Sanità. Chiodi:«Va tutto bene, anzi meglio». La Cisl:«Presidente poco affidabile»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Tutto va bene, anzi meglio. Tutto va male, anzi peggio.

Non c’è via di mezzo nelle polemiche di questi giorni tra chi sostiene l’incapacità della Giunta Chiodi ad affrontare i problemi dell’Abruzzo e chi, invece, la difende (lo stesso Chiodi) e parla di mistificazione della realtà da parte delle opposizioni «che danno un’immagine distorta della realtà che è sotto gli occhi di tutti».

Il problema non è sapere chi ha torto o ragione, fatta la tara delle inevitabili strumentalizzazioni politiche.

Il problema è conoscere a quale realtà si fa riferimento. Chi sostiene che la sanità funziona ha mai prenotato una visita al Cup o ha fatto la fila per pagare il ticket? E se vive nelle zone interne dell’Abruzzo, dove ha trovato un ospedale o un soccorso rapido nelle emergenze? Se il lavoro c’è, perché non si dice dove si trova? E si potrebbe continuare.

La realtà dei comunicati stampa del governo Chiodi è un’altra: «Non è possibile disconoscere il miglioramento del servizio sanitario regionale – sostiene il presidente Chiodi a proposito della sua azione di governatore – i tagli nei costi, la riduzione del debito apprezzata a livello internazionale». E continua:«intendiamo continuare su questa strada per costruire una sanità di qualità e la riduzione dei costi in genere e di quelli della politica in particolare: taglio di 23 enti, riduzione delle Asl, meno dirigenti regionali, meno comunità montane ecc. ecc. In particolare sono senza precedenti i risultati della ricostruzione all’Aquila». E così conclude: «La verità non può essere ignorata perché è sotto gli occhi di tutti».

 Quale verità? Non ha buoni consiglieri il presidente Chiodi, altrimenti gli avrebbero dovuto consigliare più prudenza. Sotto gli occhi di tutti è un Abruzzo alla deriva, senza guida e senza idee. Con la sensazione sempre più netta che la Giunta regionale sia etero guidata, che il Consiglio regionale sia del tutto svuotato del suo ruolo, che proprio le vicende della sanità (portata come esempio di buon governo) dimostrino che si eseguono ordini superiori. Il Piano sanitario ha dimostrato che il metodo Chiodi è questo: prima si decide di tagliare applicando indicazioni romane e senza ascoltare le richieste del territorio, poi si comunicano i tagli. Scoppiano le polemiche e allora si promette un tavolo di trattativa che poi non si convoca, quindi si trasmette tutto al Ministero a Roma all’insaputa anche dei consiglieri regionali. Infine arriva un comunicato trionfalistico che ci informa che in sanità va tutto bene, anzi meglio da quando decide solo il Commissario Chiodi.

«CHIODI DECISIONISTA»

Lo schema è semplice, ma forse il gioco è stato scoperto e non è più efficace, se è vero che Vincenzo Traniello, segretario regionale della Cisl funzione pubblica, spara a zero contro questo metodo e attacca il presidente che «non è affidabile nelle cose grandi perché non mantiene le parole nemmeno nelle cose piccole».

Scrive Traniello:«C’era stato l’impegno con i sindacati di aprire a settembre una serie di incontri sulla sanità in generale e sul Piano operativo in particolare. Ad ottobre, senza aver consultato nessuno, neanche i Consiglieri regionali, Chiodi ha trasmesso al Governo nazionale le sue linee guida. La Cisl crede che la riforma sanitaria, pur indispensabile, ha bisogno di consenso. Ed invece il Governo regionale non lo vuole, come non lo vuole su altri grandi problemi come la ricostruzione dell’Aquila, la riforma delle strutture regionali, le politiche per la ripresa dello sviluppo industriale, la moralizzazione delle Istituzioni. Al decisionismo commissariale di Chiodi si sono associati i Manager Asl che hanno adottato i piani di fabbisogno aziendale senza alcun confronto con i Sindacati».

 Di qui la necessità di una mobilitazione anche con Cgil e Uil. Non è ancora una dichiarazione di guerra, ma se un presidente non è affidabile, sarà dura convincere il sindacato che in sanità i cittadini sono contenti e soddisfatti delle decisioni della Giunta regionale. Troppe le proteste e le contestazioni per credere che siano tutte dell’opposizione o che si riducano solo ad un botta e risposta a livello locale. Vedi le polemiche sulla chiusura dell’ospedale di Guardiagrele (anche il Pdl locale si è associato ad un odg molto critico delle opposizioni), vedi la scomparsa dell’ospedale di Casoli.

«Le polemiche del sindaco di centrosinistra sui disservizi sono strumentali», sostiene l’assessore regionale Mauro Febbo, centrodestra.

«E’ vero: i disservizi non ci sono perché sono stati cancellati i servizi», risponde il sindaco Sergio De Luca, centrosinistra. «Avete cancellato l’assistenza ospedaliera senza preparare altri servizi sostitutivi sul territorio», continua il sindaco. «Ma per mettere a regime il Piano di riordino ci vogliono 18-24 mesi», replica Febbo. «Non ci potevate pensare prima?» gli rispondono in coro. E tra uno slogan e l’altro, si ripropone la domanda sulla realtà a cui si fa riferimento. Se la sanità è la dimostrazione di quello che funziona o di quello che non funziona, chi ha ragione? Chiodi ed il suo Piano operativo sanitario dove tutto quadra sulla carta o i disagi crescenti sul territorio che la Cisl denuncia?

 s. c.  07/10/2010 9.26