale amministrativo sospenda l’atto amministrativo (come è avvenuto lo scorso anno con due ricorsi vinti dal Wwf, Animalisti Italiani Onlus e Lac che hanno addirittura sospeso la caccia), per cui è diventata prassi emanare leggi per le quali i procedimenti d’impugnazione sono più lunghi e nel frattempo i cacciatori fanno ciò che vogliono».

«Fino a martedì scorso, 5 ottobre», ha aggiunto, «in Consiglio Regionale c’erano proposte di Legge ed emendamenti per continuare a peggiorare la legge oggi impugnata e per scatenare la caccia senza regole. Punto all’ordine del giorno che non è stato votato per mancanza del numero legale e che proponeva la caccia nelle Zone a Protezione Speciale (ZPS), allungamento dei periodi di caccia a molte specie e la possibilità di cacciare in tutta la Regione e non solo nell’Ambito Territoriale di Caccia di appartenenza (c.d. Comparto Unico).  Sono abusi che oggi vengono al pettine. L’Assessore Febbo deve rassegnare le dimissioni».

07/10/2010 16.01

IDV HA VOTATO CONTRO 

«Ci dispiace per Febbo», replica Cesare D'Alessandro, «che non può assolutamente mettere sulla sua pessima e contestata legge sul calendario venatorio il bollino di qualità dell'Italia dei Valori, come, peraltro, ha tentato di fare. L'Italia dei Valori, infatti, non solo non ha votato l'astensione auspicata da Febbo, ma ha votato risolutamente contro, condividendo con Rifondazione Comunista e Verdi tutte le osservazioni di irregolarità formali e sostanziali sollevate durante il dibattito di approvazione della legge nel corso del Consiglio Regionale del 3 agosto scorso (Vedasi delibera n.49/c del 3-10-2010)».

«Prima di rilasciare incaute e non veritiere dichiarazioni sull'IdV», prosegue D'Alessandro, «sarà il caso che l'assessore Febbo approfondisca meglio le sue informazioni e conoscenze, già così carenti in materia venatoria. E visto che siamo in argomento gli ribadiamo di aver votato contro perchè eravamo convinti (ed oggi ne abbiamo la certezza) di trovarci di fronte ad un assessore alla ricerca di qualche trucchetto per eludere le maglie molto precise delle direttive europee in materia di caccia. A questo punto tra dimissioni, sospensioni, azzoppamenti di legge e collaboratori Chiodi fra poco dovrà prendersi anche la delega sulla caccia e ai suoi assessori dimezzati non resterà che darsi all'ippica».

07/10/2010 19.35