Powercrop, nasce il super comitato del no. E scatta un nuovo esposto al Tar

Alessandro Biancardi

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Powercrop, nasce il super comitato del no. E scatta un nuovo esposto al Tar
AVEZZANO. Una vasta ed inedita alleanza di associazioni agricole e ambientalistiche assieme al comitato di cittadini ricorre al TAR L'Aquila.

E' possibile bruciare 270.000 tonnellate all'anno di biomassa con le relative emissioni di inquinanti nel pieno di una delle aree agricole più produttive d'Italia, il Fucino? A questa semplice domanda, per chi conosce la realtà produttiva di una zona che ha centinaia di imprese agricole e migliaia di agricoltori, la risposta sarebbe piuttosto ovvia, con un “no” secco non certo dettato da ideologia ma da semplice logica.

Invece il Comitato Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Abruzzo evidentemente la pensa diversamente ed ha approvato una megacentrale a biomasse tra le più grandi d'Italia, quella proposta dalla società Powercrop, da oltre 93 MW di potenza termica (32 MW elettrici) con un elettrodotto di collegamento di tensione di 150 kv di lunghezza di circa 4 km. Il tutto nel punto più basso del Fucino, a Borgo Incile, e nel territorio del centro abitato più popoloso della zona, Avezzano.

Per fermare questo progetto si è formata un'inedita e quanto mai vasta coalizione, che ha visto le associazioni Coldiretti, Confagricoltura, Confederazione Italiana Agricoltori, Legambiente, Fare Verde e WWF, assieme al comitato locale di cittadini ‘NO Powercrop’, presentare lunedì scorso un ricorso al TAR contro l'autorizzazione della regione. Il ricorso delle organizzazioni e dei cittadini si aggiunge a quello già presentato dai comuni di Avezzano e Luco dei Marsi. Una grande mobilitazione è, quindi, in atto nel Fucino contro la centrale Powercrop. Per la prima volta in Abruzzo tutte le principali associazioni di agricoltori e di ambientalisti si ritrovano unite a ricorrere al TAR assieme ai cittadini.

Grazie a questa campagna il Consiglio regionale recentemente si è espresso all'unanimità contro la centrale chiedendo al Comitato V.I.A. di procedere ad una nuova valutazione del progetto. Evidentemente i funzionari regionali membri del comitato Via auditi nella preliminare commissione consiliare non hanno convinto i consiglieri regionali circa le motivazioni che hanno portato ad approvare questo progetto. In ogni caso, nonostante il voto unanime del Consiglio regionale, ad oggi le associazioni non hanno ricevuto alcun segnale dal comitato. In via precauzionale hanno comunque deciso di ricorrere al TAR prima che scadessero i termini legali per il ricorso. In ogni caso tutte le organizzazioni auspicano che il comitato V.I.A. ritorni presto sui suoi passi, riformulando in senso negativo il parere, come già avvenuto in passato quando sono emerse carenze nell'istruttoria. «In questo caso», commentano, «esistono vizi talmente evidenti da rendere non solo opportuna ma anche obbligatoria una nuova valutazione».

Intanto il progetto iniziale prospettava per la riconversione dello Zuccherificio di Celano un coinvolgimento attivo degli agricoltori del Fucino e, per la localizzazione della centrale, quella dei comuni.

«Questi, invece, non sono stati neanche consultati», protesta il fronte del no. «Per quanto riguarda gli agricoltori in realtà la disponibilità delle organizzazioni agricole è venuta completamente meno allorquando è emerso che una serie di interventi connessi alla riconversione non avrebbero mai visto la luce».

«Questa centrale», protestano i comitati e le associazioni, «è di enormi proporzioni e non prevede neanche la cogenerazione (il recupero di parte dell'energia generata per produrre calore, con una migliore efficienza). Il progetto, però, garantirebbe importanti guadagni a chi gestisce la centrale grazie agli incentivi statali per la produzione elettrica».

Per quanto riguarda gli aspetti ambientali nell'esame dei documenti è emerso che un impianto di questa rilevanza «produce emissioni in atmosfera di inquinanti che interferiscono potenzialmente con la salute dei cittadini e con le produzioni agricole».

Inoltre la Powercrop ha prodotto una studio secondo il quale la biomassa (legna da taglio, cascami ecc.) sarebbe reperita in un raggio di 70 km dall'impianto. «Al Comitato VIA è sfuggito», continua sempre il fronte del no, «che in questo modo si coinvolgono i territori (e le preziose foreste) di 3 parchi nazionali (Parco d'Abruzzo, Lazio e Molise, Parco della Majella e Parco del Gran Sasso e Monti della Laga) e di alcune decine di Siti di Interesse Comunitario, ricadenti anche di altre regioni quali Molise e Lazio. Ebbene, non è stata chiesto il parere obbligatorio degli Enti gestori di queste aree protette né è stata condotta la Valutazione di Incidenza Ambientale per questi siti (peraltro avrebbe dovuto essere una Valutazione di carattere interregionale con intesa tra le diverse regioni coinvolte)».

 25/11/2011 14:44